Dal Possesso all’Accesso

Accedere è il quinto verbo-chiave (il gioco di parole è quasi obbligato) della contemporaneità secondo Kelly. Perché il possesso non sarà così importante come lo è oggi. Invece sarà fondamentale l’accesso a servizi e conoscenza. Corollario: le aziende che lo forniranno saranno in una posizione di vantaggio sulle altre. Il passaggio da una “proprietà che si acquista” a un “accesso a cui ci si abbona” rovescia molte convenzioni: la proprietà è informale e volubile. Se esce qualcosa di migliore, prendilo. D’altra parte, un abbonamento dà luogo a un fiume interminabile di aggiornamenti, edizioni e versioni che portano a un’interazione costante tra il produttore e il consumatore. Non si tratta di un singolo episodio ma di una relazione costante. Quando accede a un servizio, spesso un utente instaura con esso un rapporto molto più stretto di quanto non avvenga quando acquista un oggetto. Spesso si rimane bloccati in questo abbonamento – pensiamo a quello dei telefoni cellulari o delle tv satellitari, è difficile disimpegnarsi: più a lungo si usufruisce di un servizio più quest’ultimo arriverà a conoscerci; più ci conoscerà più sarà difficile abbandonarlo per ricominciare con un altro. È quasi come essere sposati.

La modalità dell’accedere inoltre avvicina gli utenti al produttore a un punto tale che spesso l’utente si comporta da produttore, o come il futurista Alvin Toffler lo ha definito nel 1980, da “prosumer”, il “produttente”. Se accedessimo al software, invece di possederlo, saremmo in grado di condividerne i miglioramenti, ma ciò implicherebbe anche essere stati reclutati come nuovi prosumer e incoraggiati a identificare bug e a segnalarli (sostituendoci ai costosi reparti di controllo qualità), a richiedere supporto tecnico da altri utenti all’interno dei forum (riducendo anche il servizio d’assistenza), e a sviluppare i nostri stessi miglioramenti e “add-on” (sostituendoci al costoso reparto di ricerca e sviluppo delle aziende). Accedere amplifica le nostre interazioni con ogni parte del servizio.

L’accesso è anche un modo per fornire cose nuove quasi in tempo reale. Una ragione per cui così tanti soldi stanno fluendo in questa nuova frontiera dei servizi è che ci sono molti più modi di essere un servizio piuttosto che un prodotto. Ad esempio, il numero di modi diversi con cui riconfigurare il trasporto come un servizio è quasi infinito; Uber è solo una variazione ma ce ne sono dozzine già sperimentate e molte altre possibili. L’approccio generale degli imprenditori consiste nello spacchettare i vantaggi del trasporto (o di qualunque X) in beni costituenti separati per poi ricombinarli in modi nuovi. Prendiamo ancora l’esempio del trasporto: come si arriva da un punto A a un punto B? Oggi abbiamo otto modi per farlo con un veicolo: 1. Comprare una macchina che guideremo noi stessi (la scelta predefinita). 2. Servirci di una compagnia che ci porti a destinazione con la propria macchina (taxi). 3. Affittare da una compagnia una macchina che guideremo noi (affitto Hertz). 4. Assumere un privato perché guidi lui (Uber). 5. Affittare da un privato una macchina che guideremo noi (RelayRiders). 6. Servirci di una compagnia perché porti noi e altri passeggeri a destinazione lungo un itinerario prestabilito (autobus). 7. Assumere un privato perché ci porti a destinazione insieme con altri passeggeri (Lyft Line). 8. Assumere un privato che, con altri passeggeri a bordo, guiderà fino a una destinazione prestabilita (BlaBlaCar).


L’accesso al Libro: il caso Kindle Unlimeted

Le analisi di Kelly sono utili anche per riflettere sul cambiamento del Libro. Il fenomeno che in maniera più macroscopica segnala l’esattezza delle analisi di Kelly è Kindle Unlimited: un servizio a pagamento che permette di accedere a oltre un milione di eBook, come in una vera e propria biblioteca virtuale. Senza possederne nemmeno uno. Gli iscritti possono leggere un numero illimitato di titoli, senza nessun costo aggiuntivo, da qualsiasi device. Il prezzo di Kindle Unlimited è di 9,99€ al mese con rinnovo automatico, ma con possibilità di annullare l’iscrizione in qualsiasi momento, proprio come accade con Netflix o DAZN, e offre a tutti i nuovi abbonati un mese di prova gratuita, utile per provare tutte le opportunità di lettura che questo offre.

Ma quello che funziona in altri campi, in questo caso stenta a decollare, come aveva ben visto sul blog di Wired già nel 2014 Eugenia Burchi “Mamma geek”. Così scriveva nel post Perché non mi abbonerò a Kindle Unlimited (dopo averlo provato): “Inebriata dalle infinite possibilità inizio a vagare per il Kindle Store e…no, dopo neanche 24 ore so già che finiti i 30 giorni di prova darò la disdetta dal servizio. Ecco perché.

Prima di tutto, 15mila titoli italiani sono sicuramente molti ma non coprono tutti i campi di interesse. Al primo colpo provo con La famiglia Fang, un romanzo di qualche anno fa che avevo sempre voluto leggere ma in qualche modo non avevo mai comprato. Yuppi, c’è! Scarico subito. A breve però iniziano le delusioni. Da case editrici piccole o indipendenti trovo pochissimo. La solita vocina nella mia testa dice che forse “sono io che leggo cose strane”. Provo con i lanci dell’autunno. L’attesissimo polpettone di Ken Follett I giorni dell’eternità? Non disponibile per Kindle Unlimited. Colpa delle stelle? No. I love shopping a Hollywood? Neanche. Il nuovo Zerocalcare? Capirai. Quando non trovo neanche l’ultimo Stephen King inizio a chiedermi cosa sia davvero scaricabile con Kindle Unlimited. Forse principalmente libri poco noti o vecchiotti, con qualche specchietto per le allodole piazzato sapientemente in vetrina?

Poi, Kindle Unlimited non è così economico. E vero che 9,90 euro al mese sono il prezzo di un pranzo fuori convertito in una banca data di titoli comunque notevole. Tuttavia in Italia meno della metà della popolazione legge almeno un libro all’anno e solo il 14% di questi dichiara di aver letto un libro al mese. Dato il prezzo attuale dei libri, Kindle Unlimited si rivolge a chi avrebbe comprato comunque almeno un libro al mese – forse due se parliamo di soli ebook. Parliamo di lettori fortissimi che però proprio per questo sono più esigenti di altri rispetto a quello che scelgono (e qui torniamo al punto sopra dedicato al catalogo)”.

Sei anni dopo, la situazione non pare granché migliorata. Andate a scorrere i “titoli in evidenza” sul sito di Amazon che pubblicizza il servizio e preparatevi a sentirvi ghiacciare il sangue nelle vene, per usare una delle formule più trite e ritrite usate dagli scrittori horror di serie z. Perfettamente rappresentati in quel catalogo.


Come cambia l’accesso al testo

Ma le riflessioni di Kelly ci possono condurre a fare un balzo cognitivo che ci porta ancora più lontano. Per farlo, un buon trampolino lo offre il critico della letteratura Gérard Genette nel noto saggio Palinsesti. La letteratura al secondo grado persegue l’obiettivo di dare ordine all’ecosistema testuale, definendo cinque categorie che esemplifichino la nozione di transtestualità. La transtestualità, o trascendenza testuale del testo, viene definita dallo studioso come “tutto ciò che mette il testo in relazione manifesta o segreta, con altri testi”. Proprio per questo motivo Genette non tratta la produzione letteraria di primo grado, ovvero il testo in sé, ma approfondisce la letteratura al secondo grado, quindi le interconnessioni presenti tra testi contemporanei e le relazioni di dipendenza e derivazione rilevate tra testi successivi e antecedenti. Le cinque categorie sono: il paratesto, l’intertesto, il metatesto, l’architesto e l’ipertesto. Benché ognuna di esse sia dotata di una funzione specifica, indicata dall’utilizzo sapiente dei prefissi, queste non sono suddivise ermeticamente, ma dialogano e si incontrano nel loro terreno comune: il testo.

Fermiamoci alla prima categoria, il paratesto. Indica l’apparato che accompagna il testo e ne supporta la scoperta, la promozione e la lettura. La funzione svolta dal paratesto è quella dell’accesso: irrobustisce l’offerta e supporta l’esperienza di lettura. È quindi evidente la necessità di riprogettare tale apparato nel mondo digitale, che non può assimilare e tradurre in byte le forme del cartaceo. I nuovi supporti tecnologici infatti enucleano una serie di possibilità aliene al libro, che sarebbe opportuno sfruttare per rendere il paratesto interattivo. Lo scenario risulta però alquanto complesso poiché, nella trasposizione di un libro al digitale, il paratesto non risiede nel solo file di testo ma include il supporto di lettura e altre variabili che sfuggono dal controllo del produttore (autore, editore, designer) e dipendono dal destinatario e dalle sue abitudini di lettura. In aggiunta, anche il paratesto cartaceo potrebbe subire una mutazione, integrando nei libri la realtà aumentata e altre tecnologie capaci di connettere elementi analogici e informazioni digitali.

Il discorso sarebbe lungo, ma diamone qualche cenno. Il paratesto digitale consiste in una commistione di: informazioni sul testo fornite dall’autore e dall’editore, strutturazione del testo elettronico, caratteristiche dei dispositivi hardware di lettura e funzionamento dell’interfaccia software.

Come già sostenuto da Genette, il paratesto è quell’apparato: “di cui il lettore più purista e meno portato all’erudizione esteriore non può sempre disporre come vorrebbe e domanda”. I lettori esigenti chiedono agli editori la redazione di paratesti ricchi di informazioni, che rappresentano, soprattutto durante il primo accesso al testo, la sua carta di identità. Nel digitale purtroppo stiamo assistendo al processo inverso: il paratesto cartaceo subisce una trasposizione elettronica, spesso risultando impoverito e difficile da consultare. Il paratesto deve essere dunque ripensato nelle forme e nei contenuti.

Prima di tutto occorre superare la metafora del libro: l’e-book somiglia al libro, ma anche e forse maggiormente al Web. Ad esempio, nella lettura dei contenuti attraverso lo scorrimento verticale della pagina (parallax scrolling) e nell’abitudine all’apertura di ulteriori pagine di ricerca durante la lettura grazie alla connessione Internet. 

In questo quadro qualche passo avanti  è stato fatto. Scrive Salvatore Aranzulla: "fra  i numerosi vantaggi che si hanno utilizzando un ebook reader al posto di un libro cartaceo, c’è la possibilità di interagire con il contenuto dell’opera, scoprire il significato dei termini più particolari e tradurre le parole in lingua straniera senza distogliere l’attenzione dalla propria lettura.

Su Kindle, ad esempio, selezionando una parola con il dito, è possibile visualizzarne istantaneamente la definizione nel Dizionario o in Wikipedia; selezionando delle frasi è possibile evidenziarle, aggiungere delle note o condividere queste ultime sui social network. E non è finita qui.

Altra funzione interessante del Kindle è quella denominata Arricchisci il tuo vocabolario (accessibile dal menu in alto a destra) che permette di rivedere in un’unica schermata tutte le parole di cui si è cercata la definizione nel dizionario.

Il Browser sperimentale infine consente di navigare su Internet direttamente dal Kindle e alla funzione Kindle FreeTime che permette ai genitori di seguire i progressi fatti nella lettura da parte dei propri figli".

Ma tutto  questo non esaurisce  le possibilità del paratesto. Considerando un elemento paratestuale specifico, la copertina, Craig Mod, in Reinventare la copertina. Dal libro all’ebook sostiene che i libri digitali non hanno bisogno di copertine allo stesso modo dei libri di carta. “Se la copertina non è più uno strumento di marketing visivo, perché non sfruttare i sistemi di distribuzione digitali e trasformare la copertina in uno strumento di notifica?” Quale “homepage” del libro digitale, la copertina potrebbe diventare una vetrina transtestuale, che contiene sinossi del testo, voci correlate, giudizio degli altri lettori, parole chiave ecc. In quest’ottica, le possibilità di sviluppo digitale in chiave conversazionale (cfr A che serve un libro senza immagini e conversazioni?) dei diversi elementi paratestuali sono davvero infinite.


L’accesso nella chiusura di Ariminum Circus

Il tema è insomma vastissimo. E fondamentale per la definizione dell’esperienza di lettura nel prossimo futuro. Per questo sto pensando di concludere la Quinta (e ultima) Stagione di Ariminum Circus con un Bonus Track che potrebbe essere il seguente:

“Sul retro del manoscritto originale, Gérard Genette redige, con una stilografica dall’inchiostro verde malachite, le seguenti frasi: “Ariminum Circus non rispetta in alcun modo le ventisette regole di composizione del testo (poi ridotte a dieci) che pure elenca programmaticamente nell’Avvertenza/Test iniziale. Ignora anche le distinzioni canoniche all’interno del paratesto, ovvero l’insieme di ciò che permette al testo di diventare libro e di proporsi come tale ai suoi Lettori, e più in generale al pubblico: gli elementi (soglie) che comprendono, fra gli altri, titolo, grafica, frontespizio, retrofrontespizio, sommario, indici, note, fotografie, didascalie, bibliografia, colophon, link e metadati. Né sembra esprimere la minima consapevolezza della necessità di distinguere fra epitesto o ipertesto pubblico – pubblicità, recensioni e interventi critici, interviste, convegni, post, profili social dedicati, ecc. – ed epitesto (avantesto, postesto) privato, vuoi sotto forma di parafrasi, vuoi semplicemente sotto forma di resoconto, mentalizzazione, attività discorsiva od onirica, chiacchiera, maldicenza o deliri. Per quanto sia indiscutibile che le soglie sono lì proprio per essere superate, veramente disdicevole pare soprattutto la mancanza di una precisa tassonomia per l’organizzazione delle note a margine (o Marginalia, volendo adottare l’elegante definizione di Poe), che, pure, a mio avviso non per un caso, assommano esattamente a quarantadue”.