leggere e scrivere online
Small cover.png?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccountZoom cover

ConcorsiIL TITOLO E ALTRI RACCONTI

Ricordare,un gesto difensivo

Pubblicato il 27/05/2018

Può il ricordo superare il dolore della morte? Se la vita è condizionata dalla sua fine ineluttabile il ricordo è il mezzo più capace per superare ogni amarezza. Attraverso di esso la vita non scompare e la morte è messa all'angolo. Non dimenticare è un atto difensivo.

12 Visualizzazioni
2 Voti

Antonia me l’aveva sempre detto, anche l’ultima volta in cui ero andata a trovarla, nel vedermi in ansia, aveva ripetuto le stesse parole: “ ""Irene, il tempo non distrugge i ricordi e la morte non mette fine alle buone cose vissute”. Sapevo della sua malattia che da alcuni mesi la inchiodava al letto, ma speravo che il triste evento accadesse il più tardi possibile. La notizia della sua morte, l’amica della mia vita, l’artista, la pittrice mi giunse inaspettata e mi sentii a pezzi. I suoi novantacinque anni a mio avviso non giustificavano la sua fine. Rimasi in silenzio e a mia consolazione il passato mi venne incontro vivido e forte. Mi resi conto di aver trascorso accanto a lei più della metà della mia vita. Per cinquant’anni, la mia età, lei mi aveva sostenuto con i suoi gesti, con le sue parole affettuose e i suoi sguardi sinceri. Non riuscivo a accettare la sua morte, dimenticando che la morte ci sta addosso sempre. Colpa del tempo che nel passare riduce e assottiglia la vita fino agli ultimi scampoli. Nel vuoto che si aprì nel mio animo mi aggrappai al ricordo dell' ultimo incontro di quando ero andata a trovarla. Da buona amica aveva capito, guardandomi negli occhi, la mia ansia e mi aveva tranquillizzato. Conosceva la mia fragilità. Presa tra le sue la mia mano mi aveva invitata a guardare con lei oltre il davanzale della finestra. Con un tono dolce, ma deciso, aveva ricordato che il tempo non può essere fermato, esso trascina con sé le cose e ci trascina nel turbine di un vento la cui direzione ci è del tutto ignota, ma non corrode la parte più intima del nostro cuore. L’avevo guardata con affetto e non l’avevo interrotta. Mentre parlava di come ancora si emozionasse di fronte alla piccole cose come lo sbocciare d’un fiore, o il sorriso felice di un bimbo, la sua vecchiezza non c’era più, sparita. Vedevo solo l’amica, la donna con i sentimenti, le idee e il coraggio di sempre. La nostra amicizia, dopo tanti anni, viveva di luce propria, bastava un pensiero, un ricordo, una parola per vivificarlo. La giornata era stata straordinaria per la serenità che lei era riuscita a infondermi. L’avevo lasciata quando si era assopita, ma prima di andare avevo dato uno sguardo al suo studio. Vedere il cavalletto con l’ultimo disegno abbozzato, i pennelli e i colori sparsi sul tavolino, quadri e dipinti di volti di fanciulle e di donne, nature morte di vasi di fiori accatastati in un angolo, mi aveva fatto tornare a quando, da adolescente, frequentavo il suo studio come modella. Avevo quindici anni quando avevo varcato la soglia della sua villa, non avrei mai immaginato che sarebbe diventata la mia migliore amica. La differenza d’età non pesava. Trovai in lei più che in mia madre il sostegno alla mia crescita, era una donna emancipata, libera e preparata e ne approfittai per avere dei consigli. Non ci furono mai nei suoi occhi, né nelle sue parole dei rimproveri a certi miei comportamenti sbagliati, soltanto pacati discorsi. Diventammo amiche a dispetto degli scettici pronti a criticare qualunque cosa esca dall’ordinario. Ci scambiavamo i nostri discorsi e le nostre esperienze anche se molto diverse dato il tempo che distanziava le nostre vite. Curiosa di sapere da me quanto il mondo fosse mutato rispetto ai suoi tempi, trovava nelle mie parole, che mostravano un certo entusiasmo per nuovi stili di vita soprattutto delle ragazze, libere di frequentare i banchi di scuola come i ragazzi e di uscire di casa con le amiche, un riscatto alla sua giovinezza lontana, vissuta in un periodo storico tanto travagliato per la guerra, ingiusto nella netta separazione tra uomini e donne, quest’ultime subordinate e prive di diritti. Alla fine però ero io che portavo a casa ogni volta una lezione di vita importante, come quella basata sul valore della libertà e del rispetto che supera il tempo e lo spazio. Quando mi innamorai fu proprio lei a aprirmi gli occhi facendomi riflettere sul fatto di non ritenere per forza il matrimonio un approdo sicuro per una donna. Parlava di sé e della sua esperienza infelice a cui aveva reagito superando pregiudizi resistenti, preferendo la solitudine a un rapporto di facciata. Aveva sostenuto la dignità della donna sempre anche contro il potere del marito. Ne parlammo a lungo quando mio marito mi abbandonò per un’altra, mi vide debole e incerta e mi sostenne. Mi vide chiusa e infelice e mi dette il coraggio di ricominciare, di tornare a vivere e a amare, perché senza amore non può esserci vita. Prima di andare avevo raccolto da terra un disegno appena abbozzato di un volto di bimba. In quegli occhi sorridenti una speranza. La notizia mi porta a pensare che il tempo ha appena chiuso una vita, ma dai tanti ricordi accumulati mi rendo conto che la morte sarà messa all’angolo e saprò difendermi dal tempo che tornerà girare come sempre con i suoi alti e bassi. Ricordare Antonia e la nostra amicizia mi ha fatto bene, sono meno triste, affronterò il funerale con coraggio e serenità. 

Logo
4992 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (2 voti)
Esordiente
2
Scrittore
0
Autore
0
Scuola
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large 1556961005612516394346.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

ANNA STASIA ha votato il racconto

Esordiente
Large default

Marco Fabbrini ha votato il racconto

Esordiente
Picture?width=200&height=200&s=200&d=mm

di vita e passione

Esordiente