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Narrativa

QUATTRO PAROLE SULLA DIFFERENZA, SULLA DISTANZA E SULLA SOLITUDINE. E SULLA PROSSIMITÀ.

Pubblicato il 10/09/2020

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Non sappiamo perché siamo (tanto) diversi, gli uni dagli altri.

E nemmeno perché alcuni sono meno diversi, da noi, nè, tantomeno, perché certe persone, invece, sono molto meno diverse da noi, di tutte le altre, tanto da sentirle piuttosto simili, e, in certi casi, così affini da poterne addirittura condividere parecchi tratti, caratteriali, e perfino esistenziali.

Certo, siamo diversi per le "note", impresse nel nostro D.n.a. , uniche e irripetibili, per le nostre esperienze, per le nostre scelte, e per il "caso" che circonda e accompagna le nostre vite, ma, fondamentalmente, non sappiamo né possiamo darci una risposta esaustiva, e dobbiamo farcene una ragione, il più delle volte, specialmente quando "sentiamo" la distanza che ci "differenzia" dagli altri, precipitandoci nella solitudine che quella "divergenza" ci provoca,  limitando la nostra capacità di relazione affettiva profonda, con i nostri simili. (tutto questo al netto delle cause "prime" di questa incapacità, da ricercarsi nei nostri primi anni di vita, e nel clima affettivo che ci ha visti crescere, ça va sans dire).


Èd era proprio lì, in quel punto esatto, in quella frattura, in quello scarto, situato tra il pensiero e la parola, tra l'intenzione e l'atto - nel comportamento, insomma, e nella capacità (o incapacità) di relazionarsi con "l'altro" da lui - che aveva individuato la necessità di un cambiamento.


Alla fine, Franck ci aveva messo mezzo secolo abbondante, per capire che le differenze arricchiscono, se sappiamo accettarle, specialmente le nostre, che spesso sopravvalutiamo (o sottovalutiamo), a (s)vantaggio pernicioso delle differenze altrui, cosicché, arricchito da quella nuova consapevolezza, aveva preso a portarsi dietro quella pelle nuova, cercando di viversela il meglio possibile, per vedere "l'effetto che fa".

Dopo decenni passati a rimuginare, conducendo una vita tutto sommato normale, aveva dunque cominciato a sorridere con una certa frequenza - se consideriamo la sua ilarità precedente - spesso indebitamente, suscitando reazioni contrastanti, tra quelli che lo conoscevano, poi aveva perfino iniziato a guardare le persone dritte negli occhi, più per offrire il proprio sguardo, che per cercare quello altrui, ed inoltre ascoltava, più che perdersi in chiacchiere, cercando sempre la prossimità fisica con l'interlocutore di turno.


I primi mesi gli parve di essere un pesce fuor d'acqua, con le branchie che facevano fatica a trattenere l'ossigeno direttamente dall'aria, ma continuò, imperterrito, finché, una bella mattina, gli parve di avere soltanto cambiato acqua, ora più salata, ora più dolce - ma pur sempre di acqua, si trattava -  riuscendo a muoversi con una discreta agilità, che andò sempre aumentando, finché, dopo un periodo di tempo "difficilmente determinabile" (sue testuali parole) si accorse di essere in grado di parlare con la maggior parte degli esseri umani che incontrava,  nella maggior parte delle situazioni che prima lo tenevano a distanza.

E fu così, che dopo una vita di attesa, si trovò di fronte a una parte di sé stesso che per tanti anni non aveva saputo (ri)conoscere. Decise pertanto di parlare della sua esperienza, condividendola con i suoi simili, e affidandola al sottoscritto, per tutelare, per quanto possibile, la propria identità. Tant'è. 




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Gef Coco ha votato il racconto

Esordiente

Interessante. Forse andrebbe sviluppato su uno spazio più ampioSegnala il commento

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StefanoS ha votato il racconto

Esordiente

E' l'introduzione di un romanzo? Andare verso l'interno, partendo dalla riflessione filosofica, la scoperta del mondo interiore che a volte accompagna l'età "oltre il mezzo secolo". Come lanterna il sorriso e lo sguardo negli occhi. Sullo sfondo un'arazzo con raffigurati Don Chisciotte e Sancho, in mezzo ai mulini.Segnala il commento

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Marina Pioggiarella Zenere ha votato il racconto

Esordiente

Sorprendente e allo stesso tempo di un realismo a pelle. Conosco la persona, o forse una delle persone visto che alcuni di somigliano, che hai descritto. :-)Segnala il commento

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Solo i sassi stanno fermi, l’uomo è in continua evoluzione, si trasforma, acquista percezione di sè, cambia pelle. Hai descritto tutto questo concentrandoti sul singolo, e utilizzando, argutamente, la terza persona. Bello il paragone con il pesce.Segnala il commento

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omALE ha votato il racconto

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Helena ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

Scrittore

Vorrei scrivere un commento, ma devo pensare ancora un po’ :-)Segnala il commento

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Italo ha votato il racconto

Scrittore

Lo stare con gli altri, il bisogno di relazionarci è impellente nell'essere umano. Bel racconto, Franck piaciuto molto.Segnala il commento

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Danilo Gori ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Ci sono tematiche che sembrano andare da Pirandello a Calvino. Ma di nuovo c'è un miracolo di apertura all'altro.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

revolution... mi viene questa “parola” (scritto benissimo, per tacer del resto)Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Cercare di "cambiarsi" è sempre positivo :))Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Sì. Scritto benissimo e ben sviluppato. Se posso dire, mi sembra che le numerose virgolette utilizzate nella prima parte non siano indispensabili. E lo so, Franco, che se le hai messe a te sembrava di sì, ma secondo me non cambiano il senso (o la percezione) di quello che hai scritto.Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Lerio ha votato il racconto

Esordiente

Interessante il taglio intimo. I 'parti dell'anima' , le rivelazioni, le epifanie, mie o degli altri, scritte, mi coinvolgono e mi entusiasmano. Viviamo per stupirci, io credo, dopotutto. Seppure ben guidata da un'abile regia, la sorpresa nel tuo pezzo è veicolata e centellinata dallo stile personalissimo. Bella pagina, per me.Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

La trovo di una sincerità cristallina. Il resto è cornice. Molto apprezzato.Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

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(cambiamento auspicabile)Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Ho notato che quando scrivi poesie, non ti allontani mai troppo dallo stile che hai maturato nel tempo e che ti permette di dare vita a versi meravigliosi come "Quintetto..." "Les amants", e tante altre. Al contrario, quando scrivi in prosa tendi a lasciarti prendere la mano, come tu stesso hai ammesso "In the meantime". Mi dispiace dissentire da chi mi precede, ma non trovo che queste riflessioni siano diverse da quelle che per secoli hanno impegnato tanti filosofi.Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

È una gran bella riflessione, e l’acqua la usi spesso come metafora, sia quella del mare, che della pioggia, che delle pozzanghere, che quella statica, dolce o salata in cui diventi anche un pesce fuor d’acqua. In poche righe ci racconti molto di te. Una vita.Segnala il commento

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