leggere e scrivere online
Small cover.png?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccountZoom cover

Narrativa

Racconto del disinnesco

Pubblicato il 27/02/2019

Babbo Natale ha parlato, e ha pure detto una cosa intelligente: siamo tutti già morti, viviamo e moriamo ogni giorno, ogni giorno che si ripete uguale nel chiuso delle nostre stanze, ma da qui a farmi saltare in aria con dei peli bianchi posticci appiccicati addosso ce ne passa.

111 Visualizzazioni
26 Voti

Sto aspettando che il mio caffè esca dal vecchio distributore automatico piazzato nel corridoio del dipartimento quando il capo m'informa che è arrivata una chiamata. Io nicchio.

- È urgente Stozzi! Il caffè lo prenderai dopo, staccati da lì e muoviti.

Me ne frego se è urgente, il mio caffé è pronto. L'afferro e lo bevo, nero corto e amaro come la vita, guardando il mio capo che scuote la testa.

- Ti do tre minuti per prepararti. Poi ti voglio operativo! - dice lui rintanandosi nel suo ufficio.

Una volta svuotato il contenuto di questo bicchiere di plastica marrone che ho in mano, me ne basteranno due di minuti per recuperare la mia tuta antiscoppio ed essere operativo.

Tre minuti dopo sono già in centrale operativa con il borsone in mano, in attesa che Carla chiuda la chiamata alla quale sta rispondendo e farmi consegnare l'indirizzo al quale sono atteso così urgentemente. Dalle espressioni che ha suppongo che il cittadino che la sta tenendo al telefono non abbia nessuna intenzione di chiudere in fretta quella conversazione, così lei sgrana gli occhi e mi indica, battendoci ripetutamente sopra la penna, un foglio sulla scrivania.

Mi allungo fino a lei, chinandomi sulla sua spalla per sentirne quel profumo, che altre volte e in altre stanze ho consumato con la mia carne, e prendo il foglio. Ne leggo l'indirizzo, che conosco, e dirigendomi verso il garage calcolo mentalmente il percorso per arrivarci nel più breve tempo possibile. È in pieno centro. Non sarà così facile arrivarci a quest'ora, ma aziono la sirena e il lampeggiante d'ordinanza e mi lancio nel traffico del primo mattino a velocità folle. Quando arrivo sul posto mi faccio largo tra la gente assiepata attorno a un cordone di colleghi e a uno di loro chiedo d'indicarmi l'ufficiale che ha assunto il controllo delle operazioni. Il collega mi indirizza dal commissario Simoni, una mia vecchia conoscenza mai trasformata in amicizia perché l'ho sempre considerato uno stronzo leccaculo. Lo vedo che impartisce qualche ordine che non servirà a nulla, e lui vede me avvicinarmi con la mia solita flemma.

- Stozzi. Proprio te dovevano mandarmi, - dice lui una volta che gli sono davanti.

- Se vuoi me ne vado. Devi solo chiamare in centrale e dire che preferisci che ti mandino qualcun altro.

Abbozza un sorriso pietoso il Simoni, prima di parlare.

- Non c'è tempo, purtroppo, se no lo farei senza pensarci due volte, - dice lui, e prosegue indicandomi un uomo tenuto a bada da tre agenti che a distanza di sicurezza gli stanno puntando addosso le loro pistole. - Lo vedi quell'uomo vestito da Babbo Natale in mezzo alla piazza? Dice di avere con sé una bomba pronta a esplodere.

- E dove c'è l'ha 'sta bomba?

- Non lo sappiamo. Sappiamo che ha gridato di avere una bomba, seminando il panico tra la gente che passeggiava per il centro, e poi è rimasto lì, immobile e muto senza dire altro.

- Non avete provato a parlargli?

- Certo che lo abbiamo fatto, ma ti ho già detto che non ci risponde, non dice più nulla. Nemmeno Gentilini, la psicologa, è riuscita a cavargli una parola di bocca.

- E dire che quella farebbe parlare anche i morti! - mi concedo un commento machista. - Ma forse in questo caso ci troviamo davanti a un gay e così hai chiamato me...sei stato carino a pensarmi, – aggiungo facendogli l'occhiolino.

- Io non ti ho chiamato, Stozzi. Ma mi devo tenere te, non posso fare altrimenti. Continua pure a sparare cazzate tanto con me non attacca, ma cerca almeno di non farle.

- Mai fatte cazzate Simoni, se no non sarei qui, - rispondo io aprendo il mio borsone per tirarne fuori la tuta antiscoppio che due agenti mi aiutano a indossare.

- Siamo pronti? - chiede Simoni.

- Sono, pronto, - specifico io, perchè sarò io quello che andrà a giocarsi il culo. - Fai allontare questa gente, amplia il perimetro di sicurezza di almeno dieci metri e dì a quei tre agenti di ritirarsi lentamente.

Simoni si investe di professionalità e impartisce gli ordini che ho chiesto.

Si va in scena - mi dico mentre avanzo a braccia aperte verso di lui - e speriamo che non sia la mia ultima apparizione.

Babbo Natale se ne sta a capo chino. Non so se mi ha visto arrivare, e cappello calato sugli occhi e barba posticcia non mi aiutano a capire, ma continuo ad avvicinarmi lentamente a lui. Quando ci separano solo un paio di metri non posso fare altro che fermarmi e cercare di catturare la sua attenzione nel solo modo che so.

- Oh! Babbo Natale, che regalo mi hai portato quest'anno?

Niente.

- Guarda, va bene tutto, basta che non sia la solita cravatta, che io manco le camicie indosso.

Niente.

- Ho capito, sono stato così cattivo che quest'anno mi merito proprio una camicia.

Ancora niente. È sempre lì a capo chino.

- E io che speravo in qualcosa di più sorprendente tipo un cane, una donna... o una bomba.

Certe volte non so dove vado a prenderle le parole giuste, ma sembra che quelle appena pronunciate lo siano, e che abbiano sortito un effetto su di lui che ora mi fissa stranito.

- Come ti chiami?

Babbo Natale non risponde. Il suo corpo ha un sussulto, non so se per il freddo o per l'echeggiare delle mie parole nella piazza vuota. Cane. Donna. Bomba.

- Mi avrebbe fatto piacere un cane sotto l'albero... - continuo io.

- Anche una donna, - insisto. - Ma forse è meglio il cane. Tu che dici?

Babbo Natale non mi è stato mai molto simpatico ma ora, col suo mutismo, inizia davvero a starmi sulle palle.

- Senti io avrei di meglio da fare che stare qui, ma dicono che hai una bomba con te e siccome il mio lavoro è disinnescarle, dimmi tu se vale la pena che io stia qui o se preferisci che faccia il segnale convenuto per lasciare che quelli ti abbattano come un cavallo zoppo, - dico indicando i colleghi che lo tengono sotto tiro.

- Tanto sono già morto.

Babbo Natale ha parlato, e ha pure detto una cosa intelligente: siamo tutti già morti, viviamo e moriamo ogni giorno, ogni giorno che si ripete uguale nel chiuso delle nostre stanze, ma da qui a farmi saltare in aria con dei peli bianchi posticci appiccicati addosso ce ne passa, e questo non è il momento migliore per mettersi a fare discorsi filosofici. Quindi vado al dunque.

- Se ti riferisci alla bomba io potrei salvarti il culo.

Sembra che sia ripiombato nel mutismo, e invece no.

- Non mi riferisco solo alla bomba, - dice indicandomi il suo cuore.

- Ma è la bomba quella che ti farà saltare il culo! Dove ce l'hai?

Lui indica ancora il suo cuore.

- Ce l'hai addosso, ho capito. Lasciami dare un'occhiata, già che sono qui... ma forse preferisci che ti sparino addosso, - dico io voltandomi per tornare indietro.

- Fermo! Fermo o la faccio esplodere.

Io mi arresto dopo il primo passo, giro i tacchi e allargo le braccia.

-Va bene, come vuoi. Mi sono fermato.

Ci guardiamo l'un l'altro per qualche interminabile secondo.

- Ora mi dici come la fai esplodere visto che in mano non hai un cazzo e che se infilassi anche solo una mano in tasca i tiratori scelti ti farebbero saltare il cervello?

Un tremito, forse di freddo ma non credo, lo scuote ancora una volta. Qualche secondo di silenzio, poi si abbandona a una confessione dai connotati salvifici.

- E VA BENE LO AMMETTO, HO DETTO UNA BALLA, NON SONO NELLE CONDIZIONI DI FARE ESPLODERE UN CAZZO! STA BOMBA DI MERDA MICA ME LA SONO MESSA IO! ERO QUI CHE FACEVO IL MIO CAZZO DI LAVORO, DISTRIBUENDO CARAMELLE E BUONI SCONTO QUANDO L'HO VISTA PASSARE SOTTOBRACCIO A QUEL VECCHIO BASTARDO. CHE IO L'AVEVO CAPITO CHE LEI MI AVEVA LASCIATO PER METTERSI CON QUEL VECCHIO BASTARDO ANCHE SE NON L'HA MAI AMMESSO! COSI' IO L'HO CHIAMATA, E LEI SI E' GIRATA. MI SONO TOLTO LA BARBA DA BABBO NATALE PER FARMI RICONOSCERE E QUANDO HA CAPITO CHE ERO IO, COSA FA LA STRONZA?! BACIA QUEL BASTARDO E POI MI SORRIDE E IN QUEL MOMENTO, PROPRIO IN QUEL MOMENTO, IO SENTO UN PESO SUL CUORE E UN TICCHETTIO CHE MI STRANISCE. GUARDO SOTTO LA GIACCA E CI TROVO QUESTA BOMBA.

È un'esplosione di parole, la sua, a cui non ero più abituato dai tempi in cui vivevo con la mia ex moglie. Non voglio fare con lui lo stesso errore che facevo con lei dicendogli di calmarsi, così mi limito a trarre informazioni utili al caso da quel che ha detto.

- Mi stai dicendo che quella che hai addosso è una bomba a orologeria?

- NON LO SO!

- Hai parlato di un ticchettio però.

- Si, - conferma lui con il basso volume della rassegnazione.

- Se è così non ci conviene perdere altro tempo nella conversazione, non credi?

- Già, non ci conviene.

- E faresti una cosa intelligente se mi lasciassi dare un'occhiata a quello che hai sotto la giacca.

Non capirò mai perché nei momenti cruciali certa gente si blocchi inutilmente come il traffico di una domenica ecologica, ma prendo giuridicamente il suo silenzio come un assenso e mi avvicino.

Ha gli occhi fissi, non su di me, ma su qualcosa che non c'è, e sotto barba e cappello noto qualche piccola goccia di sudore che come lui non sa dove andare.

- Oh Babbo Natale, sono qui. Vediamo cos'hai qui sotto.

Lui mi guarda e scosta di poco il lembo della giacca rossa. Non basta. Io la apro completamente, con molta cautela.

Il ticchettio è dovuto a un vecchio orologio da tasca il di cui cordino tiene stretta una piccola quantità di C4 sufficiente a fare di questa bella piazza torinese un piccolo angolo di Damasco. Non vedo però nessun detonatore collegato al C4 e questo mi rassicura e mi fa pensare che tutto sia una burla, fino a quando però mi accorgo, seguendo i cavi colorati inseriti nell'esplosivo, che questi bucano la camicia di Babbo Natale e si perdono sotto di essa. Strano, come è strano che il C4 sia stato modellato a forma di cuore. Devo capire cosa ho davanti.

- Come ti chiami?

- Teo.

- Non siamo messi bene Teo, ma questo lo sapevi già.

- Già.

- Però qui con te c'è Stozzi, l'artificiere più cazzuto della città, e se mi aiuti ne usciamo tutti e due con le palle al loro posto. E quando dico che voglio il tuo aiuto, è perché ho bisogno di sapere, capire bene certe cose, come ad esempio quel che hai gridato prima, ok?

- Ok.

- Bene. Dicevi che hai sentito ticchettare questa bomba dopo che hai visto lei... lei chi?

- Giulia.

Mentre parliamo sto tagliando un lembo della camicia per seguire i cavi colorati che vi spariscono sotto. Hanno dei colori inusuali: verde mela, blu cobalto, rosa shocking, giallo cromo, e santo iddio! penetrano tutti nel petto di Teo senza lasciare una minima traccia di ferita sulla sua pelle.

- Era la tua ragazza?

- Sì, fino a un paio di mesi fa.

- E poi?

- Poi cosa?

- Come poi cosa? Se era la tua ragazza vuol dire che ora non lo è più. Cosa è successo, l'hai lasciata?

- No, mi ha lasciato lei, e senza dirmi perché.

Capita, penso io, come capita a volte di trovarsi davanti a qualcosa di oscuro e mai visto, come questa bomba che sembra collegata al suo cuore perché ne sia il detonatore.

- Dimmi un po', aveva un bel gusto per l'ironia e il sarcasmo la tua ex?

- Sì. È stata la prima cosa che mi è piaciuta in lei.

- E l'hai rivista oggi?

- Sì. Non la vedevo da quando mi ha mollato. E oggi l'ho rivista, sottobraccio a quel vecchio bastardo.

Nonostante sia concentrato sull'ordigno non mi sfugge che Teo si sta alterando a ripensarla insieme a quello che lui definisce vecchio bastardo, e se le cose stanno come penso io questo è da evitare assolutamente. Meglio parlargli chiaro, anche perché soltanto dicendogli come stanno chiaramente le cose potrà essermi d'aiuto a salvarci la pelle.

- Senti Teo, io non so come abbia fatto Giulia, né se sia stata solo lei o se pure tu c'hai messo del tuo, questo ora non m'importa, ma da quel che vedo, ed è la prima volta che vedo una cosa del genere, è che questa bomba è collegata direttamente al tuo cuore. Non mi chiedere come sia stato possibile perchè non saprei darti una risposta, ma siccome sembra che sia il tuo cuore a fare da detonatore, penso che aprendomi, metaforicamente, il tuo cuore, potrei disinnescarla.

Distolgo un attimo gli occhi dall'ordigno e li alzo verso di lui, che torna a guardare davanti a sé qualcosa che non c'è.

- Teo, mi hai sentito?

Ci mette un po' a rispondere.

- Sì, - dice infine lui, - devo aprirle il mio cuore.

- Bene. Allora cominciamo senza perdere altro tempo. Qui vedo quattro fili colorati, con colori inusuali per una bomba, e penso che non siano qui a caso. Ora ti dirò di che colore sono e tu dovrai dirmi a cosa ti fanno pensare. Beninteso, pensando a te e a lei insieme. Insomma a questi colori nella vostra storia. Sono stato chiaro?

- Credo di sì.

- Ok. Proviamoci. Verde mela. Blu cobalto. Rosa shocking. Giallo cromo.

Teo è lì che riflette e ricorda, immobile. Come lo sono io. Come lo sono i colleghi e tutte quelle persone attorno a noi, dietro quel cordone di sicurezza che, se le cose andranno male, potrebbe non bastare a dar loro la sicurezza che chiedono per restare a godersi lo spettacolo.

- Sa una cosa? - mi dice lui poco dopo.

- Che cosa Teo?

- Che le va bene che ho studiato all'accademia di belle arti, altrimenti chi cazzo lo sapeva com'é il giallo cromo.

Logo
12848 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (26 voti)
Esordiente
24
Scrittore
2
Autore
0
Ospite Belleville
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large default

Cecco ha votato il racconto

Esordiente
Large default

Violeta ha votato il racconto

Esordiente

IncredibileSegnala il commento

Large emi.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

EmiP ha votato il racconto

Esordiente
Large default

Tella ha votato il racconto

Esordiente
Large forrestgump.png?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Jean per Jean ha votato il racconto

Esordiente
Large img 20170602 wa0005.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Danilo ha votato il racconto

Esordiente
Large img 20180327 213857 699.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Viole ha votato il racconto

Esordiente
Large default

La Volo ha votato il racconto

Esordiente
Large default

gionadiporto ha votato il racconto

Scrittore
Large img 20190118 160431 211.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

E. C. ha votato il racconto

Esordiente
Editor
Large 291786 273806129306614 239035103 nbis.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Dalcapa ha votato il racconto

Esordiente

L'incontro e il dialogo con il commissario li ho trovati un po' lenti e "artificiosi"... per il resto stupendo. Piaciuto davvero tanto.Segnala il commento

Large default

Agatina ha votato il racconto

Esordiente
Large me 1.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Giuliana Greco ha votato il racconto

Esordiente

"La meccanica del cuore" , questa sconosciuta Segnala il commento

Large c1d95d75 cf89 4a0c ae7e adbd372f1fe8.jpeg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Ondine ha votato il racconto

Esordiente
Large 20190214 152239.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

isa ha votato il racconto

Esordiente

Non ci crederai ma - anche nell'ironia del surreale - mi hai fatto riflettere. Mi è piaciuto anche il finale Segnala il commento

Large img 2991.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

rebecca raineri ha votato il racconto

Esordiente

Poetico e geniale, Ti Segnala il commento

Large img 1431.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Esordiente

Originale, ironico, graffiante, amaro. cosa aggiungere? Che si legge tutto d'un fiatoSegnala il commento

Large 8star.png?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Zeta Reader ha votato il racconto

Scrittore

Leggero, scorrevole, emozionante. Il disinnesco non avviene? O l'ironia stacca il filo giusto? Importa soltanto peché ci si affeziona.Segnala il commento

Picture?width=200&height=200&s=200&d=mm

Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Esordiente

La trama dal sapore surreale non poteva avere un finale "logico", quindi benissimo la battuta che in chiusura sdrammatizza e fa sorridere.Segnala il commento

Large img 20190219 193329.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

IrishFolies ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Bello, mi ha tenuta incollata allo schermo. Segnala il commento

Picture?width=200&height=200&s=200&d=mm

Rosnikant ha votato il racconto

Esordiente

Scrittura avvincente come sempre... avrei voluto un finale chiuso anch'io ma questo è il bello di condurre le danze! Segnala il commento

Large fb img 1455357798620.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Hollyy ha votato il racconto

Esordiente

Tutto ok. Non mi piacciono i finali aperti, però...Segnala il commento

Large type.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Karl Krasnyy ha votato il racconto

Esordiente
Large img 1547.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Costanza L. ha votato il racconto

Esordiente
Large 64632 1397263856044 2158801 n.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Otorongo ha votato il racconto

Esordiente

Soggetto originale , trama ben sviluppata per tre quarti , il finale invece così e così .Segnala il commento

Large quickmemo  2019 02 14 17 24 11 1.png?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Lorenzo V ha votato il racconto

Esordiente

Molto bella l'idea della bomba collegata al cuore. E anche la battuta finale. C'è un piccolo errore di battitura, "fai allontare" la gente.Segnala il commento

Large picture0262.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

di Ti Maddog

Scrittore