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Narrativa

Ritardi

Di fedigloria - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 17/03/2021

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La sua vita si è fermata alle diciassette e trentacinque. Lo sa perchè ha guardato l’orologio, e ha guardato l’orologio perché il medico di sua moglie ha detto: «Segni, Melania, ingresso diciassette e trentacinque».

Seduto su un seggiolino girevole il dottore teneva una mano sulla coscia di Claudia e con l’altra porgeva all’infermiera il modulo dell’accettazione. Aveva ancora il camice bianco, aperto su una maglietta scura, e l’aria di chi è appena uscito dalle docce del tennis club. Più tardi, e per sempre, lo avrebbe visto vestito di verde, il verde lattice delle tre del mattino.

Ma alle diciassette e trentacinque il medico di sua moglie era ancora un medico come migliaia di altri medici dentro migliaia di altri ospedali, un medico in camice bianco dal sorriso rassicurante, che può allungare moduli alle infermiere e disporre ricoveri e dimissioni come se ogni giorno fosse uguale all’altro, come se da un reparto ospedaliero si potesse entrare e uscire mentre il mondo, paziente, aspetta.

Uscendo dalla stanza l’infermiera lo ha urtato e lui ha detto «Mi scusi», e lei ha risposto «Si figuri», e lui ha pensato che per carità, avrebbe preferito non figurarsi proprio niente e semmai, guardi, semmai dormire per una settimana. Anzi, potrebbe chiedere qualcosa di forte, già che c’è, ha pensato scansandosi.

«Dopo se vuoi ti facciamo dormire» ha detto allora il medico di sua moglie, e lui si è girato di colpo e per un attimo ha temuto che sapesse guardare anche dentro la testa della gente, questo medico, oltre che nelle viscere.

Ma poi Claudia ha rimesso tutto a posto: «Si, però dopo - ha detto - quando è tutto finito», e a lui è parso che avesse una farfalla nella gola, una specie di frullo d’ali in fondo alla voce. Gli è parso, ma chissà poi se era vero.

«Ma certo - ha tagliato corto il medico di sua moglie - Gli anestesisti sono bravissimi, ti prometto che non sentirai niente»

Lui invece non ha promesso. Per promettere devi essere bravo a prevedere le cose, si è detto, devi essere uno che è già lì prima che le cose si decidano ad accadere. Per esempio quel pomeriggio che in casa faceva un freddo bestia e Claudia è uscita dal bagno e aveva gli occhi lucidi, lui non ci ha mica pensato che le cose potessero decidere di accadere in quel preciso istante, e quando le ha chiesto «Hai la febbre?» e lei ha riso, era già in ritardo di mille anni. È stato sempre in ritardo, non ha dubbi. Da bambino, al liceo, al funerale di suo padre. È arrivato tardi anche adesso, in questo reparto di ospedale, e non ha potuto promettere niente ma solo seguirli in corridoio come uno che si è perso.

Li ha raggiunti davanti alla porta a vetri del blocco operatorio. Sua moglie ha sorriso e gli ha allungato una mano, e lui ha fatto lo stesso pensando di stringergliela, come in chiesa tre anni prima. Invece Claudia ha aperto le dita e ha lasciato cadere la fede sul palmo di lui. Era tiepida. «Me la ridai dopo» gli ha detto. Così, senza punto interrogativo. Come avesse fatto a dimenticarsene, lei così fissata con la grammatica, non l’ha mai capito. Lo avrebbe chiesto anche al medico verde lattice, volendo, se solo non fosse stato così esperto di cisti e bisturi e complicazioni.

I punti interrogativi sono importanti, invece. Anche arrivare in tempo, è importante, lo dice sempre a Martina. Glielo dice anche adesso, mentre lei succhia un chupa chups alla fragola davanti allo schermo e lui stringe l’estremità della sua treccia bionda nell’elastico rosa. 

«Spegni, adesso - le dice - Spegni, amore, che siamo già in ritardo».

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Uno stile molto bello ed efficace, come efficaci sono i passaggi della storia e i dialoghi. Ma il non detto è quello che più mi ha colpitoSegnala il commento

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Mong ha votato il racconto

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Mi è piaciuto molto. Anche il non detto.Segnala il commento

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Amari ha votato il racconto

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arsenotelo ha votato il racconto

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Semplice ed elegante. Davvero molto bello Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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MeAlCubo ha votato il racconto

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Imago ha votato il racconto

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Eirlys ha votato il racconto

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Stile magnifico! Complimenti Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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Mi è parso molto intimo, personale: come un pensiero prima di essere concepito, quando tutte le componenti che concorreranno a formarlo, sono ancora monadi separate, singole, nel senso pitagorico del termine, (arché), da cui derivano tutti i numeri, e i quattro elementi ( Aria, Terra, Fuoco, Acqua) in attesa di diventare monadi al plurale, come sinonimo di "idee" , nel senso platonico del termine che Platone usò nei "Dialoghi". Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Splendido. E grande stile.Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

Ci sono dettagli ed espressioni bellissime nel racconto: il camice verde lattice delle tre del mattino; il mondo che aspetta fuori da un reparto ospedaliero; quel "si figuri" che sembra quasi una minaccia; il punto interrogativo; il ritardo. Molto bello, stile pulito ed efficace.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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carlomariavadim ha votato il racconto

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Interessante.Segnala il commento

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Ellan ha votato il racconto

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Molto bello. Segnala il commento

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Andrea Trofino ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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belloSegnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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di fedigloria

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