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Narrativa

Ronchon

Pubblicato il 04/03/2021

L'ho visto passare sul marciapiede e sparire, questa è la storia che il suo passo mi ha raccontato

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Il soprannome era “ronchon”, il nome non lo ricordava nessuno.

Figlio di emigrati in Belgio aveva lavorato tutta la vita in miniera. Aveva visto il padre sputare sangue mentre si ostinava a scendere e scavare, fino a morire soffocato proprio da quel sangue. Dopo un paio d’anni era morta anche la madre. Lui scendeva e scavava, mangiava e dormiva. Gli anni passavano, la sua statura bassa lo rendeva adatto alla miniera. Poi anche i suoi polmoni avevano ceduto e gli era venuto il “fisema del respiro”. Aveva iniziato a respirare con una specie di grufolo, mischiato ad un borbottio costante. E così invece che “rital” avevano iniziato a chiamarlo “ronchon”.

Quando finalmente aveva smesso di lavorare aveva deciso di vivere in Italia, dove c’era la casa vuota dei nonni. Non l’aveva mai vista l’Italia, perché i genitori erano sempre stati troppo indigenti per visitare i parenti italiani.

Era arrivato anziano, curvo e grufolante. Non aveva mai imparato bene il francese e nemmeno l’italiano, si esprimeva poco e in una lingua bastarda che parlava solo lui. Camminava per le strade di una città che non lo conosceva con dei pantaloni troppo corti e delle scarpe troppo grandi, pochi capelli spettinati e il braccio destro che marcava il ritmo del passo.

Non aveva mai avuto una donna, nessuna donna l’aveva mai voluto. Lui non aveva familiarità con le donne, la loro anatomia gli era aliena. Conosceva invece la sua, quella dei maschi, e quella cercava. Non era omosessuale, era semplicemente funzionale. E quindi quando poteva guardava i maschi nudi o seminudi, guardava i loro cazzi e si masturbava senza farsi vedere e senza nessuna eccitazione se non quella fisica, breve e conclusiva.

Andava nei cessi pubblici e si metteva a spirare negli orinatoi, a volte se ne accorgevano e lo mandavano via in malo modo o prendeva qualche schiaffone. Ma non se ne curava, viveva la sua vita come sapeva e come aveva sempre fatto, senza tanto capirla.

Non aveva mai pianto in vita sua, qualsiasi cosa gli fosse capitata gli capitava, e finiva lì.

Però gli piaceva tanto la luce, dopo gli anni di miniera ancora si incantava a vederla e gli sembrava di non averne mai abbastanza. Anche perché il buio ce l’aveva ancora dentro, negli occhi e nel cuore, che continuava a produrre emozioni anche se lui non le sapeva sentire.

Quando morì non se ne accorse nessuno, il funerale glielo fece il comune.

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

il braccio destro che marca il ritmo del passo, e che separa la luce da buio.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

belloSegnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Amid Solo ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Anche in questo racconto riesci - con pochi tratti - a descrivere molto chiaramente il tuo personaggio.Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Il buio della miniera che diventa metafora e abitudine un Eroe tragico che diventa solitario e ‘funzionale’ senza sapere come e perché, contento di vedere la luce - Come se tutte le volte rinascesse.Ispirazione o verità chissà... bel racconto scritto in modo efficace e asciutto con la sensibilità che ti contraddistingue. Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Bravo Alberto, ottima ispirazione. Secco, pulito, efficace.Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Eirlys ha votato il racconto

Esordiente

Però gli piaceva tanto la luce... Finale giusto, adatto, triste ma posso sentirlo e sentirmi altrettanto triste. Ecco cosa deve portare la lettura. Complimenti!Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Quel che rimane dell'uomo dopo una vita trascorsa nel buio... Molto efficace, secco. Mi ha ricordato la canzone "Aqualung" dei Jethro Tull... È un piacere ritrovarti Alberto. Complimenti!Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

Scrittore
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unacatastrofe ha votato il racconto

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di albertomineo

Esordiente
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