Small cover.png?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccountZoom cover

Storico

Rina che venne al suo funerale

Pubblicato il 11/10/2018

In un paese dell'Appennino Tosco Emiliano, nel dopoguerra, Rina torna a casa giusto in tempo per assistere al proprio funerale.

30 Visualizzazioni
12 Voti

Era autunno, la guerra era finita già da qualche mese. Gli uomini, quelli che erano tornati, avevano ricominciato a lavorare i campi. Qualcuno era ancora atteso, dalla Russia o dalla Germania; ma era tempo di pensare ai funerali di quelli che non sarebbero tornati più.

Il parroco solo a pensarci si sentiva stanco. Aveva perfino fantasticato una cerimonia collettiva, unica per tutti; ma sapeva che la Chiesa non l’avrebbe approvata mai e men che meno le famiglie.

Decise di celebrare un funerale alla settimana, ogni Venerdì, cominciando dalle donne. Che erano meno numerose, ma era tanto più sicuro che fossero morte.

La quarta settimana toccò alla Rina, una zitella di ventisette anni rientrata in famiglia dopo essere stata molti anni a servizio in città. Alta e magra, faccia seria, abbottonata in un vestito nero troppo largo per lei; ma i maschi malelingue dicevano che non era poi così zitella, anzi, all’occasione ci stava.

Il suo fatto era avvenuto l’anno precedente. Quando i partigiani avevano ucciso dei tedeschi in un’imboscata, una loro pattuglia armata fino ai denti era salita in paese accompagnata dal solito Giuda del fondovalle. Avevano girato per le aie, raccogliendo ragazzini di tredici anni – ché i maggiori non erano rimasti lì ad aspettarli – e qualche ragazza. Il Giuda sosteneva che li volevano come guide, per andare su fino al covo dei “banditi”. Di fatto tutti sapevano che erano ostaggi: se nessuno faceva la spia, potevano considerarsi spacciati.

Della famiglia di Rina avevano scelto la sorella più piccola, una biondina spaventata che cercava di nascondersi dietro la madre. Erano tutti ubriachi, facce rosse, occhi lustri che ammiccavano alla ragazza; allora la Rina, ubbidendo a un cenno degli occhi materni – discreto ma perentorio – si era fatta avanti e aveva detto: “Vengo io”.

Li avevano portati sui i sentieri, per giorni e giorni, poi era venuta la neve. Col tempo, qualcuno era tornato; ma erano tutti scappati da soli e non sapevano dire nulla degli altri. A primavera, dei pastori avevano trovato lungo un sentiero uno scheletro impiccato a un albero, con brandelli ancora penzolanti di un vestito nero stinto.

Adesso quelle ossa erano in chiesa, debitamente composte in una bara di legno di recupero (Sabato, all’osteria, le solite malelingue pretendevano che il falegname offrisse da bere a tutti; sostenevano che si stava arricchendo più di un borsaro nero). Altare e bara erano ornati di ciclamini, i fiori che si trovavano in quella stagione. Il parroco sospirò, indossò i paramenti e attaccò a cantilenare in latino. I fedeli gli rispondevano come erano abituati. Piano piano, tutti si calmavano, mormorii ripetitivi cullavano la morta preparandola per l’eterno riposo.

Cominciò il sermone, con poche varianti rispetto ai precedenti e ai successivi: preghiamo per l’anima di Caterina, buona cristiana, che il Signore l’abbia in gloria. In prima fila la famiglia tirava fuori i fazzoletti, ora che poteva concedersi lo sfogo del pianto.

Fu allora che nella chiesa entrò un giovane. Poiché le panche in fondo erano tutte occupate, si appoggiò alla parete della navata insieme ad altri uomini. Era alto e magro; portava un giubbotto americano, pantaloni caki e scarponcini consumati. Una sciarpa gli copriva il mento. Due baffetti neri da bambino risaltavano forse di più perché rasati.

Aveva pensato in un primo momento di attendere, per decenza, la fine della cerimonia e poi correre ad abbracciare i suoi gridando: “Sono io!” Ma piano piano si accorse che era il suo funerale. Guardava il padre e la madre, le sorelle e i fratelli, tutti coi fazzoletti bianchi davanti agli occhi e al naso; e immaginava di correre ad abbracciarli ora, davanti all’altare, urlando che era lì, non nella bara. Ma non riusciva a capire che faccia avrebbero fatto. Immaginava, subito dopo lo stupore e prima dei baci ricambiati, un momento minuscolo ma percepibile come di fastidio: ché finalmente dopo tanta sofferenza credevano di potersi rilassare, piangerla e seppellirla; ed invece eccola lì di sorpresa, e per giunta vestita da uomo.

Ecco un’altra questione cui non aveva pensato: dopo quello che le era successo, non aveva più voluto rimettersi le gonne.

Forse sarebbe stato meglio pregare per sé stessa, lì nella bara, non salutare nessuno e andarsene. Adesso si chiamava Rino, girava l’Italia commerciando in sigarette, se la passava bene. Una maitresse napoletana gli aveva perfino venduto una specie di tubetto da infilare nei pantaloni, “così puoi pisciare in compagnia e nessuno si accorge che sei femmina”. Gli sarebbe piaciuto continuare. D’altra parte, le sarebbe piaciuto anche tornare a sedersi sull’aia con le sorelle e le amiche, in gonna, ad ammazzare e spennare le galline che dovevano servire per il suo pranzo funebre; e invece sarebbero state per la festa del suo ritorno.

Che fare? Mentre si accodava al corteo per il cimitero, non aveva ancora deciso.

Logo
4918 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (12 voti)
Esordiente
11
Scrittore
1
Autore
0
Scuola
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large default

Anonimo ha votato il racconto

Scrittore
Large img 3163.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Maurizio Ferriteno ha votato il racconto

Scrittore
Large default

MAQUET ha votato il racconto

Esordiente
Large dsc 3809.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Simonetta 63 ha votato il racconto

Esordiente
Large 98f662d3 1d06 41c8 a9a2 b3d398111485.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Ondine ha votato il racconto

Esordiente
Large me cattelan.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Sten Doipanni ha votato il racconto

Esordiente
Editor
Large 291786 273806129306614 239035103 nbis.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Dalcapa ha votato il racconto

Scrittore

Mi piacciono i finali in sospeso, e questo, decisamente, funziona!Segnala il commento

Large img 20210609 134726.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Tella ha votato il racconto

Scrittore
Large 20190214 152239.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

isa ha votato il racconto

Esordiente
Large img 20210705 011756.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Ti Maddog ha votato il racconto

Scrittore
Large fb img 1455357798620.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Hollyy ha votato il racconto

Esordiente
Large default

gionadiporto ha votato il racconto

Scrittore
Large default

di francesca colombo

Esordiente
Underfooter typee
Underfooter lascuola
Underfooter news
Underfooter work