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Non-fiction

Recensione del romanzo Lolita

Di Lisa M. - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 22/08/2019

Recensione di Lolita di V. Nabokov. Sarebbe per me molto bello sapere se la vostra interpretazione differisce di tanto dalla mia o se vi si accosta.

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22 Voti

Dal primo istante in cui scorgiamo Lolita sdraiata su quel prato, trasfigurata da semplice adolescente in mistica ninfetta, capiamo di non essere di fronte a un romanzo qualsiasi. Il nostro unreliable narrator, Humbert Humbert attinge al mondo mitico di fauni e ninfe al fine di giustificare la sua passione nei confronti di un’adolescente, Dolores Haze, arrivando a sposarne la madre pur di restarle vicino. Il satiro venuto dal vecchio continente si dichiara totalmente indifeso, vittima e non carnefice, di fronte alla malia della fanciulla che sembra stregarlo con le sue sovrumane doti seduttive. Ci troviamo così di fronte a un ribaltamento di ruoli ad opera del narratore, un capovolgimento, in cui il pedofilo si presenta al lettore come un soi-disant eroe romantico, melanconico e colto, incapace di respingere il canto delle sirene e in preda a un incontrollabile delirio amoroso.

Humbert è un uomo europeo che negli Stati Uniti, terra nuova in cui tutto è possibile, crede inizialmente di aver realizzato il suo sogno, un vero e proprio american dream, per quanto degradato e distorto esso sia. Lolita rappresenta questo sogno: è giovane, attraente, un po’ rozza, ignorante. Ci accorgiamo molto presto, però, che la bambina è molto più di questo. Dopo un primo momento di concessione e di complicità, Lolita si discosta, diventa sfuggente e ambigua, si rivela imprendibile. Con gli occhi sempre rivolti altrove, i suoi pensieri ci appaiono imperscrutabili e il desiderio di Humbert teso al possesso rimane perennemente insoddisfatto. Lolita non restituisce lo sguardo di Humbert, lo ignora e lo disprezza.

L’uomo europeo, sognatore di dostoevskijana memoria, non essendo in grado di comprendere fino in fondo l’alterità che si palesa ai suoi occhi, la idealizza e la riveste di un significato mitico che non le appartiene. Lolita è intrisa di puro pragmatismo americano; è concreta, cinica, poco romantica, è un perfetto esempio di homo consumens, immersa com’è in una società che lascia alle spalle l’erudizione europea in nome di una concretezza ben più opportuna se pensiamo alle caratteristiche geografiche di un continente così indomito. In questo modo Humbert, che in un primo momento ha creduto di poter plasmare quella nuova realtà indisturbato e impunito - forte di una superiorità culturale che attribuisce un diritto naturale sul selvaggio – si ritrova invece in una posizione di inferiorità e risulta fuori luogo, così come inopportune e ignorate appaiono ben presto tutte le sue citazione colte e le sue frasi in perfetto francese che infastidiscono Dolores, attirata invece dai fumetti, dai drugstore, dalle pubblicità. Non a caso, l’uomo che “ruberà” il tesoro di Humbert - la sua bambina - rappresenta un perfetto alter-ego del protagonista, un altro letterato che non cerca assoluzione alcuna e non si nasconde dietro la coltre del sogno.

Solo verso la fine del testo, quando l’eros si trasforma in affetto e la pietà inizia a inondare un Humbert invecchiato e sofferente, Lolita ci viene rivelata per ciò che è in realtà: un essere umano. Lolita, con lo sguardo perso nel vuoto dopo l’ennesima promessa ritrattata, Lolita gravida e avvizzita, Lolita che confida a un’amica di temere la morte come qualsiasi altra persona. Ed è precisamente in questi istanti, durante i quali il lettore si accorge di trovarsi di fronte a una comune adolescente nordamericana e non a un demone incarnato nel corpo di bambina, che la nostra coscienza si appesantisce e uno strano senso di colpa inizia a pervaderci. Abbiamo davvero considerato Dolores Haze sfacciatamente provocante mentre addenta una mela o mastica una caramella? Abbiamo davvero simpatizzato, anche solo per un istante, con un Humbert abbandonato e deriso, pensando che in fondo lei non era poi così innocente? Come abbiamo potuto credere alle parole di questo narratore, per quanto abile e raffinato potesse essere?

Precisamente questa è la forza del romanzo in questione; la narrazione ci trascina giù negli inferi della mente del protagonista, gioca con noi e ci porta dove vuole. Ci fa provare disgusto, poi rabbia, infine costernazione; ci consegna una narrazione che non riesce ad essere tragedia - poiché depauperata degli ideali classici – ma che rientra perfettamente nella sublime bellezza del postmoderno, con i suoi richiami, le mille sfaccettature e le infinite prospettive. Humbert ci regala Lolita, ancora sporca di sangue e midollo, e la consegna all'eternità.

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Commenti degli utenti

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esercizi ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Cara, di ipotesi interpretative ne esistono tante quante i lettori. Di Lolita e di un libro in genere (questo era solo per dire di non badare al commento qui sotto). Mi ritrovo ad ogni modo in quel senso di colpa, e turbamenti introspezioni conseguenti, che hai descritto anche tu. Condivido...Segnala il commento

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Stefania Tioli ha votato il racconto

Esordiente
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Eromon ha votato il racconto

Esordiente

Parzialmente d'accordo, credo che lo sviluppo finale porti comunque ad una sorta di tragedia, soprattutto psicologica per i personaggi.Segnala il commento

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gionadiporto ha votato il racconto

Scrittore
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Paolo Fiorito ha votato il racconto

Scrittore
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SteCo15 ha votato il racconto

Scrittore

Analisi profonda e interpretazione soggettiva, come è giusto che sia. E quindi accettabile. L'ho letto tanti anni fa e concordo in parte.Segnala il commento

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chiara.zanasi ha votato il racconto

Esordiente
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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Molto brava, acuta e puntuale nelle tue osservazioni. Lolita un romanzo cult di chi ama scrivere e tu ne rinnovi le motivazioni Segnala il commento

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Debora P. ha votato il racconto

Esordiente
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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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DONATO ROSSO ha votato il racconto

Esordiente
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Dalcapa ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Condivido la tua interpretazione, ma soprattutto apprezzo lo stile e la lucidità lineare della tua scrittura. Letto tutti d'un fiato. Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

è una buona illustrazione di Lolita. Secondo me esiste anche un’altra ipotesi interpretativa. Segnala il commento

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Ondina ha votato il racconto

Esordiente
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Sem ha votato il racconto

Esordiente

Molto ben scritto Livvy!Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Etis ha votato il racconto

Scrittore
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Molto interessante...Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Da te mi aspettavo un saggio su un libro mai scritto! Scrivi bene. Purtroppo non l'ho letto.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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Paul Olden ha votato il racconto

Scrittore
Editor
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di Lisa M.

Scrittore