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Horror

{Rouge Sang} ❝Scarlett Rouge❞-Parte 2.

Di 🌗🌊🌘 LunaDeservedBetter🌊🌑🌔 - Editato da Marta Moscarini (me stessa)
Pubblicato il 22/05/2017

Iris e Jana sono due sorelle che vogliono fare finalmente una vacanza da sole: Miracolosamente, trovano una villetta affittata a prezzo stracciato in Costa Azzurra,Ma perchè Iris è così strana? Chi è la ragazza del sogno di Jana? Quanto lontano si spingerà Jana per proteggere ciò che ama?

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Uscii in punta di piedi, nel tentativo di non svegliare Iris, la cui camera era abbastanza vicino alla mia, e mentre ancora il cuore mi batteva forte nel petto dallo spavento, e una morsa si impadroniva del mio stomaco: non riuscivo a scordare quello sguardo penetrante, l'inquietante e gelida uccisione, la vita che lasciava gli occhi di quella ragazza, mentre i brividi correvano indisturbati lungo tutta la mia schiena, quando sentii un forte tonfo provenire dalla camera di Iris. Che diamine stava succedendo? Nonostante fossi frustrata al massimo, non esitai nemmeno un secondo, cominciando a correre verso la stanza, e spalancandone la porta. Pensai di trovarmi davanti chissà quale orribile scenario, ma era solo Iris in piedi davanti al grande mobile con specchio che era posizionato proprio accanto alla porta, ridacchiando. Io aggrottai le sopracciglia. ❝Va tutto bene, Iris?❞ la voce mi tremava. Qualcosa non andava, decisamente, qualcosa non andava. ❝Ma certo, Chérie, perché dovrebbe andare male?❞ disse lei, con un tono arrogante che non le avevo mai sentito usare prima. Anche i suoi gesti erano equivoci: era appoggiata con una mano sul cassettone mentre lo accarezzava, con una gamba sensualmente piegata davanti al corpo, e uno sguardo da pantera. Iris non era nessuna di queste cose: Era sempre stata la figlia modello, la sorella modello, gentile, dolce, buona, timida. Deglutii, abbassando i miei grandi occhi color nocciola per non incrociare i suoi azzurro ghiaccio. Qualcosa in lei mi metteva a disagio, la sentivo diversa, mi sentivo in pericolo. Così le diedi la buonanotte, andandomene il più velocemente possibile. Lei aveva arricciato le labbra, sussurrandomi un 'Buonanotte, Chérie' parecchio equivoco, che mi fece gelare il sangue nelle vene. Entrai nuovamente nella camera, chiudendomi a chiave ed infilandomi nel letto. Prima di chiudere gli occhi, avrei potuto giurare di sentirla ridere istericamente.

{Il giorno dopo}

Mi svegliai col sole che mi accarezzava la faccia, e quasi credetti che anche il comportamento di Iris ieri notte fosse parte del sogno , ma dovetti velocemente tornare alla realtà, quando sentii bussare alla porta, e successivamente una voce melensa e più bassa di parecchie tonalità rispetto a quella di Iris disse ❝Quanto sei dormigliona, Chérie, svegliati, non vedo l'ora di divertirmi con te! ❞ dopodiché, scoppiò nuovamente in quella risata da brivido. Stavo morendo di paura, ma non potevo mostrarlo, la situazione sarebbe potuta persino peggiorare. Finsi una risata, e un tono allegro, rispondendo: ❝Ma certo, Iris, mi vesto e scendo!❞ Lei sembrò mangiare la foglia, perché sentii i suoi passi che scendevano per le scale, e tirai un sospiro di sollievo. Avevo mentito. Non sarei scesa da lei, chiunque fosse. Forse ero pazza, ma non potevo credere che quella fosse mia sorella. Dovevo fare qualcosa, e subito, ma cosa? Respirai profondamente, riconsiderando la mia scelta. Dovevo scendere per forza, non potevo far capire a chiunque fosse quella cosa o persona che avevo capito, altrimenti chissà che mi avrebbe fatto. Scesi, e dopo un po' tutto sembrò tornare alla normalità. Preparammo i borsoni, indossammo nuovi costumi e ci dirigemmo in spiaggia, anche se notavo sempre più dettagli che mi facevano pensare a tutto tranne che a mia sorella Iris, quella originale, si intende. Ad ogni modo ci sdraiammo all'ombra del nostro ombrellone, godendoci il rumore delle onde del mare, o almeno io ci provavo, mentre Iris continuava a fare battute poco consone sui ragazzi in costume, e su quanto avrebbe voluto ''beccarseli''. Improvvisamente, avevo visto una testa bionda spuntare vicino al campo di Beach Volley, e mi era mancato il respiro. Si trattava di Charles, il ragazzo di cui ero innamorata da due anni. Ma che ci faceva Charles lì? Quando poi si avvicinò a me per salutarmi, le mie guance erano ormai diventate rosso fuoco. Mi invitò ad entrare nella sala giochi con lui per sfidarmi, e io non me lo feci ripetere due volte: meno tempo passavo con ''Iris'', meglio era. Mentre ci allontanavamo, notai una scintilla di pura cattiveria attraversare i suoi occhi, mentre annuiva lentamente, sorridendo in modo sinistro. Nonostante la mia ansia crescesse sempre di più, quel ragazzo che tanto amavo mi aiutò a togliermi quella storia dalla testa. Non sapevo quasi nulla di lui, non eravamo nemmeno conoscenti, mi chiedevo perché avesse voluto giocare con me ai videogiochi, ma poco mi importava. Mentre giocavamo, ogni tanto lo guardavo: Era perfetto come sempre, i grandi occhi azzurri, la pelle chiara, l'altezza, il suo essere così robusto, i capelli biondi. Inutile dirlo, vinse sempre lui. Ero cresciuta coi videogiochi, ma decisi di farlo vincere di proposito, soltanto per vedere quel sorriso che tanto mi piaceva. Mi accompagnò a casa, e mi salutò con un bacio sulla guancia: fu il pomeriggio più bello della mia vita, anche se quando giunsi a casa erano ormai le nove. Salii le scale sorridendo, ma quel sorriso si spense non appena arrivai alla fine della prima rampa. Un profumo dozzinale appestava l'aria, facendomi tossire. Sentivo l'inquietante voce bassa della ''Nuova Iris'' provenire dalla sua camera. ''Forza Jana, ce la puoi fare''. Dissi a me stessa, più per autoconvincermi che per altro. Una volta aperta la camera, spalancai gli occhi dalla sorpresa: ''Iris'' era davanti a me, ed era conciata come non l'avevo mai vista. Indossava un cortissimo vestito rosso, oscenamente stretto e scollato, quel poco seno che aveva schiacciato in un push-up, si era fatta le trecce e indossava del trucco pesantissimo, e delle scarpe altissime. Alla vista di quell'outfit, il sangue mi salì al cervello, e le bloccai il polso che stava avvicinando al proprio occhio per mettere il mascara, guardandola severamente dentro agli occhi..❝Scordati di lasciare questa casa vestita in questo modo❞ sibilai nervosamente tra i denti, ma lei si divincolò e corse per la seconda rampa di scale. Quella scala portava al tetto, che diamine aveva intenzione di fare? Una volta arrivate, lei si mise a urlare come una matta, con gli occhi sgranati come se si fosse drogata, o se fosse posseduta dal diavolo. . ❝Lasciami vivere la mia vita, voglio solo uscire, farmi così tanti ragazzi da non contarli sulle dita, ubriacarmi, è così sbagliato? Sei solo una puttana!❞. 

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