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Umoristico

Quello che le signorine non dicono

Pubblicato il 28/04/2020

parte 3

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(to be continued from part 2 to part 3)

Strano a dirsi ma, quella non è stata la figura peggiore che abbia mai fatto ad un esame; il mio numero migliore risale infatti alla terza media. Sono sempre stata una bambina prodigio. Sin dall’infanzia… Avvenne il primo giorno d'esame, durante lo scritto d'Italiano. Erano ancora i bei tempi in cui agli studenti veniva richiesto cosa pensassero o provassero LORO. Non cosa pensassero o provassero persone super specialisticamente erudite e acculturate i cui pensieri muoiono accartocciati in stupidi ritagli di saggi o articoli. Ero abbastanza tranquilla quella mattina, in genere nei temi andavo molto bene. Scrivere mi è naturale; come bere acqua ogni mattina.

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Infatti, sono estremamente stitica. Non bevo mai acqua fino all'ora di pranzo, generalmente. La dottoressa mi ha detto che i miei reni un giorno di questi imploderanno provocando un’onda d’urto pari all’effetto Doopler proprio perché bevo sì e no mezzo litro al giorno... Comunque, quella mattina mia madre si era svegliata presto apposta per comprarmi una bella pasta alla crema. Queste sono le cose in assoluto che amo di più degli esami e dei momenti difficili: le mamme e i papà che ti comprano cose dolci sperando di poter alleviare la tua ansia e la tua sofferenza psico-patologica. Santi genitori! Peccato che quella pasta mi sia stata dannatamente fatale.

Mi trovavo nella nostra aula insieme a tutti i miei compagni di classe. Ognuno era chino sul proprio banco, impegnato nell'arte dello scrivere. Mi sentivo fiduciosa perché il titolo del tema riguardava il mio futuro e, visto che non avrei mai più rivisto nessuno dei miei prof, potevo scrivere tutto quello che mi passava per la mente! Anche, soprattutto, cose mai pensate. Bugie ed invenzioni. Tanto chi avrebbe potuto provare il contrario? Erano ancora i tempi in cui pensare al futuro apriva uno spiraglio meraviglioso nell’orizzonte della vita, uno sguardo sull’infinito e sulla certezza della gloria eterna. Oh quanto eravamo scioccamente felici a quei tempi! Come al solito ero stata velocissima a battere giù la brutta copia e dovevo apprestarmi a trascrivere tutto sul foglio protocollo. Possibilmente in bella calligrafia. Pensavo che quel giorno sarebbe stato ricordato per le figuracce dei miei compagni di classe, non per la mia. A Max era squillato il cellulare mentre il commissario parlava, e una musica stupida da bimbominchia aveva continuato ad aleggiare per la classe per dieci minuti prima che il proprietario se ne accorgesse. Mentre Elio non si era presentato alla prova e quando i professori, preoccupatissimi, lo avevano chiamato lui aveva semplicemente risposto: «Ah, ma è oggi l'esame? Non doveva esserci tra una settimana?». Ma ci credete se vi dico che io sono riuscita a fare peggio di questi due? Avete presente quelle figure di menta (per non esser troppo volgare) supermega atomiche? Bene, allora state a sentire questa! Avevo appena finito quella cavolo di brutta copia, mi sono guardata attorno e ho notato che tutti erano immersi nel loro lavoro. Mi sentivo le mani e le braccia stanche per la tensione. Così ho fatto quello che tutti fanno quando cercano un nanosecondo di relax. Ho steso le braccia in avanti fino a sentire i muscoli tirare per il piacere, dopo di ché ho spalancato la bocca per sbadigliare. Un bello sbadiglio ristoratore. Peccato solo che non sia uscito uno sbadiglio ma un rutto. Un rutto. Un rutto enorme. Il rutto più grande che io avessi mai sentito in vita mia. Così rumoroso da staccare le cartine geografiche dalle pareti, da ridare l'udito ai sordi, da modificare l'asse terrestre. Ecco, direi che quella, esattamente quella, sia stata la figuraccia più grande che io abbia mai

5 fatto in tutta la mia vita. 

(to be continued)

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Lorenzo Montanari ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Helena ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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di Diana Calypso

Esordiente