Credo di aver cominciato a "scrivere" delle piccole storie, perché non riuscivo più a "leggere" quelle che mi vedevano coinvolto, né quelle che osservavo intorno a me.

Era un modo per fare un po' di chiarezza, immagino, per capire e per farmi capire, anche se per alcuni anni ho scritto solo per me stesso, perchè sentivo il bisogno di accumulare una sorta di "esperienza altra", una conoscenza che solo la "scrittura" poteva darmi, col senno di poi.

Forse la mia "Hybris disperata" - intesa come orgoglio incontenibile del "Sè", contrapposto alla "Diche" , la giustizia, la giusta misura - ha voluto farmi credere che riscrivendo quello che mi capitava di vedere e di ascoltare, avrei potuto riscrivere anche me stesso, e riadattarmi così ad un mondo del quale mi sfuggiva il senso, o forse scrivevo quelle storie per vedere se ripensandole e riscrivendole, sarei riuscito a capire cosa non funzionava nelle storie che vivevo, o che osservavo,  senza riuscire a capirle. Ma tutto quello che scrivevo, in ogni caso, rimaneva confinato tra le quattro pareti del mio tab.


Scrivere poesia, è un modo diverso per dare forma e spessore alle immagini che ci attraversano i pensieri. Sentiamo le nostre parole chi si arrampicano lungo la necessità improvvisa e ineluttabile di esprimerle. La poesia è più complessa, e più primitiva, allo stesso tempo, della prosa: più complessa, perché concentrare poche parole in un "spazio scritto" molto minore, riuscendo a creare delle immagini, dando loro un senso, una forma e una sonorità, é difficile, complicato, certe volte impossibile; più primitiva, invece, perché la poesia nasce in un luogo molto più vicino, all'origine delle nostre emozioni, che possiamo raggiungere soltanto se abbiamo il coraggio e la capacità di ascoltarle con la prossimità più totale, e più discreta. Ma quando ci riusciamo, quando sappiamo assumere, facendole nostre, le stesse vibrazioni che derivano da quella prossimità , come un diapason  - dal greco " dia-pásôn- , col significato di "attraverso tutte ...le note"  che trasmette sempre con la stessa frequenza, creando un riferimento, per l'intonazione -  allora, in quel preciso istante, la nostra scrittura si farà  molto più primitiva, semplice, meno strutturata, diretta ed elementare, ma anche più efficace ed evocativa, perché esprimerà il soffio  primigeneo della propria origine, e noi saremo solo un tramite, fra l'origine  del nostro "ascolto"  e lo "scrivere" poesia, sbarazzandoci della maggior parte delle strutture e delle sovrastrutture che poniamo in essere, quando scriviamo in prosa.

Alla fine, credo di scrivere,  perché  ho l'insopprimibile esigenza di vedere le parole che mi escono dalle mani, illudendomi, concretamente, di partecipare a tutti i passaggi necessari alla determinazione di un immagine, di una "struttura" sonora, o di un evento, anche se di "fiction".

Ma adesso scrivo anche per relazionarmi con chi avrà la ventura di leggermi, e di apprezzarmi, o meno, e anche per il gusto di rileggermi e di godere, eventualmente, facendo mio quel piccolo brivido di piacere, che un vostro giudizio o commento positivo, saprà regalarmi, come atto finale  di quella " arroganza espressiva" che accompagna ogni atto creativo.

Scrivere - e leggere altrettanto -  è un atto complesso, con mille origini e mille direzioni, che ci attraversa, e attraverso il quale tentiamo di raggiungere una parte di noi, inaccessibile, ad altri mezzi, che non siano l'osservazione, l'immaginazione e la narrazione.

Io amo scrivere, anche quando non ci riesco.