leggere e scrivere online
Small cover.png?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccountZoom cover

Romance

Quel che si dice.

Pubblicato il 10/09/2017

La felicità chiusa in una gabbia di sguardi. Un amico ritrovato troppo tardi.

16 Visualizzazioni
6 Voti

Le donne belle restano tali per sempre, anche se gli anni le maltrattano e offrono solo un mazzo di fiori e momenti di pace dopo duri colpi ben assestati. Bebè è bello esattamente come una bella donna. Ha sopportato tutto quello che la vita gli ha rovesciato addosso con la giusta dose di lacrime e tante sprezzanti risate. Nato donna in un guscio d’uomo è sempre stato diverso dagli altri maschi. Quando giocavamo insieme faceva tutto con l’atteggiamento di chi è costretto a recitare una parte. “Diversità” è un termine che usano solo gli adulti e quando sei piccolo, le stranezze di un amico le noti solo quando te la indicano gli altri.

Era un grande artista, Bebè, aveva un talento arrivato direttamente dal cielo. Era fuori dagli schemi e non rientrava nelle rigide righe tracciate dalla maggioranza di quelli che si considerano normali. Quando tornava alla solitudine, insieme al trucco, doveva staccarsi le frecciatine e le occhiate di disprezzo come schegge roventi di una bomba scoppiata a due passi. Però gli bastava salire sul palco per vederlo rifiorire come un albero a primavera. Ho visto quegli occhi tristi liberarsi dalle catene sopra il palco e costringere tutti agli applausi.

Siamo rimasti amici anche se confesso di essermi vergognato spesso di lui ma Bebè sosteneva che avrebbe fatto lo stesso al mio posto. Una mattina, all’improvviso, mi ha detto addio. Era stufo di dover sopportare una mentalità stretta e chiusa come una cella di prigione.

“Vado lontano, dove le luci ti accecano e a nessuno importa chi sei” mi salutò abbracciandomi davanti ad un treno in partenza. La scena perfetta di un addio.

Fu come recidere un ramo da un albero, troncammo ogni contatto ma per la lontananza non perché lo volessimo. Per anni non ebbi sue notizie e speravo avesse davvero trovato il suo posto nel mondo.

Era novembre quando suonarono alla porta e mi diedero una busta con l’indirizzo di uno studio legale stampato sopra. Quando si riceve questo tipo di lettera ognuno di noi attraversa una serie di stati d’animo paragonabili ad un giro sulle montagne russe. Si prova la paura di aver commesso qualcosa da noi dimenticata ma che i farraginosi ingranaggi dell’amministrazione si premura prontamente di riportarci alla memoria. Viviamo la vana speranza di avere ereditato un’immensa fortuna da parte di uno zio sconosciuto e senza eredi. Oppure speriamo che la bolletta del mese lasci nelle nostre tasche qualche spicciolo. Ho aperto la busta scommettendo sulla prima opzione.

La lettera era meno rigorosa e ingessata di quanto avevo creduto, l’unico elemento grigio e serio era il nome dell’ufficio legale stampato sulla busta. Per il resto il contenuto delle pagine riempite da una grafia blu fitta ma elegante parlava tristemente di amore e mi pregava di accorrere in aiuto di un amico perso per sempre.

Sono convinto che per amicizia una persona debba fare tutto, sostenersi a vicenda quando le cose vanno male e farsi da parte quando arrivano i momenti belli. Al contrario dell’innamorato, l’amico ti accetta senza chiederti di cambiare e litiga con te una sola volta, quella definitiva.

Ho preso parte del mio tempo e sono andato all’appuntamento proposto tra le righe della lettera. Lo studio dell’avvocato era in pieno centro, nel cuore pulsante e raffinato della grande città. Ho atteso comodamente in un’anticamera gigantesca, coccolato durante le due ore di attesa da una segretaria tuttofare. Al termine delle due ore fui scortato davanti all’ufficio dell’avvocato insieme ad una sequela di scuse e ringraziamenti alla mia pazienza.

L’avvocato era un uomo alto, bello come la tentazione ed elegante come una notte all’opera e mi ha accolto con un sorriso sincero.

“Si accomodi e la prego di scusarmi per l’attesa. La prima ora ero davvero impegnato con il lavoro, nella seconda ho cercato di trovare un po’ di coraggio per parlarle.”

Non ho aperto bocca durante la successiva ora e mezza di colloquio. L’avvocato era un fiume che aspettava di esondare la sua verità e finalmente aveva trovato chi avrebbe ascoltato e capito.

“Bebè le voleva bene, tanto.” Concluse con la voce incrinata dalle lacrime.

Quel nome mi trascinò indietro, lo facevo rotolare sulla lingua come una caramella e ne avvertivo il sapore appiccicoso e pesante del passato.

Le lacrime rigavano le belle guance abbronzate dell’uomo lasciato solo dalla persona amata.

“L’ho amato fino all’ultimo ma non con il coraggio che meritava.” Disse riprendendo il racconto. Parlò delle sue paure e del loro amore proibito. “Sono un uomo ricco e importante e l’amore per Bebè mi avrebbe rovinato all’istante.” L’avvocato aveva amato nascondendosi e si pentiva di non aver avuto coraggio.

“Sul suo letto di ospedale mi ha chiesto di affidarti quello che sarebbe rimasto di lui, non voleva causarmi ulteriori problemi. Lui era…”

Si chiuse nel pianto della sconfitta e mi pregò di lasciarlo solo con il suo rimorso. La segretaria mi fece firmare tanti documenti da farmi dolere la mano e mi consegnò una busta e una scatola con lo sguardo non più accogliente ma gelido e professionale di chi non vede l’ora di andarsene a casa.

Bebè aveva avuto successi nella grande città, aveva vissuto la vita come una meteora e aveva goduto del pallido calore di un breve momento d’amore. Nella sua lettera mi scriveva che ero uno dei suoi unici amici e nei suoi pochi ricordi felici c’ero sempre.

Feci la strada di ritorno in silenzio e ripensai al passato ma avevo in bocca il sapore bruciante delle lacrime soffocate. Ho stretto l’urna che conteneva Bebè come se lo stessi abbracciando ma non riuscivo a piangere. Mi sentivo un ipocrita, non avevo avuto la forza di cercarlo e non volevo prenderlo in giro con le lacrime.

Non l’ho portato al cimitero, non volevo dovesse sopportare di nuovo gli sguardi e bisbigli da cui era fuggito. Sono andato in alto e l’ho lasciato volare via, leggero come era sempre stato.

Solo allora, con l’odore della cenere che mi sono sentito libero di piangere ma erano lacrime felici per un amico finalmente in pace.

Logo
6001 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (6 voti)
Esordiente
6
Scrittore
0
Autore
0
Ospite Belleville
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large astronauta disegnato mano vector della scimmia 77167830.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Simia ha votato il racconto

Esordiente
Large large australia.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Paolo Fiorito ha votato il racconto

Scrittore
Large fb img 1455357798620.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Hollyy ha votato il racconto

Esordiente
Large img 5275.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Antonella Di Fonso ha votato il racconto

Esordiente
Large img 20170602 wa0005.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Danilo ha votato il racconto

Esordiente
Large 426117800 66318.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Nunziato Damino ha votato il racconto

Esordiente
Large default

di Ino3083

Esordiente