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Narrativa

Ritratto di un pensatore itinerante

Pubblicato il 14/05/2021

La meta non è quasi mai quella in cui ti senti a casa, ma quella in cui puoi essere te stesso.

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Era sempre più avvinto dalla noia e dal senso di disappartenenza. Amava chi lo aveva scortato nella metamorfosi da bambino ad adulto, ed era grato a chi gli aveva insegnato quanto gli uomini possano essere, al tempo stesso, indulgenti e crudeli. Non rimpiangeva il passato né rinnegava i fallimenti, giacchè non ignorava che i semi necessitano anche di  letame per fruttificare. Ma era certo che fosse l’altrove l’impulso che guida genio e talenti. Dunque aveva deciso di partire, di seguire il richiamo dei pensatori itineranti in cerca di mete e risposte. Voleva comprendere gli esseri umani e, per farlo, doveva osservarli quando non sanno di esserlo.

Aveva viaggiato molto e sviluppato un buon senso d’orientamento. Indagava i propri simili e, con stupore, notava che anche gli individui più avveduti avevano una relazione anomala con lo spazio e il tempo. Anzi, più vantavano il loro grado di “civilizzazione” e più pativano la smania di colonizzare l’infinito e conquistare l’eternità. Ciò lo induceva a una dolorosa riflessione: In Occidente i bambini sognano di diventare astronauti, ma da adulti camminano come se temessero di pestare mine anti-uomo o di lasciare tracce ai cacciatori di taglie. E così finiscono per irrompere nello spazio altrui come invasori, piuttosto che visitatori di passaggio grati dell’ospitalità ricevuta. Il progresso non ci libera dalle paure né dal vizio di agire arbitrariamente sul Creato. Se imparassimo a misurare lo spazio in mete e conquiste, e il tempo in scelte e azioni, saremmo costretti ad agire per il bene comune. Questo pensava, come il più comune dei pensatori. 


Dal canto suo, era sempre disposto ad accogliere chiunque, e non per un aristotelico o rousseauiano istinto di socialità, o per il farisaico rispetto del senso civico, né per tema della solitudine, ma per la curiosità e il rispetto che gli esseri umani suscitavano in lui.

Era affascinato dalla complessità delle relazioni umane e di come l’Humana ratio abbia sempre governato - in modo inintelligibile - sulle contraddizioni umane.

Era un eccellente oratore, dunque dava alle parole un’importanza inferiore solo alle azioni, e preferiva ascoltare e osservare. Biasimava l’incongruenza e la grossolanità dei parolai, l’uso di espressioni ridondanti nella forma e vacue di contenuto, la critica e le polemiche pretestuose.

Dell’insignificanza e del senso relativo del linguaggio era certo. E non perché avesse letto migliaia di libri e il Trattato di Wittgenstein, ma perché sapeva che gli esseri umani sono incostanti e incoerenti.

Erano questi in momenti in cui più si sentiva fuori luogo.


Credeva nell’unicità e nell’irripetibilità di ogni essere vivente. Tuttavia la prudenza lo induceva ad accogliere con le dovute riserve i concetti troppo astratti, come: l’altruità.

Nulla da eccepire sul dovere di condividere con i propri simili lo spazio e concedere loro il tempo che meritano. Se avesse ordinato alle sue gambe di condurlo lontano dalla sofferenza dei suoi simili, non gli avrebbero obbedito. Almeno sino a quando non avesse tentato di alleviare il dolore altrui. Tuttavia, la solitudine e il silenzio erano per lui le migliori alleate della coscienza e dell’anima, la condizione necessaria per dare la stura al pensiero.

Nosce te ipsum” era il motto che ripeteva - come uno scongiuro - quando avvertiva la tentazione di ergersi a giudice del prossimo, o quando temeva che a forza di amare e “servire” gli altri avrebbe finito per non conoscere più sé stesso. Non concepiva l’amore come il sentimento d’abbandono, di resa alla volontà altrui, né di presa dello spazio e del tempo altrui, dei sogni e dei desideri, dei bisogni e dei pensieri. Per lui l’amore era un atto di donazione, un lascito da consumare prima che ci consumi.


Non c’era personaggio storico che lo affascinasse più di Gesù: l’Uomo dell’azione e dei giovannei “segni”, il trasgressore, il rivoluzionario, il contrappeso a dèi iracondi e guerrieri.

Anche la filosofia lo affascinava, come un audace tentativo di arginare l’attitudine umana a contraddirsi. Evitava con cura di dissertare sulla coerenza dei filosofi, ma quando era messo alle strette, rammentava come il grande Seneca - il filosofo della serenità e delle “consolazioni” - avesse usato la stessa mano per scrivere le Lettere a Lucilio e l’arringa in difesa del matricida Nerone; di come Kant - il filosofo della morale -, avesse covato per anni la vendetta contro il collega Buck, e di come lo avesse denunciato ai prussiani per ottenere la cattedra di Logica e Metafisica a Königsberg; o di quanto fosse abile Schopenhauer a dissertare sui problemi dell’esistenza in lussuosi ristoranti, in compagnia di generose amanti, tra sfarzi e fiumi di champagne.

Amava Socrate e Nietzsche: l’alfa e l’omega del pensiero occidentale, e sosteneva che erano “L’ovulo della ragione inseminato dall’ambizione”. Era grato a Platone per aver custodito gli insegnamenti del maestro. Tuttavia, in cuor suo pensava che in fondo la filosofia è un’indagine senza movente e vittima. Appaiare le tessere delle domande alle risposte non è un privilegio dei filosofi, è una prerogativa di tutti gli esseri pensanti. Non esiste un ateneo che insegni a pensare né una patente che autorizzi la guida verso le risposte. Questo credeva come il più umano dei credenti.


Amava l’arte, che faceva degli umani i più abili emulatori del Creatore. E amava la letteratura: la più schietta rappresentazione di tutto ciò che gli esseri umani sono. Ma era convinto che il pensiero è una meretrice: domina quando si è giovani e forti, e abbandona quando le membra diventano fragili e inabili a condurre altrove. La parola ti lascia solo si ricordi ma, se non hai buona memoria, ti consuma invano e senza alcun piacere. Questo diceva come il più umile degli uomini.

Non era più giovane e, sempre più spesso, si sorprendeva a chiedersi se fosse passato vicino al suo “altrove” senza accorgersi che era quella la meta. Una volta - quando era ancora un sognatore - credeva di averlo trovato. Era un bel posto. C’erano barche rovesciate sulla spiaggia e un veliero incastonato tra cielo e mare. Non ricordava dove fosse, ma solo che si era sentito se stesso. 





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Zoyd Gravity ha votato il racconto

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adrianof1979 ha votato il racconto

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Cesarina Ansalone ha votato il racconto

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MMarianella ha votato il racconto

Scrittore

Ho amato i numerosi riferimenti e gli spunti, si vede che dietro ci sia uno studio accurato, un forte impegno. Mi chiedo se non siano troppi per un racconto breve. Ad un certo punto, ho personalmente faticato un po'. Ma sono certa sia un problema mio. Bellissimo. Segnala il commento

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

Esordiente

La ricerca infinita del proprio posto. A volte pensi di averlo trovato, ti fermi ad assaporarlo per qualche istante su quella spiaggia, l'ho forse trovato? Poi vedi il veliero, chissà verso quale mare starà navigando... Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Germinal68 (Sandro) ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Testo di alto livello, impegnato e impegnativo, c’è lavoro dietro, si sente la cura che ci hai messo e la soddisfazione di poter scrivere senza preoccuparti del limite di battute. Qui il Giotti pensiero si fonde con quello dei filosofi citati e da vita a un racconto antropologico e a un personaggio che definirei quasi epico. La ricerca di se stesso indagando spazi e vite sconosciute, per accorgersi infine che quell’altrove non è poi così lontano da dove era partito. Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Un’interessante lettura da leggere con calma e prendersi tempo, per riflettere mi accodo al commento di Ezio e aggiungo però che se ci si può sentire se stessi nel mangiare bignè surgelati del supermercato per un ricordo da ragazzo, si può anche disquisire in grandi ristoranti con delle amanti. Ma sulle nostre contraddizioni umane si può riempire pagine di inchiostro. Comunque grazie è sempre illuminante leggerti.Segnala il commento

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Mauro Serra ha votato il racconto

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Cinzia m. ha votato il racconto

Esordiente

Sinceramente lo trovo un po' ampolloso con tutti i riferimenti filosofici. Eppure a me la filosofia piace... sorry :)))Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente

Mi era sfuggito, molto molto bello😍Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Il fatto che ogni passaggio ricordi, a qualcuno, immagini (suoni e luci) personali - a me, ad esempio, la chiusa (temporanea ed interlocutoria) non può non evocare paesaggi bretoni di bassa marea - la dice lunga su come, con la consueta grazia di tocco e di pensiero, tu abbia sfiorato temi con cui quotidianamente (spesso dolorosamente) ci confrontiamo. Mi rimane, con un sorriso, l'interrogativo dicotomico (ho un debole pregiudizievole per Kant): non sarà che più che Parigi e una messa, una cattedra di Logica e Metafisica a Königsberg nelle mani del più dotato, val bene una delazione? Grazie per il pensiero.Segnala il commento

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FilippoDiLella ha votato il racconto

Esordiente

Il finale mi ha richiamato alla memoria un capolavoro di Graziani, "Lugano addio". Non so bene il perché, ma forse ho sempre immaginato il narratore di quella canzone più o meno come ci hai raccontato questo personaggio. Intelligente, intrigante e umile. E profondo. Segnala il commento

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caio bongiorno ha votato il racconto

Esordiente

“Di ciò di cui non si può parlare si deve tacere”, a proposito di Wittgensttein che cercava di sancire un limite tra il linguaggio e il mondo. Ed in realtà si potrebbe parlare veramente di poco. Lo si fa quindi, spesso, proprio per non aver pensato. E "quando le membra diventano fragili e inabili a condurre altrove", credo, il silenzio è solo la raggiunta consapevolezza della vacuità della parola rispetto al mondo.Segnala il commento

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abramo ha votato il racconto

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Imago ha votato il racconto

Esordiente

Applausi bellissimo!Segnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Mi unisco al plauso Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Molto bello, Adriana. Il tuo stile ineccepibile ben si adatta al ritmo del pensatore itinerante. Ci regali moltissimi spunti di riflessione, argomenti filosofici importanti trattati con mano leggera, e una chiusa che è un dipinto.Segnala il commento

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occhineri ha votato il racconto

Esordiente

L' "altrove" di cui tu parli mi ha ricordato il possibile "laggiù" di David GrossmanSegnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

(mi ricorda il personaggio di quel racconto che avevi poi cancellato) mi sembra narrativa + non-fiction, spunti di filosofia cuciti su questo pensatore alla ricerca di sé stesso e di una possibile coerenza (che cita opere e autori come se fossero suoi amici ma poi si sminuisce, o tu lo sminuisci... - "come il più comune dei pensatori"). l'altrove, l'altrove a volte non è sopravvalutato? e la casa, la casa non è quel posto dove ci si sente sé stessi? perché no? (però io non sono filosofa e forse questo commento non è centrato) Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Antonio M. ha votato il racconto

Esordiente

Auguri!!! Vedo che ti hanno costretta a lasciare il posto di "esordiente". Ti chiedo: questo filosofo sapeva cucinarsi una pasta asciutta, farsi il bucato, stirare, fare la spesa al mercato o al supermercato, avviare una lavastoviglie, cambiare le lenzuola al letto, congelare del cibo, badare ai figli se ne aveva, pulire e lavare la propria casa? Oppure era un riccone e poteva godersela a filosofare? Ha avuto delle storie d'amore interessanti? Facci sapere. Di nuovo: Auguri!!!Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

grazie Adriana🌹Segnala il commento

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. ha votato il racconto

Esordiente

Precipizio e risalita dell'anima in pellegrinaggio continuo e senza meta, se non per ripercorrere l'intera e fondamentale avventura dell'intelletto umano dagli albori del pensiero sino alla sua contemporanea dissoluzione in un crescendo e in una vorticosa e mai esausta realizzazione letteraria senza pari. Il quadro immortale della nostra storia filosofica occidentale. Ad un passo dal nulla, e dall'assoluto. Straordinariamente incantevole Segnala il commento

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Annacod ha votato il racconto

Esordiente

Continua ad essere te stessa Adriana, i tuoi scritti sono sempre pura poesiaSegnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Direi un bel racconto di formazione. Con miserie e splendori degli uomini di pensiero. E poi il fatto di ricordare di essersi sentito se stesso di fronte alle barche sulla spiaggia m'ha fatto venire in mente il romanzo "Estasi culinarie" di Muriel Barbery, dove il più grande gastronomo del mondo, prima di morire, assaggia quello che considera il sapore assoluto, quello dei bigné surgelati del supermercato, incollati fra di loro, che mangiava da ragazzo. Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Mi ci sono sentito come a casa... ora me lo rileggo, togliendomi le scarpe... grazie Adriana!Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Per come mio nonno mi narrava l' Orlando Furioso, come una favola, io narrerò ai miei nipote Il Pensatore Itinerante, complimenti.Segnala il commento

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carlomariavadim ha votato il racconto

Esordiente

Ehilà, scrittrice! Un inizio alto il tuo. Un bel racconto pieno di spunti e riflessioni filosofiche. Grazie Adriana.Segnala il commento

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Elkele ha votato il racconto

Esordiente

Il tuo stile é come la realtà aumentata Qui fai un volo una panoramica ordinata ricca e acuta da occhio di falco Poi la voce èd I contenuti sono doni come la bellezza Credo pertanto che sia un testo raffinato da leggere ma pure da ascoltare Ogni tanto scendi ci accompagni nel bosco stacchi un frutto ne parli lo mangi lo ofri e ci guardi Complimenti davvero complimentiSegnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente

BravaSegnala il commento

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albertomineo ha votato il racconto

Esordiente

Ecco, manco da tanto e la prima cosa che vedo è che è stata sanata una delle grandi incongruenze di Typee. Ma in fondo poca differenza fa, scrittrice lo sei sempre stata. E questo racconto lo rileggerò molte volte mentre continuo a cercare il mio altrove.Segnala il commento

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Marco Verteramo ha votato il racconto

Scrittore

L'avevo già letto un paio di volte. Ogni passo un affondo. Grazie anche per il passaggio sul letame. Segnala il commento

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di Adriana Giotti

Scrittore
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