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Narrativa

SCIROCCO

Pubblicato il 05/08/2020

Dedicato a Narduccio, ultimo pescatore di Marina Serra di Tricase

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26 Voti

Scirocco.

Scirocco se ne stava lì, affacciato al muretto, quello che dava sul porto, se ne stava lì, in mano una birra, a volte una sigaretta, a volte solo lo sguardo

e altre

altre nemmeno quello

che la pelle bruciata dal sole e le rughe, i solchi, che segnavano il suo viso, gli chiudevano gli occhi, che quasi sembrava che gli occhi non ce li aveva, che c’aveva una maschera, o che dormiva, ma lui non dormiva

lui se ne stava lì, e guardava il mare

e il mare guardava lui

e noi

noi guardavamo lui e il mare che si guardavano.


Si chiamava Scirocco, come il vento, quello umido, che porta nebbia, caldo e sudore, Scirocco, perché lui, lo scirocco, lo sentiva, lo sentiva prima degli altri, prima di tutti, prima di noi.

Affacciato al muretto, birra, sigaretta e lo sguardo verso il mare, all’improvviso alzava il mento, poi un respiro e il mare gli entrava nelle narici, nelle orecchie, e in poche ore, eccolo, il vento, il vento cambiava

e arrivava lo scirocco.

Ma lui non sentiva solo lo scirocco, lui li sentiva tutti, i venti.

Mento, rumore e odore di mare

e il vento girava

e arrivavano la tramontana, il grecale, il ponente, arrivava il libeccio

ma a lui

a lui lo chiamavano Scirocco

perché lo scirocco è umido

lo scirocco è nebbia, caldo e sudore

lo scirocco ti toglie il fiato

è di poche parole

come lui

lui che dello scirocco

ne aveva ancor meno

di parole.


Alzava il mento

e poco dopo

cambiava il vento.


Scirocco aveva una barca e pescava, con le reti. Era l’ultimo, lì in paese, lui e la sua barca, verde, di legno, da pescatore. Era la più bella. Le altre barche erano di turisti, per le vacanze, di plastica, grandi, piccole, piccole vasche da bagno galleggianti, per fare le gite, la sua invece era per pescare, per vivere, per sopravvivere, lui e la sua barca, verde, di legno.

Tutti giorni, nel tardo pomeriggio, lo vedevamo uscire, dal porto, verso l’insenatura sotto la montagna, sotto il Calino. Era il suo posto, sempre quello, davanti alla grotta Matrona. Andava, lasciava le sue reti e poi tornava, e si metteva lì, affacciato, birra e sigaretta, a guardarsi con il mare, a guardare le lampare che dal porto vicino venivano trainate fino a lì, ad accendere il buio di piccole stelle traballanti, ma nessuna, nessuna si fermava sotto al Calino, lì dove lui lasciava le sue reti.

La mattina presto, all’alba, con le finestre mezze aperte e le lenzuola fradice, lo sentivamo uscire, sentivamo il motore della sua barca, che usciva con lui, e andavano là, sotto al Calino, a ritirare il raccolto, e se il raccolto era stato buono lui poi bussava le finestre mezze aperte, che il sole ancora non era alto, e c’aveva le aguglie, uno scorfano, e triglie, spigole, tutto dentro a un catino azzurro

poche parole e pochi denari

per il pesce fresco, buono

appena pescato

poche parole che se parlava

nun si capiva nensi…

che lui, lui parlava il dialetto stretto dei pescatori

il dialetto del Salento

e il suo dialetto sapeva di fumo, di birra e di vento.


Venduto il pesce se ne tornava poi al muretto, a guardare il mare, e se ne stava lì, per ore e ore

poi alzava il mento

e dopo poco cambiava il vento.

A volte capitava che scendesse giù al porto a tirare barca in secca, e allora tutti scendevano e tiravano su le barche, o rinforzavano gli ormeggi, anche se il mare era calmo, che dopo poche ore, ecco, arrivava la mareggiata, che se qualcuno non era stato lì, e non l’aveva tirata su, la sua barca, allora forse l’avrebbe ritrovata mezza sfondata, affondata, contro gli scogli, o le corde strappate dalle onde, o niente, niente più.

Tutti ancora ricordano il giorno che Scirocco era sceso al porto e aveva tirato la barca in secca e poi se ne era salito a casa. Tutti subito scesero a salvare le barche, le tirarono su o rafforzarono gli ormeggi, che presto sarebbe arrivata la mareggiata, ma la mareggiata non arrivò.

Il giorno dopo Scirocco se ne scese, un secchio di vernice verde e sigaretta in bocca, e si mise a sistemarla, la sua barca, che in alcuni punti la vernice si era scrostata. La barca rimase in secca per due o tre giorni e poi se ne tornò al suo posto.

Il posto della barca di Scirocco era proprio dove il porto si apriva verso il mare, dove c’era una specie di angolo, ed era il posto migliore, che lui in mare ci usciva tutti i giorni e da lì a lui bastava accendere il motore e usciva e calava le reti e tornava, e poi, all’alba, ancora usciva e le reti se le andava a riprendere

e tornava.

Tornava sempre.

Non sapeva nuotare, ma che serve a un pescatore sapere nuotare?

Forse che i piloti degli aerei sanno volare? Eppure tornano.

E lui, Scirocco, era sempre tornato.


Ma ora sono passati gli anni e Scirocco al muretto non c’è più.

Sono passati gli anni.

Il porto è vuoto, non ci sono più barche, dicono che è un porto solo per fare scalo, c’è un’ordinanza che lo dice, e forse c’è sempre stata, scritta nero su bianco, ma nessuno lo sapeva, nessuno sapeva che non ci si poteva fermare, non si poteva ormeggiare, che si poteva fare solo scalo, ma chi ci viene in un porticciolo così piccolo a fare solo scalo?

E non ci sono più barche, e ci si tuffa e ci si fa il bagno, e ora ci sono le voci dei bambini, mamme e papà che guardano, l’acqua limpida, pulita, non più l’odore della nafta, dei motori delle barche, e le chiazze arcobaleno, e nemmeno la barca, verde, di legno, la più bella, la barca del pescatore, di Narduccio, di quello che tutti conoscevano come Scirocco, che quando è morto, la barca, se l’è comprata qualcuno del porto, quello delle lampare, sparite, anche quelle.

Il vento cambia,

arriva la tramontana, il grecale, il ponente, arriva il libeccio

e arriva lo scirocco,

umido

nebbia, caldo e sudore

lo scirocco

che ti toglie il fiato

di poche parole

il mare si agita

e guarda

verso il muretto

cerca una birra, una sigaretta

qualcuno che si affaccia,

ma c’è solo una persona

una mascherina a coprirgli la faccia

e il mare non lo conosce

e il mare si gira e se ne va.


Chissà se Scirocco l’avrebbe portata la mascherina

lui

pelle bruciata, rughe e solchi

lui

che la maschera

gliel’avevano cucita addosso il sale e il sole

il vento e la pioggia…


Chissà se l’avrebbe portata che poi

poi come la bevi la birra

e come la fumi la sigaretta

e come lo senti

l’odore del mare… 

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ipa ha votato il racconto

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albertomineo ha votato il racconto

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Se ti piace ascolta "L'uomo che viaggiava nel vento e altri racconti di brezze e correnti" di Murubutu. Il tuo racconto meraviglioso me l'ha ricordato.Segnala il commento

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gordon comstock ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Naoomi ha votato il racconto

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Marco Corsa ha votato il racconto

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Io sono di Brindisi, l'odore del mare lo conosco, ma stasera me l'hai comunque portato in casa. W SciroccoSegnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Eccellente dipinto che può essere anche intitolato "il vecchio e il tempo" e forse, nella sua rappresentazione mitica, il vecchio pescatore è il tempo stesso, è l'uomo che guarda la lontananza, l'eternità e i fenomeni che si succedono.Segnala il commento

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Salvatore Greco ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

L’ho respirato più volte quel vento, e annusato quel mare. Ho parlato con i pescatori, ho comprato il pesce appena pescato, ho conosciuto almeno un Narduccio in quegli uomini asciugati dal sole e dal sale. Non ci torno da molto, perciò ti ringrazio per avermelo fatto rivivere. Dimenticavo, il racconto è stupendo.Segnala il commento

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Antonio M. ha votato il racconto

Esordiente

Se Scirocco era sciroccato e, come si dice volgarmente, una testa di minchia: niente mascherina. Ma se aveva un po’ di naso, l’avrebbe coperto, vista la situazione pandemica. Se poi si è soli o a debita distanza, la mascherina non è necessaria; bevi, fumi e senti l’odore del mare (sigaretta permettendo).Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente
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RoCarver ha votato il racconto

Scrittore
Editor

È davvero emozionante. La fatica, l'autenticità, la poesia degli umili, il tempo che fu e quello che è. C'è tutto. È perfetto. Complimenti!! Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
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Roberta ha votato il racconto

Esordiente
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Cristina Z. ha votato il racconto

Esordiente

Lo stile mi ricorda "il mare dove non si tocca" di Genovesi, poi ci trovo anche una battuta che c'è nel libro, quellai che per fare il pilota non occorre sapere volare. Segnala il commento

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Maurizio Ferriteno ha votato il racconto

Scrittore
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Che spettacolo!Segnala il commento

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paroleemusica ha votato il racconto

Esordiente

Un racconto stupendoSegnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Meraviglia. GrazieSegnala il commento

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Giorgia Nicolini ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Un bellissimo racconto, un ritmo antico, lento. Come una ballata triste, con le strofe ripetute. E la chiusa, da pescatore filosofo, ma anche un po' da chansonnier.Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

Scrittore
Editor
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

Non ho parole! Meraviglioso. Uno dei racconti più belli. Per questi brani, per voi scrittori e poeti, per la vostra capacità di meravigliare e emozionare un topo di biblioteca come me, val la pena restare in Typee. Segnala il commento

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Valentinacomesai ha votato il racconto

Esordiente

Esatto. Non una parola fuoriposto, una precisione millimetrica che rende tutto nel modo esatto.Segnala il commento

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di Dalcapa

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Editor
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