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Narrativa

Rumori molesti.

Pubblicato il 26/10/2021

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Silenzio. Pur stando in ascolto con il massimo dell’attenzione, pronto ad interpretare immediatamente come un pericolo qualsiasi pur minimo rumore possa giungere alle mie orecchie, non sento nulla, se non il mio vecchio cuore che batte, ed il leggero fruscio nella testa dato dal sangue che scorre regolare all’interno delle mie vene. C’è un dentro ed un fuori, in tutte le cose, ed io me ne sto qui a passare la notte avvoltolato in questo cartone, senza che al momento mi giunga alcun rumore. Lontano, perso chissà in quale contrada che non conosco neppure, solitario e forse un po’ triste, ma in questo caso quasi rassicurante come il respiro naturale della città, il fischio appena avvertibile di un treno in arrivo o in partenza, nell’aria fredda e sospesa di questa notte qualsiasi, che non mostra al momento alcuna differenza con tutte le altre notti. Sollevo leggermente le palpebre, giro gli occhi da una parte e dall’altra, guardo qualcosa senza grande interesse, in questo buio leggermente tagliato da un gruppo di lampioni potenti, posizionati su in alto nella piazza vicina, e subito dopo mi volto su un fianco, come uno di quelli che ancora cercano di creare una difesa al proprio corpo, e stanno sempre come in attesa del colpo che arriverà prima o dopo, a svegliare in un lampo di dolore questo sonno strappato alla strada.

Lieve rumore. Forse soltanto qualcuno che passa poco lontano, oppure un semplice pezzo di carta mosso dal vento, una lattina vuota che rotola sul marciapiede, chissà, magari i ragazzi dell’associazione che ti portano il tè caldo, una coperta, una pacca sopra la spalla. Niente, resto fermo, tanto che potrei forse essere morto, e penso: chissà se qualcuno da dietro mi guarda in questo stesso momento, magari ha pena di me, oppure ritiene questo fagotto una spazzatura da prendere e togliere subito, come qualcosa che è solo un disturbo, perché produce un’immagine del tutto sgradevole della città. Adesso, poco distante, stanno lavando la strada: passa una macchina che spruzza dell’acqua sotto a una spazzola, e intanto aspira ogni residuo di vita, ad annullarne le tracce.

Colpo sul muro. Poco lontano qualcosa sta succedendo: mi giro, osservo due o tre ragazzi mezzi ubriachi che si divertono a svegliare un vecchio come me, apparentemente senza difese, ma io tiro su la mia testa, mostro subito l’espressione di uno che non sarà tanto facile da abbattere, e che forse ha persino un coltello nascosto da qualche parte, e magari è anche pronto ad usarlo, perché non ha molto da perdere, e forse sa persino difendersi. Gridano qualcosa, a distanza, ridendo in modo sgraziato, e poi se ne vanno, spingendo le loro facce dietro qualcosa che sembra apparire più facile, più divertente, un’impresa che dia loro maggiori soddisfazioni, con un impegno minore. Mi giro, tutto adesso pare più quieto: la spazzatrice stradale ha voltato verso qualche altra parte, persone a piedi non se ne vede, sento soltanto una moto ruggire lungo la via principale, e dopo più nulla.

Silenzio. È bello immaginare il quartiere immerso nel sonno, in quella fase del giorno in cui tutti appaiono uguali, e i sogni di ognuno possono essere anche i più differenti, indipendentemente da chi sta sognando. Devo cambiare abitudini, penso; trovare un giaciglio un po' più sicuro, dove non ci sia da stare sempre in allerta, ed il mio fagotto di stracci non dia tanto nell'occhio.

Rumore secco vicino. Mi volto, sono i ragazzi di prima, sono tornati con intenzioni peggiori, ridono, uno di loro sbatte una spranga di legno su un palo, per farmi capire cosa mi attende. Non cerco neppure di tirare fuori il coltello, sarebbe peggio per me, mi limito a guardarli e ad attendere. Loro si fanno vicini, sono sempre più minacciosi, stavolta non riuscirò certo a cavarmela penso, spero solo che facciano un lavoro completo, che non mi esponga a sofferenze ulteriori.

Poi, un rumore più forte. Gira dall'angolo la spazzatrice stradale, illumina tutti coi suoi fari potenti, scendono in due vestiti di arancio, i ragazzi vanno subito via, e dopo poco anche io me ne vado con le mie povere cose: questo non è un posto adeguato a dormire penso; ci sono troppi rumori.

Bruno Magnolfi

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Graziano ha votato il racconto

Esordiente

Tematica forte. Bel racconto, davvero ben scritto.Segnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Il tema dei senzatetto è un tema che ha colpito anche me, e anche doktor che ha votato qui sotto. È un argomento che mi prende lo stomaco e che mi strapazza ben bene. Ricordo un signore, Michele, che incontravo in aeroporto, perché veniva dormire lì, nella zona arrivi. Ci salutavamo, due chiacchiere con lui che tutte le volte si sforzava di ricordare il mio nome ma non gli sovveniva mai. Dopo la pandemia non l'ho ritrovato, mi hanno detto che non ce l'ha fatta. Insomma questo non è importante, ma percepisco un cambiamento nella tua scrittura, rispetto ai racconti precedenti, e ti ho letto molto volentieri.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

l'alternarsi di frasi molto brevi e molto lunghe rende bene a mio parere il senso di allerta. ci sono, nel protagonista, un disinteresse e una rassegnazione più dovuti che veri - come un'alternanza, anche qui, tra un darsi alla vita e un darsi tutto alla morte. e poi i rumori della città che, sempre uguali ma in fondo sempre diversi, sanno stupire e salvare. Segnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Alma R. ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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GAP ha votato il racconto

Esordiente

Mi è piaciuto questo ritmo scandito dai suoni e hai reso bene il senso di rassegnazione a quel colpo che prima o poi verrà.Segnala il commento

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Marco Verteramo ha votato il racconto

Scrittore

Gran bel testo davvero. Spesso, di pancia. La prima persona rende benissimo Segnala il commento

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Alessandro D. Massa Larsen ha votato il racconto

Esordiente

Ottimo :)Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Sì, è un bel racconto, credibile, essenziale, scandito dal suono e dall'assenza. Il tuo personaggio riempie la scena e lascia il sapore amaro della solitudine e dell'abbandono. Bravo Bruno.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Non è un paese per senzatetto. Molto ben scritto, a parer mio.Segnala il commento

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di Bruno Magnolfi

Esordiente
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