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Non-fiction

Scrivere...

Pubblicato il 20/06/2022

Una considerazione di qualche anno fa, che non credo di avere mai pubblicato. Ma potrei anche sbagliarmi.

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Credo di averlo l'ho dimenticato, quel momento:

quando senti i tuoi confini incerti e frammentati, ma esuberanti, avvicinarsi, folli e vertiginosi, ai confini della persona con cui vorresti dividerli, e mescolarli; gli sguardi che si incontrano e si fondono, le mie dita che diventano le sue, il suo corpo che si fa mare per accogliere le mie onde, i nostri desideri che si scoprono ebbri di sconosciuti piaceri.

Ma poi ritornano, i miei confini, tornano sempre a ricordarmi dove sono rimasti, dove li ho lasciati molto tempo fa.

L' incapacità di opporci alla mancanza di amore e di condivisione, quando non ci schiaccia del tutto, genera una sorta di assuefazione, della quale iniziamo a nutrirci, in mancanza di altro.

Ci nutriamo del dolore provocato dall'assenza di un rapporto profondo e coinvolgente, nel quale cogliere e vivere la parte più importante e significativa della nostra vita.

E quel dolore può diventare un callo, fastidioso ma sopportabile, oppure una ferita aperta, che non si rimargina mai. Ma di solito si trasforma in una zona dolente, più sensibile e fragile di altre, in una sottile membrana fatta di ricordi e desideri, che prendono il posto di ciò che non riusciamo più a costruire.

Costruire una relazione, significa addentrarsi nel sottobosco delle proprie  emozioni, averne cura e farlo crescere; significa conoscerne tutti i colori, tutte le forme, tutti i profumi e tutti i sapori, per poi condividerli, mescolarli con altri sottoboschi, e farne foresta.  Scrivere, se non altro, mi aiuta a esserne consapevole, a mantenerne viva la memoria e la prossimità. Scrivendo mi dichiaro, mi espongo, manifesto le

mie emozioni, i miei pensieri e le mie idee, e posso prenderne atto, riconoscerli

e sapere che ci sono, sapere che io ci sono, che esisto, che posso vivere, anche in solitudine.

Credo che la follia si nutra di assenza, e l'assenza, a sua volta, di solitudine.

E scrivere, per me, significa evitare la follia.





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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Fine e profonda analisi del paradosso dei rapporti.Segnala il commento

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Franco Battaglia ha votato il racconto

Esordiente

Di solitudine abbiamo comunque bisogno.. poi lascia perdere che ogni volta che sono rimasto solo mi son fatto in quattro per trovare una nuova compagna.. lascia perdere che vorrei vivere su un'isola deserta ma mia moglie non ne vuol sapere (al massimo quindici giorni poi a casa), insomma lascia perdere.. Segnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore
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Shirah ha votato il racconto

Esordiente

Condivido in buona parte quanto dici...e come lo scrivi!Segnala il commento

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Imago ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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StefanoS ha votato il racconto

Esordiente

Bella, Frà.Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Scrivere/senza malinconia...Segnala il commento

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. ha votato il racconto

Esordiente

Analisi perfetta, molto vera e condivisibile, almeno per quanto mi riguarda. Mi ci ritrovo in pieno. L' incapacità di opporci alla mancanza di amore e di condivisione, quando non ci schiaccia del tutto, genera una sorta di assuefazione, della quale iniziamo a nutrirci, in mancanza di altro. Ci nutriamo del dolore provocato dall'assenza di un rapporto profondo e coinvolgente, nel quale cogliere e vivere la parte più importante e significativa della nostra vita... .. di solito si trasforma in una zona dolente, più sensibile e fragile di altre, in una sottile membrana fatta di ricordi e desideri, che prendono il posto di ciò che non riusciamo più a costruire.": parole santeSegnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

SinceroSegnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

grande pezzo, da qualsiasi parte “lo giri”Segnala il commento

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Kostia ha votato il racconto

Esordiente
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sinapsineuronica ha votato il racconto

Esordiente

Io per combattere la solitudine vado a giocare a briscola al bar del quartiere. Ci sto dodici ore e il gioco è fatto! Prova anche tu....Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

(incipit ingarbugliato?) anche la scrittura ha bisogno di solitudine; e forse esiste la foresta della relazione tra la tua scrittura e il tuo callo (che a volte è ferita aperta e a volte sottile membrana, dipende anche dai momenti no?), mentre tu resti di lato a guardare, a scrivere il suo dettato.Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente
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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Lo trovo emozionante per la tua capacità di saperti mettere a nudo - nonostante tutto - e poi in parte comprendo profondamente quello che dici. Rara la lucidità con cui sai guardarti dentro, e speciale la tenerezza con cui l’affronti perché può diventare anche leggerezza e condivisione. Un po’ ai lati ma con delle possibilità che rivelano un mondo pieno e ricco che non può che rivelarsi affascinante e raro. Segnala il commento

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Paola Zaldera ha votato il racconto

Esordiente

Non si può scrivere senza usare l’anima e la testa, quindi mantenerle vive… Bravo Franco.Segnala il commento

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Anacleto ha votato il racconto

Esordiente

10 e lode. La scrittura è la terapia dell'anima. Ma questo già lo sai... :-) Segnala il commento

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di Franco 58

Esordiente
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