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Narrativa

Rivoltella

Di Fiorenzo - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 04/12/2019

"Quando sentì una fitta aprirla, Rivoltella inarcò la schiena e spinse forte sulle staffe, ad accogliere quel che rimaneva di Angelo"

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Ho ritirato e rielaborato una storia che non mi convinceva. Ora è il momento di rivedere il lavoro fatto, dopo aver imparato tanto dai commenti e dai feedback dei lettori e dall'editing di Typee (ragazzi, usufruite dell'editing del racconto, è una possibilità di crescita grande)


Rivoltella aprì gli occhi e si sgranchì dal vetro e dalla ghiaia che aveva nelle ossa. Aveva passato la notte su una sedia, la testa appoggiata allo schienale alto e la pistola in mano, svegliandosi ad ogni rumore: pronta per qualsiasi cosa e se doveva morire, aveva pensato la sera prima, non in piedi come un uomo ma nemmeno a letto cumm’ ‘nu strunz. Si alzò e si appiattì al muro, a spiare il vicolo dallo scure socchiuso: la luce immobile, non il silenzio, le fece capire che qualcosa era andato storto, perché una bolla di calma poteva scoppiare anche nel denso della folla che accalcava i vicoli, ma il movimento che mescolava in strada gli uomini e le loro fatiche, le donne e il loro dolore, e le cose, era inesorabile. Le persone avevano paura di passare davanti casa sua.

“Oi ma’, nunn è turnato” disse roca rivolta alla madre, un donnone affondato in poltrona.

Il telefono squillò. La madre alzò la cornetta e non disse niente. Alla fine fece un grugnito e chiuse la comunicazione.

“La stesa è andata male.”

“Angelo?” chiese la ragazza.

“In ospedale.”

“Come sta?”

“Non ce la fa” disse la madre, e si segnò.

Rivoltella cacciò un grido di cagna fedele e disperata. Impugnò più saldo il calcio della pistola, non più oggetto di difesa, ma ora manico per governare la propria vita. Si strusciò la canna fredda sull’addome e si girò verso la madre.

“Mo’ il bambino.”

“Ma tu che dici?”

“Se succedeva qualcosa, te l’avevo detto che lo facevo.”

“Tu si’ pazza, vuoi metterci in faccia la vergogna!”

Rivoltella piantò la bocca della pistola nella pappagorgia della donna: “Chi cummanna mo’?”

La madre non disse niente.

Rivoltella si allungò a dare un bacio sulla guancia della donna e ritirò la pistola.

“Come si chiama il dottore nostro all’ospedale?”

“Raimondi. Ma stai attenta, se qualcuno ti riconosce.”

Rivoltella si girò e uscì.


“Sapete chi sono?”

Il dottore era un sessantenne bolso e con le palpebre che cascavano. La guardò senza interesse, ma si alzò a chiudere la porta dello studio: la conosceva, e sapeva quello che era successo.

“Ditemi.”

Rivoltella ebbe una esitazione.

“Angelo? Come sta?”

“Non c’è più. Le macchine tengono vivo un pezzo di carne.”

La ragazza sospirò.

“Se non c’è più speranza, ci dobbiamo occupare del nostro bambino.”

“Ah, un aborto.”

Rivoltella si sedette di fronte al dottore.

“Non sono incinta. Ma voglio un bambino da Angelo.”

Il dottore aveva visto tanto nella vita, e aveva fatto pure troppo. Aveva rubato e truffato, si era giocato a carte case, terreni, il futuro dei figli; e ci aveva spalmato sempre sopra un bello strato spesso di chissenefotte e aveva inghiottito tutto. Si aggiustò sulla sedia e si accese una sigaretta. Prima di parlare fece sprizzare due volte scintille in un posacenere lurido.

“Voi volete un figlio da un morto, in effetti.”

Rivoltella si tese verso il dottore: “Quel morto mi ha insegnato a campare e a sparare. La pazienza, non ha fatto in tempo e la cattiveria la sapevo di mio. Fatevi i cazzi vostri e pensate a come fare. Gli dovete tagliare le palle? E voi fatelo, che a lui mo’ non servono e a me sì, che cazz’ ne so, siete voi il dottore.”


Rivoltella aveva freddo stesa sul lettino a cosce aperte, coperta da un telo sottile e bianco che sembrava da sposa. Ecco il mio letto, pensò. Si girò a guardare le labbra blu di Angelo, freddo nel letto di fianco. Eccolo, il mio sposo. Ricacciò in gola il pianto, lo inghiottì, giù, e lo tenne a tremarle in pancia.

“La motilità degli spermatozoi è sufficiente.”

Il dottore aveva tra i guanti una cannula che girava tra le dita.

“Lo volete davvero?”

Rivoltella alzò la testa, a guardare la faccia del dottore in mezzo alle sue ginocchia piegate.

“Lo voglio, sì.”

Quando sentì una fitta aprirla, Rivoltella inarcò la schiena e spinse forte sulle staffe, ad accogliere quel che rimaneva di Angelo. Si tenne forte, a bocca aperta e occhi chiusi, senza cacciare un lamento; e poi ferma ancora perché la vita si trovasse un posto dentro di lei, e non le sembrò possibile che ci riuscisse in tutto quel freddo. Si mise allora una mano sulla pancia scoperta, e la sentì ancora tremare, e ce la tenne per darsi un po’ di calore, per dare calore a quel rimasuglio della vita che aveva avuto, e che si era ficcata a forza dentro per proteggerla e farla nuova. La pancia si rilassò, e per cacciare il silenzio Rivoltella parlò alla sua nuova vita. Io e te ce ne andremo, disse. Papà rimane qui, e chi lo sa, volesse il cielo. Tu sei l’ultima cosa che ci ha tenuto insieme, e d’ora in avanti tocca a me farmi corda tesa tra di voi.

Rivoltella si allungò verso Angelo, scostò il lenzuolo e i tubi che pendevano e gli toccò un braccio ghiacciato, perché sentisse almeno un po’ del tiepido che le saliva dalla pancia.

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Commenti degli utenti

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Jean per Jean ha votato il racconto

Scrittore
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manu77 ha votato il racconto

Esordiente
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esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
Editor

adesso sì. andava già bene, ma adesso è sfrondato da quelle piccole ingenuità che potevano far cigolare la storia. bravo.Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Lo ricordavo, ed era già bello allora. Adesso direi impeccabile, forte e commovente. Segnala il commento

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Edema Ruh ha votato il racconto

Esordiente

Soggetto molto forte, eticamente disturbante. Non so come fosse il testo prima dell'editing, ma ora è scritto bene quindi complimenti!Segnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Dolore e forza, morte e vita, sono ben espressi nei dialoghi e nella storia. Segnala il commento

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palu ha votato il racconto

Esordiente

E' molto bello. Concordo su quanto dici dell'editing "professionale"; nel mio caso sono stati un po' pasticcioni amministrativamente... Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Scrittore
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Tella ha votato il racconto

Scrittore

ComplimentiSegnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Stupore, grazia, dolore...vita: una storia forte, ma delicata, Al contempo. Com'è la bellezza, quasi sempre. Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore
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Davide Marchese ha votato il racconto

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di Fiorenzo

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