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Non-fiction

Se il libro diventa un "librare"

Pubblicato il 27/06/2020

Qualche giorno fa ho pubblicato il post A che serve un libro senza immagini e conversazioni? che ha aperto un piccolo dibattito qui su Typee. Visto l'interesse pubblico un approfondimento sul tema, di per sè vastissimo.

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A cosa serve un libro senza immagini e conversazioni? Nel post così intitolato, successivamente discusso in un suo scritto in due parti da Adriana Giotti, È colpa degli scrittori I e II, ricordavo che questo è il pensiero di una bambina del 1862 che potrebbe essere quello di una persona  appartenente alla generazione dei nati dopo il 1996, quando si assiste all’esplosione di Internet, e ancor più dopo il 2006 (anno che segna l’avvento dei social media e del web 2.0), per cui l’ambiente naturale di comunicazione e apprendimento è costituito da videogiochi e instant messaging. Alice è loro contemporanea fin dalla scena di apertura del libro che ne narra le avventure nel Paese delle Meraviglie, dove la sua prima azione è al tempo stesso una azione mentale e una re-azione: un atto di sfida alle modalità tradizionali di apprendimento, verso cui la più giudiziosa sorella maggiore cerca di instradarla. Questo almeno secondo la versione di Walt Disney del 1951 che vi invito a rivedere.

In realtà, nell’originale carrolliano la sorella maggiore è immersa nella lettura del suo libro, offre un modello di comportamento, ma ignora totalmente la bambina. Proprio come ignorati e disprezzati dagli “adulti” sono oggi i ragazzi con i loro Instagram, Tik-Tok, Snapchat, Spotify, Minecraft, Call of duty, League of legends… chiacchiere e immagini prive di senso, per moltissimi ultraventenni. Puro “nonsense”.

Ma, osserva l’Alice disneyana: “If I had a world of my own, everything would be nonsense.” Un mondo da cui noi “tardivi digitali” siamo esclusi, come sembra indicare la porticina di accesso a Wonderland, cruna di un ago insuperabile per chi è troppo cresciuto. O non sa trovare il coraggio di resettare la propria identità mordendo la mela (ricordate il logo della Apple!) delle nuove conoscenze – o, nel caso di Alice, mangiando una misteriosa fetta di torta e bevendo il contenuto di una bottiglietta, che a mo’ di istruzioni recano solo le scritte EAT ME e DRINK ME… ma consentono una user esperience decisamente straordinaria!

Fuor di metafora, sostenevo nel post precedente su questo tema, l’esperienza straordinaria è data dalla possibilità offerta dal social networking di diventare protagonisti attivi delle immagini e delle conversazioni, come lo è  Alice.


L'e-book Inoltre è un’idea, quella con cui Alice si presenta a noi lettori, che prefigura la forma di comunicazione contemporanea che sta soppiantando il libro cartaceo: l’ebook, su cui si è soffermato mariomonfrecola nel post Ebook batte libro 9-1.

Ma cosa è esattamente un ebook? Per ebook si intende un testo elettronico “in formato digitale che conservi in massima parte gli elementi strutturali e rappresentativi dell’oggetto libro. Il libro elettronico si presenta quindi dal punto di vista visivo con il medesimo assetto grafico di un libro su carta (copertina, titolo, impaginazione coerente, ecc.) e con un’analoga unità d’insieme per ciò che concerne forma e contenuto. Il digitale, peraltro, pur perdendo la materialità tattile della carta, consente soluzioni rappresentative del tutto peculiari, come ad esempio la creazione di ipertesti letterari – caratterizzati dalla possibilità di una lettura non lineare, personalizzabile e agganciata a fonti digitali esterne al libro – nonché all’implementazione, all’interno stesso del libro elettronico, di elementi multimediali (brani audio, video, ecc.)” (Guide Supereva.it).

I due libri di Alice, di fatto una collezione di episodi in cui la bambina si confronta in dialoghi con i personaggi più strampalati (o persino estinti, come il Dodo!), che possono essere anche letti  in un ordine del tutto diverso, anticipando la struttura di Rayuela di Cortazàr, dei libri-gioco studiati anche da Eco o di un film interattivo su Netflix, sono dunque già virtualmente ebook (non a caso una delle primissime applicazioni per iPad è stata proprio la trascrizione delle avventure di Alice), anche dal punto di vista strutturale: come la miriade di rifacimenti - letterari, teatrali, cinematografici, televisivi - aveva del resto dimostrato già prima dell’avvento dei libri elettronici, le possibilità di lettura personalizzata che offrono grazie alla loro struttura picaresca, episodica, non lineare, e ai loro contenuti multidisciplinari (nei libri di Carroll si discute di matematica, logica, filosofia, teologia e molto altro) sono innumerevoli.


L'Inevitabile Tutto questo, concludevo nel post, si capisce meglio nel quadro prospettato da Kevin Kelly nel volume L’Inevitabile, di cui propongo di seguito alcuni concetti chiave, utili credo a chiarire meglio il punto di vista che ho cercato di rappresentare.

Kelly parte dal presupposto che la tecnologia è l’accelerante dell’umanità. È grazie a essa se ogni cosa che facciamo è sempre nella dimensione del divenire: ogni cosa sta diventando qualcos’altro, mentre si rimescola passando da «può» a «è». Tutto è flusso, niente è finito, niente è compiuto; questo cambiamento perpetuo è l’asse centrale del mondo moderno (anche per questo lo avevo eletto a tema del mio scherzoso e fallito tentativo di concorrere a una borsa di studio intitolato L’eterno ritorno dell’identico). Flusso costante significa che  i processi – i motori del flusso – sono più importanti dei prodotti: la  più grande invenzione negli ultimi secoli non è stata un oggetto o uno strumento particolare, bensì l’invenzione del processo scientifico stesso. Una volta inventato il metodo scientifico, abbiamo potuto creare migliaia di altre cose incredibili che non avremmo mai potuto scoprire diversamente. Questo sistematico cambiamento e miglioramento costante si è rivelato milioni di volte più efficiente dell’invenzione di qualunque prodotto specifico, poiché ha generato milioni di nuovi prodotti da quando è stato messo a punto. 


Processi e prodotti Nella nostra epoca, i processi surclassano i prodotti. Ci stiamo allontanando da un mondo di nomi fissi verso un mondo di verbi fluidi: nei prossimi trent’anni continueremo a prendere oggetti solidi (un’automobile, una scarpa) e a trasformarli in verbi astratti. 

I prodotti diventeranno servizi e processi: integrata con dosi elevate di tecnologia, un’automobile diventerà un servizio di trasporto, una sequenza di materiali costantemente aggiornata in grado di adattarsi all’uso del cliente, alla sua risposta, alla concorrenza, all’innovazione e all’usura. Che si tratti di un’automobile senza autista o di una che si può guidare, un simile servizio di trasporto garantisce flessibilità, personalizzazione, aggiornamenti, connessioni e nuovi benefici. Anche una scarpa non sarà più un prodotto finito ma un processo infinito di reinvenzione delle estensioni dei nostri piedi, magari con coperture monouso, sandali che si trasformano mentre si cammina, suole che cambiano, oppure pavimenti che fungono da scarpe. «Scarpare» diventa un servizio e non un nome. Nel regno digitale immateriale nulla è statico o fisso, tutto è in divenire. Dove il libro diventa un "librare", anche grazie alla pratica conversazionale del social reading, attraverso la condivisione di pezzi di libro, commenti a brani, ecc in community online di lettori (ehi, è quello che stiamo facendo in questo momento!)

Nei dodici capitoli che compongono il saggio e che corrispondono a dodici verbi, Kelly individua e analizza le forze motrici del nostro presente, che stanno già plasmando l’umanità. Ai fini della nostra riflessione i più interessanti sono i primi due, Divenire e Cognitivizzare, che riassumo di seguito. Se lo ritenete interessante (scrivetelo nei commenti) posso nelle prossime settimane proporre una sintesi anche degli altri.


Divenire Cose e persone sono in costante divenire, anche se non ce ne accorgiamo. Ad esempio il web come lo conosciamo ora, un luogo da navigare, muterà per trasformarsi in una presenza cui relazionarsi. In futuro, la vita tecnologica consisterà di una serie infinita di aggiornamenti, in progressione ascendente. Le funzioni cambiano, spariscono gli standard, i menù si trasformano: aprirò un software che non uso quotidianamente aspettandomi determinate scelte per scoprire che interi menù sono scomparsi. Non importa da quanto tempo si stia usando un particolare strumento, gli aggiornamenti infiniti inevitabilmente ci rendono niubbi (novellini) – spesso si pensa che siano i nuovi utenti a non sapere dove mettere le mani. Nell’epoca del «divenire» tutti diventeremo niubbi o, meglio, saremo niubbi per sempre; il che dovrebbe mantenerci umili. Vale la pena di ripeterlo: in futuro tutti noi, nessuno escluso, saremo eterni niubbi, che cercano semplicemente di tenere il passo. 

Ecco il perché: primo, la maggior parte delle tecnologie che prevarranno nella vita a trent’anni da oggi non è ancora stata inventata, perciò è ovvio che saremo dei niubbi a riguardo; secondo, manterremo lo status di niubbi perché le nuove tecnologie richiedono continui aggiornamenti; e, terzo, dato che il ciclo di invecchiamento sta accelerando sempre più (la vita media di un’applicazione del telefono è di soli trenta giorni!), saremo destinati a rimanere nella modalità niubbo per sempre. 

La natura conversazionale della Rete si mostrerà sempre più evidente, come già preconizzato dal Cluetrain Manifesto del 1999 (I mercati sono conversazioni). Fin dalla sveglia, la Rete cerca di anticipare le nostre intenzioni, di precederci nelle nostre azioni, dal momento che conosce la nostra routine quotidiana, di rispondere alle nostre domande quasi prima che gliele possiamo rivolgere. È progettata in modo da fornirci i file che ci servono in tempo per la riunione, da suggerirci il posto perfetto per pranzare con un amico in base alla nostra posizione, alle condizioni meteo, a quello che abbiamo mangiato nei giorni scorsi, a dove siamo stati la volta precedente con quello stesso amico, e molti altri possibili fattori. Internet sembrerà sempre più una presenza con la quale relazionarsi piuttosto che un luogo in cui muoversi, vale a dire il famoso cyberspazio degli anni ottanta; sarà una presenza costante e inosservata, come l’elettricità: sempre presente, sempre intorno a noi e sottotraccia. "Entro il 2050 arriveremo a considerare Internet come una modalità di conversazione onnipresente".


Cognitivizzare E’ la forza che sta dietro ai progressi dell’Intelligenza Artificiale. Gli oggetti diventeranno intelligenti e l’intelligenza del futuro non sarà generalista, ma molto specializzata nell’esecuzione di compiti specifici. Per Kelly quella che ci attende non è una corsa contro le macchine, ma con le macchine. In questo rapporto cooperativo ci aiuteranno a definire meglio cosa siamo e a capire quale sarà il nostro nuovo ruolo nella società. Interessante la lista esemplificativa delle possibili cognitivizzazioni – ne ho contestualizzato alcune in situazioni/personaggi di Ariminum Circus. Confido che i fan sapranno riconoscerle :).

– Bucato cognitivizzato: sono gli stessi vestiti a dire alla lavatrice come vogliono essere lavati. Il ciclo di lavaggio si adatta automaticamente al contenuto di ogni carico seguendo le istruzioni dei vestiti intelligenti.

– Marketing cognitivizzato: la quantità di tempo che un singolo individuo trascorre a seguire un contenuto di qualsiasi tipo (video, testo, grafica…) può essere moltiplicata per la sua influenza sociale (quante persone lo seguono e quale è stata la sua influenza) in modo da ottimizzare il guadagno pro capite in termini di attenzione e influenza, che può anche essere monetizzato– prima di storcere il naso, caro neoluddista di Typee, considera che quando dai voti e giudizi ai post altrui stai collaborando con la IA a definire il posizionamento nelle classifiche di ogni utente. E che gli altri fanno lo stesso con te. Siamo tutti nel business del marketing di noi stessi. Anche qui, in questo momento. Vale la pena esserne consapevoli. Aggiungo che l'algoritmo che gestisce la leaderboard di Typee è poco intelligente. Di fatto premia chi pubblica di più, al limite chi fa puro spam. Anche il menù che premia "i più votati" dice poco della qualità media degli scritti di ogni Autore. Nella home page "In primo piano" figurano ancora post del 2017 di Autori non più presenti e che hanno pubblicato non più di dieci pezzi, dei veri zombie digitali che si aggirano fra noi. Una corretta rappresentazione dovrebbe essere definita dal rapporto fra il numero di pezzi pubblicati e il numero di voti ottenuti di Autori attivi, ad esempio che abbiano postato almeno un racconto/poesia negli ultimi sei mesi.

– Clinica cognitivizzata: monitorare i parametri biologici dei pazienti ventiquattro ore al giorno attraverso sensori che, venendo indossati, risultano in grado di generare trattamenti altamente personalizzati.

– Etica cognitivizzata: le automobili robot hanno bisogno di assimilare delle linee guida sulle priorità e il comportamento, dal momento che la sicurezza dei pedoni potrebbe venire prima di quella dei guidatori stessi. Qualunque cosa provvista di un certo grado di autonomia che dipenda da un software ne esigerà anche uno che sia intelligente da un punto di vista etico.

– Giocattoli cognitivizzati: assomiglieranno sempre più ad animali domestici. I Furby appariranno primitivi, se paragonati all’immensa attrattiva che eserciteranno degli animali giocattolo intelligenti in grado di trasmettere e suscitare emozioni. Le bambole potrebbero essere i primi veri robot di successo.

– Sport cognitivizzati: i sensori intelligenti e l’IA possono creare nuovi modi di tenere i punteggi e arbitrare le partite sportive,  interpretando movimenti impercettibili e collisioni. Tutti questi dati statistici potranno essere prelevati in tempo reale dall’attività di ogni atleta a supporto dell’organizzazione di campionati di sport virtuali.

– Lavoro a maglia cognitivizzato: chi può dirlo? Ma arriverà anche quello! 

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Da informatico (ahimé) non ho tutta questa positiva impressione dell'evoluzione. Esistono sempre dei sistemi di retroazione poco valutati. Esempio: l'informazione. l'eccesso d'informazione crea mancanza d'informazione, da cui gli algoritmi etc. L'intelligenza e la cultura sono ancora 'attenzione al testo scritto senza farsi fuorviare dai contenuti collegati. L'evoluzione del mezzo, che indubbiamente può accelerare alcuni processi, non cambia la struttura della conoscenza di base della mente umana. Abbiamo utensili interessanti, che allargano le possibilità, informazioni più a portata di mano. Ma la lettura con un'attenzione specifica ed un'immaginazione priva di elementi disturbanti rimane ancora lo strumento per eccellenza della conoscenza.Segnala il commento

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Giranda ha votato il racconto

Esordiente

AH BEH, in generale complimenti: top! " Aggiungo che l'algoritmo che gestisce la leaderboard di Typee è poco intelligente. Di fatto premia chi pubblica di più, al limite chi fa puro spam. Anche il menù che premia "i più votati" dice poco della qualità media degli scritti di ogni Autore. Nella home page "In primo piano" figurano ancora post del 2017 di Autori non più presenti e che hanno pubblicato non più di dieci pezzi, dei veri zombie digitali che si aggirano fra noi. Una corretta rappresentazione dovrebbe essere definita dal rapporto fra il numero di pezzi pubblicati e il numero di voti ottenuti di Autori attivi, ad esempio che abbiano postato almeno un racconto/poesia negli ultimi sei mesi." Il web resta uno strumento potente, resta un contenitore di dati sorprendente e quindi pare che sia anche, in un certo senso, un comodo fornitore di risposte. Minimizzo dicendo che sono nient'altro che dati e algoritmi, nient'altro che numeri che stilano classifiche e che stabiliscono la visibilità dei post degli utenti (ma non è stato da sempre così? Prima semplicemente si contava il numero delle vendite per determinare l'influenza di qualcosa\qualcuno sulla massa, adesso i click). Minimizzo dicendo che nonostante tutto, arriveremo a chiedere ad internet qualcosa che internet per definizione non ci può dare: una testa pensante. Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Scrittore
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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Tema molto interessante, sviluppato con garbo e in maniera (quasi completamente) comprensibile a tutti - anche a me, voglio dire. Certo che ne vogliamo sentire ancora. Secondo me non è questione di essere o meno d'accordo con quello che dici o con i tuoi riferimenti, le cose sono avviate così e basta. Aggiungo soltanto un aspetto che forse non è stato nominato, ed è quello del livellamento delle differenze sociali (i sistemi cognitivi saranno per tutti, in parte già lo sono, vivaddio) e soprattutto l'azzeramento delle differenze di abilità (già adesso molte persone ritenute dis abili mostrano sorprendenti abilità nell'uso delle nuove tecnologie).Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Il punto, a mio avviso, è la mancanza di maturità per gestire le immense possibilità offerte dal web. Mediamente, intendo. Tema Typee, apro e chiudo, vedo cose che voi umani...:) Però mi diverto, per il momento.Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente

Questa IA in ogni settore la vedo più come una neo-schiavitù neo-feudalista, piuttosto che come una liberazione da lacci, limiti e burocrazia (questa cresce a dismisura, non solo in forma tradizionale, quella catacea moltiplicat esponenzialmente proprio dall'uso dei pc e delle reti - i contratti oggi sono di 20 pagine anzichè di 2 come un tempo, ecc- ma anche burocrazia cibernetica o multimediale, con form, di ogni tipo e livello da compilare online - incluse mostruose password da creare, modificare e utilizzare ad ogni accesso, anche il più stupido e ripetitivo). Il proprietario o detentore dei codici sorgente, dei server centrali, dei motori di ricerca o dei maggiori provider o portali, o delle tecnologie che sbancano il mercato e diventano un must in ogni settore o campo, che divengono indispensabili, o anche solo in parte, per ogni cittadino per vivere, rappresentano sia la nuova schiavitù da una parte, e dall'altra il monopolio del potere neo-feudale dall'altra (su vasta scala ed intero globo). Pensateci!!!Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Barbara ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Indubbiamente questo testo è frutto di un’unione fra le tue competenze e un ingente lavoro di ricerca. Lo scenario che dipingi mi affascina e al contempo mi fa paura, ma soprattutto mi fa sorgere alcuni dubbi, uno su tutti la clinica cognitivizzata ( se prendiamo ad esempio gli accadimenti dei mesi scorsi nell’ambito della sanità direi che siamo molto lontani). Ancor meno d’accordo mi trovano i giocattoli cognitivizzati, per ragioni abbastanza facili da capire e che molti condivideranno. Ovviamente non ho problemi ad ammettere di essere nata “niubbia “:)) tuttavia mi è piaciuta la parte in cui hai brillantemente messo in luce alcuni aspetti “difettosi” di typee, inglobando l’argomento in un contesto che non può che riscuotere consensi. Anche se ho faticato a capire alcuni passaggi troppi tecnologici (limite mio) apprezzo il notevole lavoro e aggiungo che forse a Carrol, che tu ritieni un precursore di tutto questo, piacerebbe un sacco essere qui, adesso.Segnala il commento

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Amid Solo ha votato il racconto

Esordiente
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MargheMesi ha votato il racconto

Esordiente

Direi una conversazione cognitivizzata, cioè molto intelligente, nel caso specifico tesa al compito di invitare il lettore a una condivisione di un processo. Una conversazione che, nel suo divenire inevitabile, diventa un conversare, un flusso che non finisce, né può essere finito, e si propone al lettore nella sua continuazione, che non si può che caldeggiare con convinzione. Al contempo un conversare sui generi, sulla fluidità che li mescola, l'esibizione di un ipotesto e la costruzione di un paratesto. Da ripetere senza esitazione!Segnala il commento

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Andreasololettore ha votato il racconto

Esordiente
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esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
Editor
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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente

Notevole :))Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

In primo luogo non posso che apprezzare il garbo, la competenza e l'intelligenza con cui accetti il confronto su questioni che interessano l'umanità intera, ma che ci trovano su fronti opposti. Inutile dire che è necessario e utile che tu riporti la sintesi degli altri verbi di Kelly, sia per coinvolgere tutti i lettori di Typee e sia per offrire un quadro più esaustivo dell'argomento. Conto di pubblicare una risposta al tuo scritto che merita una lettura attenta e una profonda riflessione. Grazie Federico per aver riportato il dialogo su Typee a livelli superiori alle sterili polemiche di questi ultimi giorni.Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore
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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Ti sento più Integrato che Apocalittico... :) Con una mirabile dote di elaborazione epistemologica, con larga visione delle tendenze in atto e future.Segnala il commento

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Helena ha votato il racconto

Esordiente

Ci devo pensare ancora :)Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

C'è tanta carne al fuoco che non so gestire in 'una volta sola'. Ma considero la questione dei niubbi assolutamente condivisibile. Viviamo in una epoca in cui il tempo è dettato dai nostri figli perché sono svelti ad apprendere ciò che per loro è normale: gestire le app, internet, lo streaming, le live... per me che sono uno del '76 la carta ha ancora un profumo, una resistenza, una autorità... Segnala il commento

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

Esordiente

La AI, una gran bella risorsa. Se poi la stupidità umana ne farà scempio non diamo la colpa a lei Segnala il commento

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di Federico D. Fellini

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