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Narrativa

Scissione

Pubblicato il 14/05/2017

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Il giornale del mattino recita “Noi pronti alla scissione”. E’ domenica, il 19 febbraio del 2017. Ma è una notizia senza tempo, potrebbe essere l’inizio degli anni venti o un anno qualunque degli ultimi quarant’anni. Da sempre, o almeno da quando lui ne ha memoria, ricorda di un partito di Sinistra alla prese con una crisi di identità. Lo accompagna da una vita, questo incompiuto processo di affermazione di un ideale politico. Se ne sente parte, ci si immedesima, quasi lo consola.

Non riesce a farcela il primo grande partito italiano di Sinistra, come potrebbe farcela lui?

Una crisi ogni tanto per sentirsi vivi, per ricominciare ancora una volta, un nuovo inizio. Più a Sinistra, più a Destra. Quell’entusiasmo da rifondazione, una carica esplosiva. Aiuta a dimenticare anche il passato, anzi serve proprio a dimenticare il passato. Il pensiero che qualcosa possa accadere di nuovo si insinua dentro di lui. Che sia ancora una volta l’ora di una rivoluzione?

Si guarda intorno alla ricerca di un senso da dare a questa giornata appena iniziata. Di solito lascia che sia la giornata a prenderselo. Ma oggi è un nuovo inizio, forse l’alba di una rivoluzione.

Che fatica - pensa - devo pure vestirmi se voglio scendere in strada a fare la rivoluzione. Il caldo lavico di quel pensiero eccitante si perde in un residuo di fumo, ricomincia il battito pigro e lento del suo essere normale. Si siede con i giornali sparsi sul tavolo. Si gode quel momento, prima che vengano stropicciati dalla lettura. La sua mente si libera dai pensieri, incomincia a vagare nel nulla.


Il fumo lacrimava delle nostre emozioni, la paura e l’eccitazione di quel correre, mano nella mano senza una strada. Non si vedeva nulla, non sapevamo perché stessimo correndo, verso dove. Scappavamo dai celerini in assetto da sommossa nelle loro corazze o forse stavamo cercando qualcosa davanti a noi. In quel domani senza una via, quando ancora tutto ci sembrava nascosto dai fumogeni. Era il nostro amore, la nostra contestazione. In mezzo a una strada, tra il passato che ci inseguiva con l’incedere plumbeo delle regole, in quei passi pesanti delle guardie dell’ordine, e un futuro ancora da scrivere. Un passo dopo l’altro, tra le urla dei compagni, nell’onda che risaliva via de Amicis. Sentivo le clarks scivolare sul selciato in porfido, bagnato di sudore e idranti. La sentivo ridere di paura accanto a me, il suo profumo di vent’anni che mi penetrava. Dolce, acido, di sesso. Ancora da vivere e già vissuto. 

Poi un rumore sordo è esploso al mio fianco. D’improvviso ho sentito la sua mano sfilarsi dalla mia, le mie dita che si aggrappavano disperate al suo anello. Mi guardavo intorno, non la vedevo più. Le mie mani a tentoni frugavano sul selciato come stessi cercando i miei occhiali. Il terrore avanzava, la strada vibrava del peso dell’ordine che risaliva, via de Amicis. Non c’era più. Poi si è aperto uno squarcio di luce e ho visto una figura, dietro a un albero, protesa in avanti. Vestita di nero, con un passamontagna. Aveva un ferro in mano. Mi sono girato e l’ho ritrovata. I suoi capelli lunghi erano sciolti, in una pozza di sangue.

Di quel ricordo la storia narra di una fotografia. Un compagno che spara verso i poliziotti, ma non è quella la storia che ha fatto la sua rivoluzione.

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