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Fantastico

2039 - script del TEDxMilano: il suono dell’universo, l’altro universo

Pubblicato il 03/02/2020

il tema è: scrivi oggi come fossi nel 2029 usando il passato remoto. Il concorso è quello di Belleville, venticinquesimaora. Mi diverte partecipare. Non ho vinto. Però sono contenta di aver fatto un viaggio nel prossimo decennio, con la musica dei Coldplay e la speranza di una bella scoperta!

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Quella sera andai al concerto dei Coldplay. Fu una serata speciale, ma non per il concerto. Loro tornarono in Italia proprio nel 2029. Dieci anni prima avevano dichiarato di non voler più organizzare alcun tour fino a quando non avessero trovato un modo di girare per il mondo ad impatto zero. Niente voli, per esempio. Cinque anni dopo fu varata la prima nave completamente ad energia eolica e loro si decisero a partire. Girarono per anni, con quella nave. Sbarcarono a Civitavecchia all’inizio di settembre. Suonarono a Roma e poi arrivarono a Milano. Andai da solo, perché dei concerti non fregava più niente a nessuno. Trovai lì una bella manciata di nostalgici con la mia stessa faccia. Scambiammo poche parole. I nostri profili si erano già connessi e vidi che tutti quelli che avevo intorno erano stati a molti dei concerti che avevo anche io in lista, ma eravamo ormai collezionisti destinati a non avere più niente da collezionare. Come gli amanti della caccia alla volpe, delle battute di caccia e pesca ed i viaggiatori di voli nazionali ed europei. Tutte abitudini dismesse. Arrivai con una voglia matta di godermi quell’ultima volta. E invece il professore mi chiamò per dirmi che avevo vinto la borsa di studio, finalmente! C’erano ancora i telefoni da polso. Erano enormi rispetto ai bottoni di oggi e facevi fatica a non farti notare. La notizia mi riempì di gioia, ma non riuscì più ad ascoltare neanche una nota delle ultime canzoni terrestri suonate con strumenti analogici. Il concerto iniziò alle cinque e mezza. I pochi che si esibivano lo facevano con il trucco degli antichi greci: la luce del sole e l’ultimo brano dopo il tramonto, per farci accendere qualcosa che ricordasse le fiamme degli accendini o le torce dei cellulari di tanto tempo fa. Io stetti tutto il tempo a pensare all’annuncio da dare in videochat, una volta tornato a casa, al messaggio di accompagnamento per diffondere il podcast della mia tesi: “L’armonia dell’altro universo”. C'ero arrivato grazie ad uno scienziato francese, Claude Lautec che aveva avuto in custodia alcune rocce raccolte nello spazio. Quando provò a percuoterle su un piano d’acciaio, sentì un suono e lo registrò. Poi condivise la registrazione con alcuni musicisti in Europa, Cina, Sudamerica e Australia. Sapeva  che ogni angolo del mondo ha una propria scala musicale e che alcune sono più fedeli ai suoni della natura. Sperava che a qualcuno quel suono potesse dire qualcosa, ma nessuno lo riconobbe. Un programma informatico costruì una scala ipotizzando intervalli di una misura incomprensibile ad un qualunque terrestre. Dopo aver letto la notizia sulla mia piattaforma di ricerca, gli scrissi e andai a trovarlo. Mi permise di fare alcuni esperimenti sulle rocce ed io tentai di suonarle: provai a far passare su quella roccia un archetto, la bacchetta di un triangolo e dei bastoncini di legno, come quelli delle batteria. Poi feci lo stesso con i frammenti più piccoli. Sentii dei suoni ancora diversi che si modificavano secondo armonie non riconoscibili. Registrai tutto. Non condivisi nulla. Mi limitai a parlarne con il Professor Lautec e gli dissi che anche a me sembrava l'armonia di un altro mondo. Un sistema ugualmente definito, ma estraneo. Mi ricordai di aver fatto alcune registrazioni di alcuni terrestri amusici. Le riascoltai e riuscii a creare una scala di comparazione. Ritrovai quasi tutti i suoni.  Scrissi la mia tesi in una settimana: gli amusici potevano essere stati in contatto con creature di un altro universo. Potevano essere creature di un altro universo. Ero, e sono, certo che quelli fossero suoni di un altro mondo. Scrissi che avrei voluto Chris Martin come possibile umano da scambiare con il suo pari dall’altro mondo e comprai il biglietto per il concerto. Ancora non capisco come mai fui io l’unico a chiedere di suonare quelle rocce, forse perchè non mi ha mai convinto la teoria del disturbo neurologico degli amusici. Non chiesi mai a Chris Martin di aiutarmi, ma chiesi ad alcuni amusici di ascoltare i suoni e raccontare, sotto ipnosi, cosa significassero per loro. E tutti, nello stesso modo, hanno trovato il loro do e le altre note di una scala, con qualche spazio vuoto. Era quella la loro musica. Un ordine parallelo. Un universo parallelo. A nessuna distanza da noi. 

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Graograman ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Il Verte ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Cristina ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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Spero non ci sarà mai qualche diavoleria che faccia sì che la gente perda interesse nei concerti! Bella la scala musicale del mondo.Segnala il commento

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di federicantico

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