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Umoristico

Quello che le signorine non dicono

Pubblicato il 22/05/2020

parte 2

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(To be continued...)

Conseguenza logica; non sapevo una mazza. Il tutto si doveva basare sulla semplice, e oramai sacrosanta, legge dell'improvvisazione. Ricordo solo le labbra della professoressa che mi interrogava: erano rosso scuro e innaturalmente canottate per la sua non-giovane età. E dire che, sotto molti punti di vista, ero anche stata fortunata: mi interrogò su Ovidio, il più semplice dei tre autori che dovevo portare. Solo che... Non sapevo nemmeno da che parte cominciare! Quando agli esami mi faccio prendere dal panico sono solita sparare menate atomiche. Sono in grado di parlare per ore senza avere la minima idea di cosa io stessa stia dicendo. Quel giorno credo proprio di aver fatto così: «A quale declinazione appartiene questo sostantivo?». «Terza?». «Ma guardi la desinenza, quale caso è?». «Finisce per 'i'». «E quindi?». «La terza non è...quindi...la prima?». «Signorina, se finisce per 'i' quale caso è?». «Per capire il caso devo leggere meglio il contesto della frase...un attimo solo...» «...» «Quindi?». «Mah, non saprei potrebbe essere un ablativo?». «Un ablativo?». Continuammo così per, più o meno, venti minuti. E devo dire che la professoressa avrebbe dovuto ricevere un premio Pulitzer solo per la pazienza. Parlare con me quella mattina equivaleva a intrattenere una conversazione con un pony impegnato nella venerabile arte del tai chi. Io, personalmente, non avevo idea di quello che stavo dicendo. La mia mente continuava a ripetermi in maniera quasi autistica - voglio un diciotto, voglio un diciotto, voglio un diciotto - Cosicché fui anche sorpresa quando la professoressa mi bloccò, sconvolta, per dirmi: «Senta ma lei sta facendo una confusione incredibile! É così tanto confusa da essere riuscita a confondere anche me! Non sono più in grado di andare avanti, le garantisco che non mi era

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mai capitata una cosa del genere. Lei ha assoluto bisogno di tornare qui quando si sarà calmata e avrà schiarito le idee...». Cos'era quello? Un rifiuto? Mi stava forse bocciando? Il mio orgoglio non poteva di certo accettare un simile affronto! «Ma lei non mi ha nemmeno chiesto le altre traduzioni...La Letteratura....provi a chiedermi quella!». Nello stesso istante in cui avevo parlato sapevo di aver sganciato una bomba atomica: Letteratura o non Letteratura quella mattina non sapevo proprio niente! «Ma se lei è insufficiente su questa parte, per me, non può essere sufficiente sulle altre… Avevo anche scelto un verso estremamente semplice». «Ma... Nemmeno diciotto?». Se ci ripenso, ora, mi viene da ridere: ho supplicato per avere un diciotto ben consapevole che la mia magnifica prestazione avesse raggiunto più o meno la barriera del dieci... «Nemmeno diciotto!? Non ha saputo distinguere nemmeno un ablativo della terza da un genitivo della seconda classe! Queste sono cose elementari...». «...» «Ma l'anno scorso lei che voto aveva ottenuto nella Lingua Latina?». «Venticinque...». «Ma l'ha dato con noi quell'esame?». A quel punto i suoi canotti si erano pericolosamente increspati come a dire: impossibile, un'ignorante del genere non può avere passato quell'esame con noi! IGNORANTE DA IGNORO (IN – NOSCO o qualcosa del genere = non sapere o non conoscere). Tiè, vedi dove te lo metto il latino? E comunque sì, quell'esame l'avevo dato con voi! E avevo preso venticinque perché quella volta avevo studiato sul serio. E perché la suddetta professoressa aveva più senso dell'umorismo rispetto alle tue stupide labbra rosse pompate all’inverosimile! Dopotutto a che cavolfiore mi serve questo stupido latino nella vita? Vabbé. Adesso mi tocca di ristudiarlo e imparare pure a memoria le traduzioni così da non dover nemmeno pensare a niente mentre mi interrogano. Tanto tra non pensare a niente e pensare a caso non ci sono poi tante differenze. Peccato però; pensare a caso mi viene estremamente più naturale rispetto a non pensare a nulla.

(to be continued)  

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