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Narrativa

Ritratti in sol maggiore

Pubblicato il 05/12/2018

Ad un giovane pittore viene espressamente richiesto un ritratto in una tonalità musicale.

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- Buongiorno giovanotto! È lei che fa ritratti?

Il pennello cade a piombo nel blu. Sto mescolando soprappensiero una tonalità imprecisata e la voce mi fa trasalire. Chissà perché, quando dipingo, ogni minimo rumore riesce a spaventarmi. Forse ha ragione Roby a dire che avrei bisogno una bella analisi.

- Buongiorno a lei, signor…?

- Ermes Pontichiari, giovanotto, maestro di coro Ermes Pontichiari.

La mano corre al baffo bianco e ne arriccia una punta con evidente compiacimento. Dovrebbe dirmi qualcosa il nome così declamato? Fingo un interesse attento e reverenziale.

- Molto lieta di conoscerla, maestro. Posso esserle utile?

- Certo, giovanotto. Vorrei un ritratto. Ho studiato con attenzione gli ultimi ritratti esposti nella mostra di agosto e credo proprio lei sia la persona adatta.

Si avvicina e capisco che devo abbassarmi verso di lui per raccogliere una confidenza. Se camminassimo fianco a fianco ci prenderebbero per l’articolo “Il” senza dubbio. Gli invidio comunque il fisico asciutto e la cura della persona. Potrei avere la metà dei suoi anni. Gli occhietti castani mi richiamano all’ordine e, soprattutto, all’ascolto.

- Vorrei un ritratto in sol maggiore.

- Che?

Ho mostrato un imbarazzo troppo evidente, ovvio. Si allontana di un passo, sdegnato.

- Giovanotto, non mi dica che non si è accorto della tonalità dei suoi ritratti!

Vorrei balbettare che, no, non i sono accorto della tonalità di quello che dipingo, ma temo non sia la risposta adatta.

- Beh, ecco, io ascolto la radio mentre dipingo. Può darsi che…

- Giovanotto! La musica, lei, ce l’ha dentro. Glielo dice uno che di musica se ne intende, mi creda! Peccato non ne sia consapevole perché sarà più difficile accordare il mio ritratto alla tonalità richiesta, al sol maggiore, ma ci lavoreremo, giovanotto e vedrà che faremo un buon lavoro. L’aspetto domani mattina alle nove in punto, a casa mia. Qui trova l’indirizzo. Buona giornata.

Mi porge un biglietto scritto a mano, con il corsivo tremolante di chi scriveva ancora lettere a mano alla fidanzata. Vorrei replicare che io, di solito, inizio a lavorare verso mezzogiorno, purtroppo però, il mio tempo di reazione è decisamente più lento del suo passo garibaldino verso la porta dello studio.

La mattina seguente sono puntuale e molto assonnato quando suono il campanello dell’appartamento al quinto piano senza ascensore. Capisco come si mantiene in forma, il maestro.

- Bravo, giovanotto! Entri, entri, andiamo subito vicino al pianoforte.

Una casetta linda e ordinata, molto francescana. Libri dovunque e spartiti, pile di spartiti ricoperti da carta da pacchi marroncina. Siedo sulla sedia che mi indica, a fianco del piano. Un respiro e il maestro attacca un pezzo, a me sconosciuto, senza nessuno spartito davanti. Mica male. Riesce a svegliarmi. Anche troppo, visto che mi riporta un’estate di tanti anni fa, al mio compleanno, a Maria. Una sera di chiacchiere infinite in riva al mare e, all’improvviso, la decisione di tuffarci in acqua, al chiaro di luna. Maria mi prende per mano e i brividi del freddo si sommano a quel contatto caldo. Neppure un bacio, di ricordo. Allora ho provato a dipingerla coi colori leggeri dei vent’anni, un misto di nostalgia e sorpresa, perché rimasta impressa più degli amori che seguirono, ricchi di baci e passione consumata. Era un bel ritratto. Lo voleva comprare un tale, avrà avuto la mia età. Gli ricordava una ragazza conosciuta durante una vacanza e mai più rivista.

Il maestro suona ancora. Ogni tanto alza lo sguardo birichino su di me e poi lo riabbassa sulla tastiera. Sorride sotto i baffi. Chissà se ha capito a cosa sto pensando. La musica dentro, ha detto. Vorrei fosse vero. Vorrei dipingere l’espressione unica della bocca, l’infinita gamma delle rughe della pelle come scorrere delle emozioni nell’anima e la luce, la luce del profondo, racchiusa negli occhi delle persone che prendo come soggetti dei miei ritratti. Persino i capelli di Maria svolazzavano alla brezza notturna. Non ho venduto quel ritratto. Lo espongo a tutte le mostre. Alla sera, lo riporto a casa con me e lo riappendo in camera, al suo posto.

Il maestro solleva le mani dalla tastiera. Mi guarda arrotolando la punta del baffo.

- Ora ci siamo capiti, vero?

- Sì.

Prende la mia mano tra le sue e la scekera sprizzando energia e soddisfazione.

- Perfetto! Domani alle nove sarò da lei!

Accidenti alla musica!

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Esordiente

Carino e originale Segnala il commento

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isa ha votato il racconto

Esordiente

È vero, molte cose hanno una tonalità, anche le giornate. Sicuramente i ritrattiSegnala il commento

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DONATO ROSSO ha votato il racconto

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Dalcapa ha votato il racconto

Esordiente

Scrittura lineare e piacevole. Bella storia sulla quale si potrebbero costruire altre storie... in sol maggiore!Segnala il commento

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Chiara Filippi ha votato il racconto

Esordiente

Racconto molto carino con delle trovate brillanti!Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

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di Mappy

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