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Non-fiction

Quella Mehari verde

Pubblicato il 13/04/2021

La forza di un simbolo, la speranza di una generazione.

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11 Voti

Anche quella volta, il richiamo fu potente.

Gli succedeva ogni volta che passava fuori a quell'edificio moderno e elegante, il Palazzo delle Arti di Napoli.

Appena giunto in via dei Mille, lungo il marciapiede proprio difronte l'ingresso, una forza invisibile lo risucchiava costringendolo a entrare nella Sala della Memoria.

Al piano terra del PAM, dopo pochi metri, quel luogo gli imponeva uno stop.

Al centro la Mehari verde di Giancarlo Siani.

Lungo le pareti, la vita del giornalista de "Il Mattino" colpito dalla camorra in quel maledetto 23 settembre 1985, proprio sotto casa.

I suoi articoli di denuncia contro i clan emergenti e quelli storici.

Di come fu ritrovata (in Sicilia) la Mehari verde, recuperata in una campagna abbandonata, ricoperta di erbacce e ritrovo di galline.

E i volti dei tanti altri giovani ammazzati dalla camorra.

Conosceva i nomi di tutte gli sventurati presenti in quella sala, dietro ogni foto un buco nero, un universo di dolore e una ingiustizia che nessuna sentenza poteva mai spiegare.

Anche quella visita - come tutte le precedenti - lo colpì nell'anima.

«Maledetti camorristi, siete il cancro della nostra terra» ringhiò tra i denti, a bassa voce mentre la rabbia, come tutte le altre volte, montava veloce.

Lui abitava nello stesso quartiere di Giancarlo e, come il suo eroe, studiava giornalismo.

Aspirava alla pagina di cronaca de "Il Mattino", voleva raccontare l'anima nera della città.

Perché credeva nell'informazione, credeva nella denuncia pubblica.

E nella Cultura, la vera arma contro il degrado morale dei giovani delinquenti.

«Giancarlo domani mi laureo in giornalismo, presto inizierò a scrivere» disse con voce ferma.

Poi guarò la Mehari verde, simbolo di speranza e di lotta.

Con una mano sfiorò lo sportello, sorrise e andò via convinto.

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Editor
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Frato ha votato il racconto

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Molto bello e appassionato. Ciao, Roberto.Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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bastano poche parole ... grazie Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Bravo Mario. Scrivi sempre di cose importanti.Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

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Potente e necessario! Bello!Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Ci sono molti elementi in questo testo che condivido. Il personaggio del racconto, che vuole diventare giornalista - o chi più semplicemente, denuncia, manifesta nelle piazze, invoca pubblicamente e con risolutezza l'intervento dello Stato - obbedisce al monito di Paolo Borsellino: "Parlate della mafia (della camorra, della ndrangheta e di tutte le pesti malavitose). Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene." Siamo costretti ad assistere al massacro dei simboli, alla mattanza delle persone oneste, semplicemente perchè facciamo poco e nulla, anche come società civile, per combattere contro la feccia. Non abbiamo il diritto di sperare, ma il dovere di lottare. Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Una cronaca romanzata triste e reale, che spesso tendiamo a dimenticare, occupati a curare il nostro personale ombelico.. perché è più facile e comodo. Per fortuna ci sono persone come te, che sentono il dovere e il bisogno di "parlarne". Scritto con lucidità, ma anche con leggerezza. Grazie ancora. Segnala il commento

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. ha votato il racconto

Esordiente
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di mariomonfrecola

Esordiente
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