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Noir

Quel 25 Aprile del 1961

Pubblicato il 11/02/2019

La sorpresa è dietro l'angolo e la certezza nello specchio.

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Era l’ora in cui ogni bravo marito rientra a casa stanco di un giorno di lavoro, ma con il desiderio di riabbracciare moglie e figli, e nessuno avrebbe potuto certo dire che Tony Catullo, non fosse un buon marito, un buon lavoratore e un padre affettuoso.

All’epoca si guardava spesso nelle vetrine con una certa soddisfazione, certo non era molto alto, però avendo da molto tempo abbandonato i piatti di spaghetti unti di sugo e frequentato le palestre locali, era diventato magro e scattante come un vero cavallo di razza.

Gli abiti gli cadevano a pennello, e la faccia non sembrava più quella di uno slavato pallone gonfiato, gli zigomi sporgevano prepotenti sul viso scavato, e in fondo, anche quella cicatrice sulla guancia destra, a detta di qualcuna, era piuttosto interessante.

Preso dall’ebrezza di quelle prime serate primaverili, accelerò sul pedale della sua Chevrolet attraversando il lungo viale di platani che lo riportava a casa.

 Ero certo che da lì a poco, Maria e i bambini li avrebbe trovati sulla porta ad abbracciarlo. Salendo gli scalini fece volutamente più rumore con le scarpe e imprecando rovistò nella borsa porta documenti alla ricerca delle chiavi. Attese due minuti e si mise in ascolto dietro la porta, ma niente, non si sentivano neppure i bambini o la radio accesa.

Cazzo se era nervoso, si attaccò al campanello e finalmente dopo qualche secondo Maria aprì.

Sua moglie era già a cose normali una donna morbida e vaporosa come un piumino di cipria, ma porca puttana quella sera quando se la vide di fronte, in quel modo, con le labbra rosse vermiglio e l’abito nero con lo spacco, il sangue gli salì alla testa. Che ci combinava lei, la sua Maria, con tutta quella roba.

“Perché non aprivi ?”

Lei si avvicinò per dargli un bacio ma lui si spostò. Perché è vero che era un bravo marito, un buon lavoratore e un padre affettuoso, ma di certo non ero un coglione.

“Perché sei così profumata?” 

“Per te Tony. E’ il profumo che mi hai regalato per il mio compleanno”.

Lo disse con un tono falso e lamentoso, socchiudendo gli occhi tra le ciglia finte, talmente folte, che le formavano un’ombra a ventaglio sulle guance. 

Tony entrò in casa dandole uno spintone e gettò la borsa con violenza in un angolo, poi scuotendola le urlò sulla faccia

“Dove sono i bambini?”

“Sono da mia madre… Perché… Avevo pensato che per una sera… Era bello rimanere soli io e te…”

Correndo fece le scale dei piani superiori, entrò in ogni stanza, ispezionò ogni angolo della casa, poi scese di nuovo le scale e ricontrollò ogni dettaglio, spense la candela sulla tavola imbandita nella sala da pranzo e ordinò a sua moglie di andare a cambiarsi.

“Mangiamo in cucina come sempre”.

Lei provò a sorridere di nuovo:

“Ma perché Tony? Non c’è niente di male… Cosa ti passa per la mente?”

“Sei vestita come una puttana…Telefona a tua madre che vado a riprendere i bambini” .

“Tony, non sono bella così ?”

L’avrebbe massacrata di botte e forse anche uccisa perché non era certo la sua Maria quella che aveva di fronte e poi quel profumo così dolce e nauseabondo, che certo lui non le aveva mai regalato.

Poi all’improvviso il telefono squillò, e si guardarono per qualche secondo. Nessuno chiamava mai a quell’ora.

“Vai a rispondere al telefono” 

Le ordinò 

“Rispondi!” 

“Pronto… Pronto…

Ma dopo poco riattaccarono.

Il telefono ricominciò a squillare:

“Rispondi!” 

 Ma questa volta non riusciva neppure a parlare dai singhiozzi che la scuotevano, e  le strappò la cornetta dalle mani.

“Pronto…” Urlò “ pronto, figlio di putt…”

Ma con sua grande sorpresa sentì la voce di una donna:

“Ciao John, o devo chiamarti Tony Catullo…Ti ricordi di me? Sono Baby Rose. Finalmente ti ho trovato, ne è passato di tempo.

Vedo che le cose non ti vanno per niente male! Hai una bella casa, una bella macchina, un buon lavoro, dei bei bambini e una brava e bella mogliettina. Ti ha detto che ti ho cercato? Sai, non vede l’ora di liberarsi di te. La polizia è fuori che ti aspetta campione”.

 Poi iniziò a ridere e la comunicazione si interruppe.

Riagganciò senza dire una parola con la testa riversa sul petto e gli occhi chiusi. 

Dovevano essere le otto perché sentì arrivare la macchina del suo vicino, il cane abbaiare e le voci dei bambini e della moglie che lo salutavano e poi, non rimase altro che il pianto di Maria.


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LoSteNo ha votato il racconto

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Quel rossetto é tanto indelebile quanto straziante.Segnala il commento

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Viole ha votato il racconto

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LadyEffe ha votato il racconto

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Superfrancy ha votato il racconto

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Dalcapa ha votato il racconto

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Tante, forse troppe cose sottointese, eppure funziona alla grande, al punto che non importa capire tutto. Bello e ben scritto.Segnala il commento

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Jacopo Serafinelli ha votato il racconto

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Penso di aver capito il filo del racconto...ma non ne sono sicuro!Segnala il commento

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Zeta Reader ha votato il racconto

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spietato?Segnala il commento

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SteCo15 ha votato il racconto

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Spiazzante!Segnala il commento

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isa ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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DONATO ROSSO ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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:)Segnala il commento

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Hollyy ha votato il racconto

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Ecco.Segnala il commento

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di Ondine

Esordiente