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Narrativa

Scorregge

Pubblicato il 21/09/2020

Una storia tenera, a dispetto del titolo

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21 Voti

La ragazzina è ferma accanto ad un binario, dove passano solo treni merci, uno ogni tanto. Indossa un vestitino rosa spento ornato da una stampa a piccoli fiori di un rosa più scuro.

Sotto all’orlo del vestito spuntano due gambe magre, la sinistra finisce in una scarpa da tennis di tela rosa, la destra, più corta e storta, è ingabbiata da un apparecchio ortopedico e finisce in una scarpa nera con una suola molto alta.

Sta immobile, la parte destra del viso è raggrinzita in una smorfia e l’occhio destro, contratto, spesso lacrima, dandole un breve spasmo, lei lo asciuga con un fazzolettino di tela.

Quando passa un treno il vestito svolazza, i sottili capelli biondi si scompigliano e lei chiude leggermente gli occhi, non completamente perché le piace vedere la scia sfocata del convoglio, poi asciuga la lacrima e torna immobile.

A volta si sposta più vicina al binario e lo spostamento d’aria la fa leggermente barcollare.

L’uomo è alto, molto alto e magro. Ha le spalle leggermente incurvate e le orecchie sporgenti. Indossa un paio di pantaloni troppo corti che gli lasciano scoperte le caviglie magre, e una specie di casacca da pittore, azzuro slavato, con un nastro rosso attorno al collo che fa un grande fiocco. I capelli sono pochi e spettinati all’indietro, e nelle mani tiene due sporte di plastica che contengono più o meno tutto ciò che possiede.

Da tempo dorme nei vagoni abbandonati e gli piace aggirarsi in mezzo ai binari silenziosi, gli piace il loro parallelismo inconsapevole e ama gli scambi, gli unici capaci di attentare alla rettitudine dei binari e di alleviare la fatica orizzontale delle traversine.

Ha visto da lontano la figura esile della ragazzina, sulla banchina del binario merci. Da tanto la guarda, la vede asciugarsi l’occhio e vede il leggero singulto che ogni tanto la scuote, ma soprattutto non riesce a staccare gli occhi dall’apparecchio ortopedico, che con la sua struttura metallica si confonde col familiare metallo ferroviario.

Ci ha messo quasi tutto il pomeriggio ad avvicinarsi, ma finalmente è sulla stessa banchina della ragazzina.

È a distanza di sicurezza e se ne sta lì fermo, con la testa leggermente piegata da un lato, sembra un cicognone triste. La ragazzina guarda sempre davanti a sé, non dà cenno di averlo visto.

Lui aspetta e aspetta, non sa cosa ma aspetta e guarda affascinato l’apparecchio ortopedico, il modo in cui contrasta con la foggia, il colore e i fiori che ornano il vestito. Con la pelle chiara e liscia della ragazzina. Coi suoi capelli sottili e chiari.

Passa un’altra ora e lui senza quasi accorgersene fa una scorreggia, forte e prolungata.

La ragazzina scuote leggermente le spalle e lui capisce che ha sorriso. Sorride anche lui, come un bambino, e fa un’altra scorreggia, un po’ più sonora. Ancora una volta la ragazzina scuote le spalle, asciuga la lacrima e dopo un breve singulto si rimette ferma. Lui, ora che trovato il modo di comunicare, poggia a terra le due sporte, poi fa tre passi dicendo “pio” e battendo il piede ad ogni passo, al quarto fa un’altra scorreggia.

Adesso la ragazzina ride proprio e lentamente si gira verso di lui. Lui vede le spalle magre, la gamba storta, l’occhio contratto e la smorfia del viso e la trova bellissima. Avanza muovendo il collo avanti e indietro come una gallina, poi spicca un piccolo salto e nel momento in cui atterra scorreggia. La ragazzina adesso ride divertita, lo guarda e senza alcuna malizia si alza leggermente la gonna.

Lui capisce, e inizia a danzare, saltare, strabuzza gli occhi, cammina coi piedi storti, col sedere in fuori, tirandosi ancora più in fuori le orecchie e continuando a scorreggiare come un mantice.

La ragazzina non smette di ridere, asciuga l’occhio, singhiozza, alza la gonna, abbassa la gonna, fa vedere le mutandine rosa e lui è beato. Poi lui si ferma, esausto, la ragazzina ridiventa seria e si gira di nuovo verso il binario. Adesso è buio e lui lentamente e delicatamente arriva a mettersi al suo fianco. Lei gli prende la mano e senza dire niente lo conduce attraverso binari addormentati e carrozze dimenticate, fino ad arrivare ad un vagone dove sale e, dopo un momento di incertezza, sale anche lui. Gli fa cenno di stendersi su un materasso nemmeno troppo sporco, poi si stende accanto a lui, gli appoggia la testa bionda sul petto e si addormenta. L’ultima lacrima gli lascia un piccolo alone umido sulla casacca.

Dopo un poco anche lui si addormenta, e sogna di fare una scorreggia così fortissima che la ragazzina si alza il vestito e non lo abbassa più e non smette più di ridere. E nel sonno sorride.

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Commenti degli utenti

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giumer1972 ha votato il racconto

Esordiente

Hai trasformato situazioni e bisogni naturali dell'essere umano (perchè vergognarci di queste cose?) in pura poesia, facendo diventare i due personaggi icone quasi felliniane. Bellissimo.Segnala il commento

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MMarianella ha votato il racconto

Scrittore

Mi piace la figura del narratore onnisciente che tutto vede e tutto sa prima degli altri, mi ricorda un po’ Saramago, non per i temi quanto nello stile.Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Una ragazzina con problemi fisici sola sui binari, un uomo quantomeno bizzarro, di stranezza in stranezza però il racconto piace e c’è poesia a profusione, tanto che stranezze e scorregge si prendono il doveroso plausoSegnala il commento

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Stefania Matarese ha votato il racconto

Scrittore

È tenero, mi è piaciuto molto. GrazieSegnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Un testo sicuramente molto poetico malgrado le scoregge, che poetiche non lo sono mai sembrate. Ma tutto può diventarlo e soprattuto tutto cambia a secondo delle persone e delle situazioni. Non mi sento di fare un tributo alla scoreggia e alla fine non mi piace neppure il titolo. Non cambierei però nulla nel tuo racconto che é bellissimo. E concordo pienamente con l’analisi di Adriana.Segnala il commento

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Amid Solo ha votato il racconto

Esordiente
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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
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Barbara ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Bellissimo, caro Alberto. Finalmente qualcuno che ammanta la scorreggia di quella dignità letteraria, che in settecento anni pochissimi le avevano concesso.Mi vengono in mente soltanto il Boccaccio, Carmelo Bene e beneamati redattori del Vernacoliere. E poi, è sempre una questioni di "come" si fanno le cose, anche se, nel tuo caso, la "sostanza" della narrazione è il nucleo "portante, roboante e portentoso" di quella danza leggiadra, amorosa e follemente contagiosa dei due protagonisti, che riescono a "incontrarsi" in un modo così particolare e fuori dagli schemi. La frase di lui " da tempo dorme nei vagoni abbandonati" ... Fino a " la fatica orizzontale delle traversine" è un'invenzione fantasmagorica e surreale, degna di un Don Quijote postmoderno, che ha trasformato la propria vita in un esempio di virtù esistenziale, usando le parole per costruire un senso altro, "scambiandone" sensi e direzioni. Meriteresti almeno cinque stelle, per il soggetto e per lo stile, ma dovrai accontentarti delle mie parole di profonda stima... e di una piccola "scorreggia", a suggello del tutto.Segnala il commento

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[K] ha votato il racconto

Esordiente

Veramente stupendo, godibile, hai reso reali i personaggi. Segnala il commento

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LoZero ha votato il racconto

Esordiente
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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Che meraviglia i personaggi. Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Ha ragione Davide, sembrano scene del cinema neorealista. Prima scena: una ragazzina, sola, con la gamba destra "ingabbiata da un apparecchio ortopedico". Immagini da un momento all'altro di vederla sotto al treno. Non accade. Seconda scena: un uomo, con i pantaloni troppo corti e due "sporte di plastica che contengono più o meno tutto ciò che possiede". Immagini sia l'orco, il predatore. Non accade. Anzi, ci mette un pomeriggio intero solo per avvicinarsi alla ragazzina. Terza scena: la solitudine dilegua, i due ridono insieme, si prendono per mano e lasciano il lettore con un senso di disagio. Perché avrebbe dovuto accadere qualcosa di terribile? Perché lei è invalida e lui povero? Quanto ci rendono ciechi e prevenuti i pregiudizi?Segnala il commento

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Isabella Ross ha votato il racconto

Esordiente
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blu ha votato il racconto

Esordiente

sognante , síSegnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Inventarsi un linguaggio che apra al dialogo con l'altro, che meraviglia. Fosse vero.Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Un racconto che mi ricorda il cinema neorealista. Si sorride amaramente perché la felicità è una caramella che i poveri masticano nel momento del sogno. Vivi complimenti!Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
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. ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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di albertomineo

Esordiente
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