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Concorsimezzograd°

Rosso

Pubblicato il 28/04/2019

Al tavolo della roulette gli sguardi sono fissi. Tutti vogliono capire se giocherà l'ultima fiche prima che il Croupier dichiari chiuse le puntate. Girano strane voci, pare che domani il Casinò potrebbe chiudere. Un breve viaggio nel rischio e nell'imbarazzo della scelta.

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La signora con il vestito blu è l'ultima che riesce ad abbozzare un sorriso. Dall'altra parte del tavolo il giocatore è rimasto con una fiche, nessuno ha più voglia di brindare. La simpatia di tutto il Casinò lo avvolge per la splendida serata. Si è seduto da qualche ora con una miseria di soldi, quasi fosse un primitivo con solo stracci addosso, del tutto fuori luogo nell'opulenza dei commensali. La fortuna si dirà? La platea la pensa diversamente, se sei un appassionato di roulette pensi sempre che ci sia del mestiere dietro quella palla che si ferma qua o là. Il giocatore ha puntato poco, piano, sempre conservando un bel gruzzoletto fino alle 22 circa. Alle 22.30 fa la prima puntata pesante, ed è  fortunato. Il primitivo non scherza, avranno pensato. Da quel momento non c'è scena per nessuno: i re della foresta e della savana, gli squali dell'oceano e le aquile delle alte vette, con gli orologi d'oro al polso e i collier di diamanti al collo, sembravano comparse in un brutto film. Il giocatore comincia ad attirare puntate su puntate, rimane cauto, furbo o, come diceva la signora, geniale! Gli altri puntavano grosso mentre lui incassava con puntate sicure. 

Presto la montagna di soldi copre metà del banco e qualcuno aiuta ad impilare le fiche. Il colpo di scena: il giocatore fa quattro puntate pesanti, tutte vincenti! Per un momento si avvicina il Direttore, confabula col croupier per capire cosa succede. Gli applausi e gli abbracci arrivano copiosi, il giocatore ha piazzato le zampate, come se in pochi minuti avesse inventato il fuoco, la ruota, la macchina a vapore e il computer. Nessuno dubitava più che fosse un genio, mentre tutti scherzavano su un aspetto inedito: non c'era più spazio sul tavolo per la montagna di soldi. 

Gli orologi segnano le 23.45, e qualcuno comincia a complimentarsi. "Rimarrà nella storia", sussurra il conte decaduto, signore delle profondità, al suo amico di mille giocate. "Pare che domani si chiuda, per sempre". I segreti in un Casinò sono come il gas, invisibili, sottili, e alla fine arrivano dappertutto. Prima ci sono le occhiate di sorpresa, poi le risatine, e poi lo sanno tutti. Tutti compreso il giocatore. Il dominio del mondo è abbastanza se devi dimostrare a te stesso quanto vali, ma gli altri cosa penseranno? La puntata potrebbe essere l'ultima, e i più maleducati lanciano qualche incitamento. Domani si chiude, ma se domani si chiude non c'è più un mondo da conquistare. O forse quel mondo è già conquistato?

 "Rosso", e la sala si riempie di un fragoroso boato. Rosso, e il genio punta tutto. Il Direttore si avvicina con passo celere, ma viene fermato dallo sguardo freddo e risoluto del giocatore. La puntata è valida. La mente del giocatore è già proiettata al futuro: un carro pieno di soldi, così tanti soldi che potrà aprire un Casinò tutto suo, forse in qualche lontano pianeta del Sistema Solare. Rosso, non c'è miglior colore per tentare la sorte, e poi quella della chiusura è solo una voce. In fondo il giocatore è lì per fuggire ad un mondo in cui circolano troppe voci, in cui l'ansia e la verità sono come due sorelle, l'una sempre presente, l'altra sempre sgradita. 

"Rosso". Il Croupier lancia, e per un attimo gli occhi si sollevano dalla figura del genio per posarsi sulla roulette. "Una voce come tante", pensa ancora il giocatore, "una voce come tante. Me lo ricompro domani questo Casinò, lo riapro io, ne riapro due, anzi tre se necessario". I suoi occhi sulla roulette, ma questo giro è più lungo del previsto. Così per un attimo il giocatore sente l'aria pesante, quel gas tutto insieme fermo sulla sua testa, e gli occhi di tutti quelli presenti in sala che fissano la roulette. Nessuno scruta più le mosse del genio, tutti concentrati su quella strana cosa tonda multicolore, come fosse la Terra vista dallo spazio.

Un giorno di tanti anni fa c'era un croupier ubriaco al bar del Casinò. Il bicchiere in mano e raccontava una storia molto strana, del peso differente della pallina quando cade sul rosso e quando cade sul nero. Tra le risate dei giocatori diceva che quando cade sul nero si percepisce come un tonfo, quasi pesasse il doppio. Quella sera l'ultimo giro di roulette pesò qualche migliaia di miliardi di tonnellate, e l'aria si fece molto pesante.

La signora col vestito blu si aggiusta la folta chioma bionda mentre guarda imbarazzata il suo genio. Rimane quell'ultima fiche. Il problema del giocatore non è se giocarla oppure no, in fondo era entrato con una miseria di soldi e sarebbe uscito senza quella lurida, insignificante miseria. Il vero problema del giocatore è quella strana voce. 

Potrebbe essere l'ultima giocata della sua vita. Ed è in buona compagnia, a quanto pare.

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Flavia Brevi ha votato il racconto

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Ficky ha votato il racconto

Esordiente

Cambierei solo "dal peso" invece di "del peso" e "fa" al posto di "fece". Per il resto è perfetto, il migliore letto finora. Segnala il commento

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Sara Noemi ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Lisa M. ha votato il racconto

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Paolo Fiorito ha votato il racconto

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