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Narrativa

Scarpe rosse (capitolo II)

Pubblicato il 16/10/2020

Segue da "Scarpe rosse"

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Vivevamo all’estremità del paese, tra l’ospedale e il cimitero. Mi sono sempre chiesta perché i miei avessero scelto quell’isolamento forzato piuttosto che una casa in piazza o dalle parti della villa comunale. Affacciandoci dal balcone, le nostre ambizioni si potevano spingere da una parte alla pace eterna e dall’altra a una malattia che giustificasse il nostro soffrire. Noi, nel mezzo, languivamo.


Non ci mancava niente, eppure i nostri silenzi tradivano la sensazione che qualcosa ci fosse stato sottratto ingiustamente. Ci aggrappavamo a quello che restava. Lo tenevamo stretto nel timore costante che qualcuno arrivasse a portarcelo via. Lesinavamo le parole e quelle che superavano la barriera delle labbra ne uscivano fiaccate dallo sforzo. Ci volevamo bene, ma non sapevamo dircelo.


Così, quando mio nonno si è ammalato, non sono mai andata a trovarlo in ospedale. Non volevo vederlo nemmeno da sano. Era tutta una questione di merito: io non meritavo il suo affetto, lui non meritava la mia compassione. È arrivata la sera in cui mi hanno costretta:

- Forse non supera la notte – hanno detto. – Devi almeno salutarlo.

Ci sono andata di malavoglia. Strisciavo i piedi sul pavimento con la testa bassa. Mio padre si è fermato sulla soglia della stanza. Mi ha dato un colpetto sulla schiena per farmi entrare. Era lì, sprofondato nell’ultimo letto in fondo alla camerata. Non sembrava nemmeno più lui. Di quell’uomo corpulento erano rimaste solo un mucchio di ossa tenute insieme da uno strato opaco di pelle maculata. Tutto era troppo bianco e troppo illuminato. In mezzo a quella luce faceva la figura del cherubino caduto in disgrazia, con i tubi che gli uscivano dalle narici e dalle braccia. Io mi ancoravo all’unica macchia di colore, le mie Dr. Martens bordeaux. Le portavo sempre, sia d’estate che d’inverno, perennemente slacciate.


Mi sono avvicinata per guardarlo da vicino. Era indifeso, nudo e avvizzito sotto il camice. Una mela marcia da sempre, ben presto avrebbe cominciato a brulicare di vermi. Avrei dovuto amarlo e invece lo odiavo. La cosa era reciproca. Nonostante tutto, però, in quel momento provavo pena per lui. Ho fatto un altro passo. Le mie ginocchia sfioravano le lenzuola. Lui, disteso, fissava il soffitto senza vedere. Mi sono chiesta a cosa stesse pensando, se stesse facendo la conta dei peccati. Non si era accorto della mia presenza. Gli ho toccato la mano con la punta delle dita, poi gliel’ho stretta. Lui ha ricambiato. Mi si sono inumiditi gli occhi. Alla sua redenzione corrispondeva la mia assoluzione. A fatica ha girato la testa verso di me. Non riusciva a mettermi a fuoco, ma quando l’ha fatto ho sentito la sua mano irrigidirsi. Si è sottratto alla mia stretta e ha distolto lo sguardo. Sono rimasta qualche secondo lì impalata. Il gelo mi è salito dalle falangi al radio, ha percorso l’omero e si è diffuso sul costato. Il cuore si è sporto dalla gabbia toracica ed è rimasto attonito. Una lacrima pronta a lasciarsi scivolare lungo la guancia si è cristallizzata all’angolo dell’occhio.


Mi aspettavo un ripensamento. Ci ho sperato, quanto meno. Ero al suo capezzale, eravamo soli. Per lui sarebbe stato un segno di debolezza ma, se solo avesse intrecciato le sue dita alle mie, avrei mantenuto il segreto. L’immagine dell’uomo tutto d’un pezzo non sarebbe stata intaccata. Non aveva più nulla da perdere. Eppure non ha lasciato sfuggire l’occasione di togliermi ancora qualcosa. Ha concentrato le ultime forze per scacciare la mia mano. Il suo volto si è contratto in una smorfia, non so se di dolore o di disgusto. Ho voltato le spalle e sono uscita dalla stanza.


Mio padre mi stava aspettando in corridoio. Era di spalle, guardava fuori dalla finestra. Anche lui è corpulento, con le spalle larghe. Avrei voluto abbracciarlo da dietro, poggiare la guancia sulla sua schiena. Volevo che il calore si trasmettesse dalla sua pelle alla mia. Gli ho toccato un braccio. Lui si è voltato e con un’occhiata ha tentato di soppesare i miei pensieri. Non è mai stato bravo a capire qualcosa di me.

- Com’è andata? – ha chiesto.

- Bene – ho risposto. – Sta morendo.

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Commenti degli utenti

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Eccolo, il Signor Fabiani, che si erge in tutta la sua compiutezza editoriale, chiedendosi (e chiedendoci) come mai Simonetta Gallucci non sia ancora "diventata" scrittrice, viste le sue indubbie qualità. Sottoscrivo in pieno la "tensione emotiva e letteraria" di questo dubbio, "fabianesco", perché anch'io ritengo che Simona abbia scritto davvero un bel racconto , e concordo per l'ammirazione per "quello stato d'animo multiforme, confuso e contraddittorio" che troviamo inchiodato in una riga, con chiarezza precisione... ed emozione. Ma trovo assolutamente fuoriluogo tutta la "prosopea verbale" che il signor Fabiani si sente di dover usare, perché sospetto - ahimè - che il sottoscritto ci abbia lasciato il suo commento soprattutto per sottolineare la propria indicibile, immarcescibile ed ineludibile - ahimè- competenza editoriale, che non riesce a controllare, usandola con quel tono "tranchant ed arrogante" al quale ci ha abituati. Il signor Fabiani continua ad arrogarsi una "posizione" che nessuno gli ha chiesto, né proposto, ma è probabile che la redazione di Typee - sfiancata, sfinita e consunta, anch'essa, come tutti noi - gli offra un contratto di "collaborazione" , per il quale perorerò sentitamente la causa, con le mie umili forze, in attesa del sostegno di altri "scrittori" . Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

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Daniela Madoi ha votato il racconto

Esordiente
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Isabella☆ ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente

Scritto bene e denso di significato ma l'esultanza di Fabiani un po' fuori luogo. Scusa tu non c'entri... complimenti :)))Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

"Alla sua redenzione corrispondeva la mia assoluzione": ora è tutto chiaro, anche la scelta del titolo. Scrivi "dolore o di disgusto", probabilmente il nonno morente li provava entrambi: il primo provocato ad altri, l''altro verso se stesso. Aspetto il seguito, e sarà la parte più difficile da scrivereSegnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Complimenti Simonetta, davvero ben scritto e coinvolgente. Seguo.Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

Scrittore
Editor
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Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente
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Signor Fabiani ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Solo una domanda: com'è che qui - suTypee - non ti è stato ancora riconosciuto lo status di "scrittore"? La qualità superiore della penna è chiara a tutti. Ribadisco: è un caso di scuola. Non so - e non me ne frega nulla di sapere - se il racconto è vero o inventato, in tutto o in parte. Ma che mi importa se sono ricordi personali, creazioni della fantasia o una miscela delle due cose? E' invece della più grande rilevanza che il racconto svela qualcosa che non sapevamo di sapere, e lo fa con le parole giuste, cioè con le uniche parole possibili. "Lesinavamo le parole e quelle che superavano la barriera delle labbra ne uscivano fiaccate dallo sforzo. Ci volevamo bene, ma non sapevamo dircelo". Quanto è vero - tra genitori e figli, tra fratelli e sorelle, tra nonni e nipoti - quanto è vero, a prescindere che all'autrice sia accaduto o meno. E' uno stato d'animo multiforme, confuso, contraddittorio, che ora troviamo inchiodato in una riga, con chiarezza e precisione, ma anche con emozione. E poi il fatto che le cose (forse) non stanno come le avevamo banalmente immaginate nella prima puntata, che (forse) c'è qualcosa di più complesso. Inoltre maneggi e governi la retorica con sicurezza. Brava. Questo è scrivere! Aspetto di leggere le altre puntate, con l'auspicio che siano della stessa qualità (e la cosa è parecchio sfidante).Segnala il commento

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LaborLimae ha votato il racconto

Esordiente

Alla giovane collega i miei complimentiSegnala il commento

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di Simonetta Gallucci

Esordiente
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