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Narrativa

Rimango Vivo (ancora dieci anni)

Pubblicato il 03/08/2020

Sulla Catastrofe Climatica

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18 Voti

«Sul serio: sto pensando a come rimanere vivo ancora dieci anni. Quindi non può dire che ho pensieri suicidi.»

«Ha pensieri suicidi?»


Il quinquennio 2015-2019 è il più caldo da quando sono cominciate le rilevazioni. I dati indicano una chiara accelerazione del cambiamento climatico. Milioni di salmoni sono morti nel nord della Norvegia. La Namibia ha proclamato lo stato di calamità naturale a causa della siccità.


«A proposito: sui moduli che mi ha dato c'era scritto che se io le riferisco cose che possono evidenziare, cito a memoria, un pericolo per me o per gli altri, allora lei è costretta, dico co-stret-ta, a rivolgersi alle autorità. E allora io che ci vengo a fare qui da lei?»

«...»

«Le hanno mai detto che la sua penna stilo fa un rumore terribile? Cioè gratta proprio sulla carta e poi qui c'è un silenzio. È una cosa voluta?»

«...»

«Perché non scrive che ne so con una penna e un tablet?»

«Mi interessa il fatto che vuole rimanere vivo.»

«Perché, non è normale?»

«È lei che vuole parlarne.»

«Io?»

«...»

«...»

«Magari possiamo concentrarci sulla questione dei dieci anni.»

«Preferirei raccontarle un sogno, se posso. Perché credo di aver capito, sa?»

«Cosa.»

«Perché sono qui.»

«Va bene. Anche se i sogni secondo la Mindfulness...»

«Eh no, non va bene per niente.»

«...»

«Be' comunque non è proprio un sogno, è più una cosa che ho pensato, sa i pensieri che faccio sui mezzi pubblici, quello che le ho raccontato che mi estranio dal percorso e dalla gente, dalla puzza, dal caldo soffocante.»

«Va bene.»


Dall'inizio di Agosto gli incendi in Bolivia hanno distrutto quattro milioni di ettari di vegetazione. Più di cento pecore sono morte dopo essere state travolte da un fiume in piena in Norvegia. Secondo le stime, per limitare il riscaldamento a 1,5 gradi bisognerebbe incamerare fino a venti miliardi di tonnellate di CO2 ogni anno fino al 2100.


«Be' mi trovavo su una duna, nel deserto della Namibia. Non ci sono mai stato ma ho visto un documentario, un video dopo, dopo il sogno dico; ci sono queste dune alte fino a trecento metri! Ma ci pensa? Trecento metri di granellini minuscoli di sabbia. Be' ero riuscito a salire in cima, dietro di me non c'erano orme. Davanti a me solo dune di sabbia rossa, è per il ferro lo spiegano nel documentario, praticamente è ruggine, ma s'immagina?! La mia duna era la più alta, ma escluderei qualunque simbolo fallico... non è questo il tema. Comunque succede che tutto il paesaggio inizia a muoversi. Le dune, capisce? Si inseguono l'una con l'altra è un terrificante mare rosso di sabbia che si muove davanti a me. Poi sento il vento. Sulla barba, caldo, sento i peli che si muovono leggeri. Poi nulla. Poi di nuovo più forte. Il vento mi ha raggiunto, penso, ed ora anche la duna inizia a muoversi sotto di me. Be' con me. Io scivolo lungo il pendio che si allunga e cerco di aggrapparmi alla sabbia per non cadere, non so se ha mai provato ad aggrapparsi alla sabbia: ci si sente veramente soli e disperati, ed allo stesso tempo ti viene da ridere, sarà perché uno da piccolo ci gioca con la sabbia no? Be' riesco a risalire in cima. Sono sulla cresta dell'onda di sabbia, dietro di me la duna scivola dolcemente verso il basso, sotto di me, davanti dico, una specie di precipizio in movimento. Stia attenta, cerchi di immaginarsi la forma della collina di sabbia, è importante per l'interpretazione.»

«Perché, ha già una sua idea su cosa dovrebbe significare questo sogno? Sa che in questo tipo di terapia basato sulla Mindfulness i sogni non hanno necessariamente un...»

«Sì, sì lo so, ma questo è così chiaro. Mi lasci finire. Dunque, non riesco a rimanere a lungo sulla cresta dell'onda, il vento aumenta d'intensità, l'onda, cioè la collina di sabbia si deforma sempre di più, insomma va a finire che scivolo lungo il precipizio, che comunque non è proprio verticale, è ripido ma curvo come uno scivolo, poi è di sabbia, quindi non mi faccio male, anzi mentre prendo velocità ho il tempo di infilare le mani nella sabbia compatta, mi vedo come spettatore anziché protagonista rigirarmi a pancia sotto, cercare di aggrapparmi, voltarmi di nuovo e ridere mentre accelero sempre più ed alzo nuvole di sabbia che mi rendono difficile respirare e non vedo niente.»

«...»

«...»

«E dunque?»

«Dunque niente. Il sogno finisce lì.»

«Ah... Sì, come le dicevo, i sogni, per la terapia basata sulla Mindfullness...»

«Ma è dopo, dopo che mi sono svegliato che tutto si è chiarito. Era chiaro che di riaddormentarsi non se ne parlava. Gloria dormiva e respirava profondamente come al solito.»

«Ma non era sull'autobus?»

«Come? Ha importanza? Questi sogni durano così tanto, cominciano in un posto, e finiscono in un altro. Ma comunque. Senta, so che è un luogo comune ma non dovrei essere sdraiato su di un lettino? Sono alla mia terza terapia e non ho mai trovato uno studio con uno straccio di lettino. Certo questa è la prima volta con una poltrona IKEA...»

«Vuole raccontarmi cosa è successo quando si è svegliato?»

«Sì. Be' mi alzo, infilo le pantofole in feltro calde, ripiego dietro di me il piumino coprendo la spalla di mia moglie, è buio ma c'è il chiarore di un orologio a LED che dal salone diffonde una luce bianca.»

«Va bene, ma questo con il sogno...»

«Fa tutto parte della spiegazione, mi creda. Dunque, dove ero, ah sì. Mi aggiro per casa. Scivolo sui miei pattini di feltro nel silenzio. Faccio un giro di perlustrazione. Ho ancora in mente le dune, il vento, gli spazi vuoti, non c'era nessuno nel sogno, solo io. La mia casa tranquilla, calda, sicura, mi piace. Apro la porta della stanza dei ragazzi. Asia ed Adriano sono lì, dormono ovviamente, quasi non sento i loro respiri. Me li guardo un po' avvicinandomi a loro, alle loro ombre. Fa stare bene guardare i propri figli dormire. Non trova? Non scrive molto con la sua penna appuntita ora, non le interessa?»

«Siamo quasi alla fine del nostro tempo, per cui...»

«Ci sto arrivando. Lo so. Anche Gloria me lo dice: Lucio!, e fa così con le mani e preme le labbra una sull'altra. Be' mi ritrovo sul bancone della cucina. L'ho disegnato io, è proprio bello... apro il Mac e cerco foto di dune, così per passare il tempo, fino a che trovo quelle che assomigliano a quelle del sogno. Il deserto della Namibia. La spiegazione del colore, il ferro glie l'ho detto. È il sito del Guardian, un articolo sulla desertificazione; sulla colonna a sinistra, accanto alle richieste di sottoscrizione per la SoS Green Planet Mailing List, trovo un disegno, ü una curva, ha un profilo identico alla duna del mio sogno. Lei dirà: è una duna, i profili delle dune sono tutti uguali, si assomigliano tutti. Questo no. Un lungo lento pendio di ascesa a sinistra, un morbido scollinare, e poi un ripido scivolare più o meno al livello di partenza: Curva di Seneca, c'è scritto.»

«Bene. Direi che per oggi...»

«Aspetti, ho quasi finito. Abbiamo ancora dieci minuti no? Me ne dia cinque.»

«...»


Mentre l'Amazzonia è in fiamme, vaste zone di savana bruciano in Africa centrale e perfino la Siberia è colpita dai roghi. I cacciatori francesi potranno uccidere 18mila tortore comuni nella stagione 2019-2020. Una commissione australiana ha declassato da cattive a pessime le prospettive della Grande barriera corallina.


«Bene. Era uno di quei momenti in cui tutto converge, da ogni direzione, mesi di incomprensibili stati d'animo, di ventate d'ansia, diciamo pure di angoscia, che ad un certo punto si rivelano perfettamente connessi tra loro. Ed il filo che li cuciva assieme era -- vai a saperlo -- la Curva di Seneca. La conosce?»

«No.»

«Be' nemmeno io, prima. Ora, ora è il mio unico pensiero e la ragione per cui sono qui. Ma ormai è tardi forse...»

«Manca ancora qualche minuto e comunque lei è l'ultimo oggi.»

«Già oggi, non pensavo che mi avrebbe dato un appuntamento anche oggi. Be' comunque non c'è ancora molto da dire. Ovviamente ho cliccato sulla didascalia della Curva di Seneca: l'incremento è graduale, la rovina precipitosa. Ecco, l'aveva capito più di duemila anni fa lui, Seneca. Non solo, aggiungeva che: sarebbe estremamente consolatorio se la rovina fosse lenta come la nostra ascesa. Insomma un lento addormentarsi, il tempo di adattarsi probabilmente o comunque di rassegnarsi. Ed invece no, a quanto pare le cose finiscono tutte così: all'improvviso od al più, rapidamente ma senza il tempo che so di, di mettere a posto, chiudere quello che stavamo facendo, raccogliere le nostre cose. Ci aveva mai pensato?»

«...»

«Già. Era tutto lì capisce? Non era depressione, o almeno non quella che pensavo, dico la solita roba sto invecchiando, non capisco più mia moglie, come mi sono ritrovato a vivere questa vita, insomma... Era molto di più invece. Non so se sono il primo, il paziente zero. Mi pare difficile, non si è mai i primi in qualcosa, l'ha notato? Magari sono contagioso, magari da altre parti nel mondo ci sono tanti pazienti zero... Dio Cristo, era proprio bello quando potevamo venire da voi a lamentarci della crisi dei quarant'anni! Ma la sente anche lei questa musica? Cos'è?»

«È il primo.»

«Prego?»

«Lei è il primo che viene da me. Ma non è il primo al mondo. Ce ne sono altri, molti altri.»


Secondo le N.U., almeno 61mila persone hanno bisogno di aiuti alimentari urgenti. Negli USA milioni di persone sono state evacuate lungo le coste di Florida, Georgia, South Carolina. Le abbondanti precipitazioni e le frane hanno spinto le autorità della provincia di Kagoshima a chiedere agli 800mila residenti di lasciare le loro case.


«Ah. Capisco. E che si fa? Che facciamo? Anzi, che faccio? Perché certo non è la prima volta che qualcuno affronta la mancanza di speranze. Che ne so tipo, chi è malato. Io sono stato fortunato non ho avuto praticamente malattie gravi, ma insomma non è il caso di fare la lista di tutti i modi in cui ci si può svegliare e dirsi: ed ora, che faccio? E non c'è nulla da fare. Ma questa cosa mi pare diversa, no? È vero che in qualche modo è già successo: l'isola di Pasqua, i Maya, l'impero Romano. Sì certo, ma io ci scommetterei che lì non c'era nessuno o quasi che sentiva la duna scivolargli sotto i piedi.»

«A parte Seneca.»

«Già, a parte Seneca.»

«Lo sa che lei si chiama come lui? Lucio.»

«Mh? Io sono un tipo da pantofole di feltro, da serate in casa, tranquillo, quando apro il rubinetto mi piace veder uscire l'acqua. Non so se ce la farò.»

«A fare cosa?»

«Che cambierà tutto, davanti ai miei occhi. Saranno Asia ed Adriano a dover vivere in, in non lo so! Accettare, essere re-si-lien-ti, non ci rimane che questo no? Siamo nel qui e ora, la Mindfulness, e tutto quello che di terribile può accadere sta già accadendo, quindi perché preoccuparsi.»


La stima delle emissioni di CO2 nei prossimi due anni dovute alle infrastrutture energetiche esistenti o programmate è pari a 846 miliardi di tonnellate. Per la prima volta dall'inizio delle rilevazioni meteo nell'ottocento, nel sud della Francia è stata registrata la temperatura record di 45,9 gradi. Decine di migliaia di cozze sono morte a giugno lungo le coste della California del Nord a causa del caldo, cuocendosi nel loro stesso guscio.


«Adesso dobbiamo proprio smettere. Devo...»

«Certo. È la fine. Dell'anno. Non mi è mai piaciuta come festa. Ma forse è quella che ha più senso adesso.»

«Ci vediamo tra due settimane. Con il nuovo anno.»

«Certo. Il nuovo anno. 2020. Ma la sente questa musica?»

«È Elton John: This is your song. Sono i colleghi in fondo al corridoio.»

«Elton John... A me non piaceva, troppo malinconico. Ma ora... Dice che possiamo parlare anche di questo la prossima volta?»

«E del perché vuole rimanere vivo ancora dieci anni.»


Il metodo più economico per combattere il cambiamento climatico è piantare alberi. Secondo un rapporto dell'Ipcc, potrebbe essere necessario piantare un miliardo di ettari di foresta.

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Naoomi ha votato il racconto

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Simonetta Gallucci ha votato il racconto

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Mi ha ricordato "Inventario di un cuore in allarme". Bello, piacevole e scorrevole.Segnala il commento

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Fab McCraw ha votato il racconto

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e allora li pianteremo...Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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nadelwrites ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Tutto ciò che serve a sensibilizzare ben venga. Anche un testo intelligente che alterna la piacevolezza del racconto a svariati spunti di riflessione, facendo abilmente confluire l’uno negli altri. Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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Efficace e coinvolgente. Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente

Stile impeccabile e piacevoleSegnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Si, lo stesso Seneca del "Né visse Catone, morta la libertà, né vi fu più libertà, morto Catone", perché sempre di libertà si tratta, compresa quella di distruggere il pianeta. Bella lettura, asciutta e convincente. Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Elkele ha votato il racconto

Esordiente

Strepitoso! La stessa soddisfazione di assistere ad uno spettacolo. Magnetico, coinvolgente, appagante...complimenti!Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Un ritmo straordinario, ha ragione Adriana. Ci si appella anche agli ultimi minuti di terapia, mentre distruggiamo il mondo.Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

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Quasi un processo kafkiano, frammentario e incompiuto: da un lato, il Pm (parte in corsivo), che declama i capi d'accusa; dall'altro, l'uomo, colpevole, terrorizzato, indifendibile. Sullo sfondo, Seneca, il filosofo che, più di ogni altro, ha indagato il valore del tempo. Il ritmo del racconto è straordinario, induce a riflettere sul countdown.Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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di Maurizio Ferriteno

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