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Fantastico

Saluti da Cornacchio: come i pupazzi di neve hanno rovinato la mia vita

Di Howl
Pubblicato il 30/03/2021

Dall'oltretomba del mio disco rigido. Un antefatto. Avete già letto due capitoli, e manco lo sapevate. A presto Geremia!

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Ciò che è stato ritrovato tra le macerie della baita. Considerazioni: senza alcun senso.


Saluti da Cornacchio: come i pupazzi di neve hanno rovinato la mia vita


Una giornata come un'altra questo sabato a Cornacchio. Il sole si finge morto pur di non svegliarsi e svegliare gli abitanti del luogo, i cosiddetti Pepidi, con l’accento sulla e. La carogna di un topo-sfera se ne sta lì ai piedi del chiosco dei medicinali scaduti. Il chiosco è di Tozio, lo gestisce con la sorella Abbammenella nota filantropa e scrittrice di romanzi di fantascienza.

Tozio tossisce, guarda la sorella e dice: «oggi fa freddo.»

E la sorella: «già.»

E tozio: «eh-eh.»


Ma passiamo ad altro.


«Domani viene la bufera, me lo ha detto mia mamma.» Il piccolo Timmy Tauro al suo amico Jervish la Spia.

Niente di che, stanno lì a giocarsela a dadi scommettendo teste di pesce. Il sole decide di svegliarsi, si stiracchia e guarda giù, trova un albero nuvola e ci fa pipì contro. Viene fuori una scia chimica dorata che i Pepidi ammirano a bocca aperta.

Il sole torna a fingersi morto.


È campagna, vedete, due bambini in sella alle loro biciclette pedalano come se non ci fosse un domani. Vanno a pesca, fa freddo, vanno a pesca e fa freddo.


Il lago Komoro disabitato, tra sterpaglie e vecchi draghi.

Un tempo meta turistica ora solo un’enorme pozza nera. Pesci morti galleggiano, i due bambini di prima gettano la rete e la tirano a riva.

Il bottino è quello che vedete: pesci putrefatti e micini.

Al lago Komoro, in una decrepita baracca, vive l’asceta Haik, un vecchio sulle trentina senza barba ma con capelli e cappelli in quantità. Porta un paio di occhiali da sole con le lenti rosse. Osserva dalla veranda. Apre il giornale alla pagina dei fumetti e legge. Di tanto in tanto alza gli occhi e bestemmia.

Si gratta il cappello dei Chicago Bulls, un fiocco di dannata e maledetta neve va a posarsi sul dorso della sua mano destra. Il fiocco di dannata e maledetta neve si scioglie.


Arrivano rinforzi. A manetta --> voce fuori campo con marcato accento cornacchiese.


Nevica dunque, prima piano poi forte. Tutto intorno è bianco nel giro di un ora. I due bambini arrivano a casa semiassiderati. Non passeranno la notte, questo ve lo anticipo.


Il giorno seguente un esercito di Gobby invade la Tedeschia, da Cornacchio il Sole non esce nemmeno per la pipì dell’ora di pranzo.

Il cielo è grigio seppia. Brezza elettrostatica, fratello del Sole, apre il sipario sul popolo dei Pepidi: un nuovo giorno, tirato su in piedi a caffè e sigarette.

La gente mette le catene alle gomme, va al lavoro da qualche parte su al Nord. Il lavoro è per i poveri, dicono in troppi al bar Panama. I vecchi maledicono la gioventù, la scuola è chiusa e i bambini festeggiano in ogni dove tirandosi palle di neve e sassate in faccia. Tamara O’Neill ci rimette un figlio.

Ma è così stupendamente stupendo qui fuori, slittini e Tyrannosaurus Rex ovunque. Il grasso Big Bill Williamson dell’Ohio saluta chiunque perché è un rincoglionito dimmerda. La signora Esse Tronza spala il vialetto d’ingresso di casa e il suo cane Ortello si ruzzola sulla neve fresca. Il sindaco Nick Nero passeggia allegro in via Joe Succhio sorvegliato a distanza dai suoi bianchispermi da pascolo. Tanta gente felice per le strade, tante marche da bollo da due euro e aspirine.


Il primo pupazzo di neve si chiama Dorotheo, ha quarant’anni e vive coi nonni. Il suo creatore e biografo ufficiale è un certo Gat Gai, prototipo del bambino scassa balle di quinta. Quinta elementare, scuola Jenny Lynn Carter, nell’ East Side di Cornacchio.

Gli mette una cuffia di lana sul testone tondo tondo, una sciarpa nera. Gli fa lo sguardo incazzatoabbestia. Va in casa, sfila una Lucky Strike dal pacchetto del suo vecchio e poi va ficcargliela dritta alla finta bocc’a ghigno. Dorotheo fuma dall’asilo, nessuno può batterlo nemmeno Blacula, il figlio di Kong e Giuda Iscariota. Cazzo s’è forte!

Dorotheo è alto un metro e sessantacinque, pesa circa cento venti chili… ma si è messo a fare la dieta Dukan [mi ha detto di scriverlo, sì l’ho scritto, sì guarda qua porca zozza!]. Tra due ore esatte, controllate pure se vi va, prenderà vita.

Sarà la fottuta fine per i Pepidi, ma non per me, io scrivo e basta.


Il secondo pupazzo di neve si chiama Merda, ha ventisei anni, è sposata con il terzo pupazzo di neve (Glinda Teodora, 23 anni) e ha due figli e mezzo (Vicky Teodora, 8 anni; Liuk Teodora, 3 anni; Mitch Teodora, 1 anno, ancora in fase di sviluppo). La sua creatrice è Boooum Abigail Tremarella, una vecchia busona dell’ospizio “Sette Nani e Tre Troll”. I vecchi slombati suoi coinquilini stanno dietro i finestroni a deriderla. Lei continua a impastare, chiappe al vento. Gli infermieri arriveranno al secondo infarto.

Boooum Abigail Tremarella vi dice “cià”.


Questi qui non sono mica poi così importanti per l’economia della storia però. Fanno numero, fanno esercito, fanno caos. Fanno morte.


Poi c’è il Clown, l’Uomo di Nailon, Gorbačëv, Ulisse, Manny Man, la Morrisa, Ruth Esp, Mancuso, Buon Anno Stronzi!, L.A. Druida, Teo, Mezza Scema, Carlo il bidello, Mestruata, Emmanuelle La Von VIIª, Mary Bonaventura, Orazio Malinverni, Pierre Sabrettì, Nicodero Ruspante, eccetera eccetera.


Vengon su come tumori a Chernobill, guardate lì che fatto. Bambini, vecchi, disoccupati, padri di famiglia, madri divorziate, insegnanti isterici, guerrafondai, ragazze di strada, troi, carni bastarde, tutti in paese a tirar su pupazzi di neve.

Inconsapevoli.

Si condannano a morte con il sorriso sulle labbra.


Quel che succede è un delirio sub-umanoide. Immaginatevelo per dio!


Sangue e viscere. Corpi umani scarnificati. Pietre focaie e fili elettrici e folletti irlandesi ignudi. Fiumi di sbobba. Passerotti. Avvocati divorzisti.

Canzoni Hip Hop e Dorotheo che mangia infanti.

Cornacchio diventa lo scenario di una fottuta mattanza!


Sono stati i pupazzi di neve a farlo, sono stati loro, li ho filmati ma non ho più le prove, mia zia c’ha registrato sopra una puntata di Centauri.


Io dico che è male tutta questa storia, anche perché i pupazzi di neve avrebbero vita breve se mai il Sole decidesse di svegliarsi e bruciare.


Anticipazioni: come sono andati realmente i fatti (“un mio amico mi ha fatto una cassetta” cit.) e Dorotheo che diventa spacciatore di neve.

A presto Geremia!

Espressione finale: ùù


Bonus Track:


Geremia


Geremia.

Dovrebbero farci un film su Geremia. Dico del ragazzo che mi porta il mangiare a casa. Ha un che di tragico. È la sua faccia smunta, spigolosa, grottesca. L’attaccatura dei capelli alta, il frontone solenne, gli occhi assenti e quel sorriso inchiodato a sangue dal suo vecchio pà, il padrone del ristorante “Da Adolfo” dove lavora da una vita e mezzo.

Và in cancrena, ha ventisei anni ma và in cancrena. Credo ci sia nato con quella fottuta pelle macera. Bucata, scavata e scorticata via.

È un oltretomba che cammina, viene fuori dal mausoleo di famiglia, io credo che i suoi l’abbiano disseppellito tempo fa per risparmiare sulla manodopera. Mandare avanti l’attività, quel ristorante che nessuno si fila.

A tempo perso mi faccio di queste paranoie, sono troppo cattivo ma, davvero, Geremia ha proprio l’aria di uno che va in cancrena. Una vita in cancrena.

«Fanno ventisette euro e 60» dice.

La bruttezza di Geremia mi risolleva la giornata. Lo trattengo qui da me il più a lungo che posso. Parlo di stronzate.

So di fare schifo, so che la mia vita è un cazzo d’Inferno all’Opera, che ho tirato l’acqua del cesso dopo averci pisciato dentro l’anima e il mio talento, che la mia ragazza mi ha lasciato e altri bla bla bla e ba-ba-balbettii catastrofici che tanto dico, non ci tiro fuori neanche uno straccio di compassione da voi umanoidi, neanche una da quattro soldi, di quelle compassioni da soap opera e stamberghe. Questo solo per rendervi un’immagine senza filtro del sottoscritto e dirvi che l’esistenza di un tizio come Geremia fa nascere nel mio di dentro un sentimento di riscatto. Mi rinvigorisce. Il mio io stravolto esulta, ritrova tutto l’amore e la bellezza di questo mondo nel volto di quel cristiano maledetto.

Dovrebbero farci un film dico io. Uno di quei film che all’uscita in sala nessuno va a vedersi. 

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Maurizio Ferriteno ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Il sentimento dell'invidia non mi appartiene, ma pagherò qualcuno per dirottare i tuoi racconti direttamente nel mio Pc e bloccare quello di Franco. Sarò la prima a leggere Howl e Franco l'ultimo a commentarlo. Sei grande Howl, nella tua scrittura non c'è un solo granello di neve.Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Sei sorprendente nel tuo narrare perché c’é tutta la magia delle fiabe in una chiave contemporanea e con un’idea quasi futuristica. In più c’é la bellezza eterea della neve in cui si costruiscono personaggi che si possono sciogliere sotto un flebile sole. É una sensazione effimera e struggente. Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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Tella ha votato il racconto

Scrittore

GenialeSegnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Splendido. Ammirevole.Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente

Magistrale rappresentazione del mondo allucinatorio contemporaneo. Complimenti anche per lo humor e l'infinita vena comica e dissacrante, come raramente si incontrano di tale levatura e perfezione satirico/esistenzialeSegnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Davvero mi sorprendi sempre, Howl. Come Franco, anch'io ho subito voglia di rileggerti - ho paura di avere perso qualcosa in questo turbinio, qualche domanda o qualche risposta, pensieri buttati lì come se niente fosse, come la storia di un venditore di neve che può moltiplicare a popolare un mondo intero.Segnala il commento

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Zaccaria Chelli ha votato il racconto

Esordiente
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blu ha votato il racconto

Esordiente

é fantastico, síSegnala il commento

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Il puma del Sîambù ha votato il racconto

Esordiente
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

La fantasia al potere: Credo che la tua sia una scrittura in "medias res continuo"... nel senso chi ti si può leggere anche senza rispettare l'ordine degli avvenimenti. La storia c'è... eccome, ma gli elementi della tua trama sono spesso intercambiabili, il nesso causale non è eminentemente logico o consequenziale, ma narrativo, e scaturisce dalla "libertà" degli elementi che usi. I nomi propri, l'indipendenza sintattica di molti periodi, l'autonomia simbolica degli elementi narrativi... tutto converge e diverge, di continuo, in un scrittura ellittica e plurimorfica, che si adegua agli avvenimenti, mentre li definisce, lasciando sempre uno spazio a ulteriori definizioni. Non so perché, però mi sono chiesto di che colore fosse la montatura del tipo con le lenti rosse. Forse perché tu fai le domande giuste, più che rispondere. Per questo viene voglia di rileggerti. Perché il lettore viene stimolato a interrogarsi... e tu gli fornisci le domande che vorrebbe sentirsi rivolgere, senza preavvertimento. Tu sovverti la linea di comando editoriale pensiero/idea/scrittura/editing/riscrittura/lettura... tu sei più scrittura/pensiero/idea/riscrittura/lettura... e poi editing, eventualmente. Sei dolcemente brutale, un triceratopo gentile... un Ti Rex vegano, uno squalo che gioca a ping pong con i delfini. Ti si legge con la voglia di rileggerti, perche le domande che susciti non si esauriscono mai. Non si sa se ridere o piangere. Ma si continua a ridere. Piangendo. Grazie, Howl. Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente
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Imago ha votato il racconto

Esordiente
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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Dovrebbero farci un film, sì, su quello che scriviSegnala il commento

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di Howl

Scrittore
Editor
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