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Non-fiction

Se il libro è filtrato

Pubblicato il 09/08/2020

Visti i commenti al mio post "Se il libro diventa un librare", continuo nella disamina dei verbi che secondo Kevin Kelly ("L’inevitabile", 2017) connotano quella dimensione del “divenire” che l’accelerazione tecnologica sta determinando e in cui tutti noi viviamo e sempre più vivremo.

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Non c’è mai stato momento migliore per essere un lettore, uno spettatore, un ascoltatore o per partecipare all’espressione della genialità umana, a giudicare dalla valanga stupefacente di nuove creazioni quotidiane: ogni dodici mesi produciamo 8 milioni di nuove canzoni, 12 milioni di nuovi libri, 16.000 nuovi film, 30 miliardi di messaggi sui blog, 182 miliardi di tweet, 400.000 nuovi prodotti. In un mondo di abbondanza diventa fondamentale riuscire a filtrare (questo è il settimo verbo della contemporaneità digitale secondo Kelly) ciò che più è interessante in un certo momento. Le aziende che sapranno creare i migliori filtri saranno in grado di offrire un’esperienza migliore ai propri clienti.

Interessante la lista dei possibili filtri. Kelly fa un ragionamento di tipo generale, che può forse risultare ostico a chi non frequenta abitualmente le piattaforme digitali (ma vorrei sapere chi è, questo eremita del terzo millennio, che non ha mai fatto una ricerca su Google, ma fatto un acquisto su Amazon o visto una serie tv se Netflix). Ma se lo applichiamo all’oggetto che tutti noi su Typee amiamo e conosciamo, il libro (o, come preferisce il guru americano, al processo – vedi Se il libro diventa un librare), credo che diventi immediatamente comprensibile:

– Filtro del custode: autorità, genitori, sacerdoti e insegnanti schermano il peggio (quello che loro ritengono il peggio) lasciando passare selettivamente solo «le cose positive». Quanti libri non abbiamo letto, da giovani o da adulti, perché qualcuno ha attivato uno di questi filtri?

– Filtro dell’intermediario: le cataste dei progetti rifiutati raggiungono il soffitto negli uffici delle case editrici, delle etichette discografiche e negli studi cinematografici. Dicono «no» molto più spesso di quanto rispondano «sì», svolgendo così la funzione di filtro riguardo a ciò che raggiunge la grande distribuzione. Ogni titolo in un giornale è un filtro che ha detto «sì» a quell’informazione e ignorato il resto.

– Filtro dei curatori: i punti vendita non offrono tutto, i musei non mostrano qualunque cosa, le biblioteche pubbliche non acquistano tutti i libri. Ogni curatore seleziona le proprie merci e agisce da filtro. Lo stesso vale ad esempio per i testi scelti dalla Redazione di Typee come “testi del mese” o per essere pubblicati sul Typeebook annuale.

– Filtro del marchio: di fronte a uno scaffale pieno di merci simili, un acquirente sceglierà inizialmente il prodotto di un marchio che gli è più familiare, perché è il modo meno dispendioso per ridurre il rischio insito in un acquisto. I marchi filtrano la confusione. Questo vale anche per il “brand” autoriale: poiché ad esempio io amo le poesie di Davide Marchese o i racconti di MargheMesi, se ho poco tempo a disposizione sceglierò di leggere su Typee le loro opere, trascurandone altre magari meritevoli, ma che non mi sono ancora divenuti familiari.

– Filtro del governo: i tabù sono proibiti, l’incitamento all’odio o le critiche ai leader o alla religione vengono rimossi, mentre sono promosse questioni nazionalistiche. Il tema della libertà di pensiero non a caso è centrale nella saga di Ariminum Circus.

– Filtro dell’ambiente culturale: ai bambini vengono dati messaggi diversi, contenuti diversi, scelte diverse in relazione alle aspettative delle scuole, delle famiglie e della società che li circonda.

– Filtro degli amici: i nostri pari hanno il potere di influenzare le nostre scelte; siamo molto propensi a scegliere quello che anche i nostri amici hanno scelto. Lo possiamo sperimentare credo anche qui su Typee.

– Filtro di noi stessi: scegliamo sulla base delle nostre preferenze, secondo il nostro giudizio. Tradizionalmente, è il filtro più raro.


Nessuno di questi metodi è scomparso al crescere della sovrabbondanza, ma per gestire l’aumento delle opzioni nei decenni che verranno abbiamo bisogno di inventare molti altri tipi di filtri. Fra i filtri usati dai social media il più noto è il «sistema di raccomandazione» ed è largamente utilizzato, tra gli altri aggregatori, da Amazon, Netflix, Twitter, LinkedIn, Spotify, Beats e Pandora.

Twitter usa questo sistema per suggerirmi chi seguire sulla base di chi seguo già; Pandora ne impiega uno simile per segnalarmi la musica che mi potrebbe piacere in base a quella che mi piace già; più della metà delle connessioni intrecciate su LinkedIn è dovuta a questo tipo di suggerimenti; il sistema di Amazon è responsabile della famosa barra «A chi è piaciuto questo articolo sono piaciuti anche»; Netflix usa lo stesso stratagemma, ma per i film.

Sono tutti algoritmi intelligenti che vengono eseguiti sugli storici giganteschi delle attività che tutti noi svolgiamo, in modo da predire verosimilmente quale sarà il mio comportamento. Tuttavia, la loro predizione è basata solo in parte sulle mie abitudini passate, infatti la barra di Amazon dovrebbe dire, in realtà: «Sulla base del tuo storico e su quello di altri che si sono comportati in modo simile a te, ti dovrebbe piacere anche». I suggerimenti sono finemente tarati su quello che ho acquistato in precedenza e addirittura su quello che stavo per comprare (tracciano per quanto tempo mi soffermo su una pagina, anche se in realtà non ho scelto di farlo). Grazie all’elaborazione delle similitudini tra miliardi di acquisti passati, queste predizioni possono essere straordinariamente profetiche. I filtri per raccomandazione sono uno dei miei metodi principali di scoperta, e li trovo mediamente più affidabili dei suggerimenti di amici o anche di esperti. Infatti, così tante persone trovano utili filtri di questo tipo che un terzo delle vendite di Amazon è dovuto alle offerte «Simile a questo», una differenza che ha reso circa 30 miliardi di dollari nel 2014.


In generale l’obiettivo dei filtri è catturare il bene più raro in questo mondo di super disponibilità di tutto: l’attenzione delle persone. La genialità dietro l’immensa prosperità di Google, Facebook e di altre piattaforme in Rete consiste nell’enorme infrastruttura che filtra questo bene attenzione. Le piattaforme utilizzano una notevole capacità di calcolo per collegare l’universo in espansione delle inserzioni pubblicitarie all’universo altrettanto in espansione dei consumatori. Le loro IA vanno a caccia della pubblicità ottimale, nel momento ottimale, nel posto ottimale e alla frequenza ottimale con la modalità ottimale di risposta. Anche se a volte vengono chiamate semplicemente pubblicità personalizzate, sono molto più complesse di semplici inserzioni focalizzate su alcuni individui. Rappresentano un ecosistema di filtri dalle conseguenze che vanno oltre il mondo pubblicitario.


Questo ci lascia con una grande domanda in un’epoca di abbondanza economica: cosa ha veramente valore? Paradossalmente, la nostra attenzione per i beni non vale molto, e la nostra mente da scimmia è facilmente dirottabile. La risorsa scarsa rimasta in questa società dell’abbondanza è il tipo di attenzione che non deriva o si focalizza sui beni. L’unica cosa che aumenta di costo mentre tutto il resto raggiunge lo zero è l’esperienza umana, che non può essere copiata. Tutto il resto diventa mercificato e filtrabile.

Il valore dell’esperienza è in aumento: l’intrattenimento di lusso cresce del 6,5 per cento annuo; le spese in ristoranti e bar sono aumentate del 9 per cento nel solo 2015; il prezzo del biglietto per un concerto è aumentato di circa il 400 per cento dal 1981 al 2012; lo stesso vale per il costo del sistema sanitario negli Stati Uniti, che è cresciuto del 400 per cento dal 1982 al 2014; il costo medio di una babysitter è 15 dollari all’ora, il doppio del salario minimo. Nelle grandi città americane, non è strano che i genitori arrivino a pagare 100 dollari, se vogliono trascorrere una serata fuori. Il personal trainer, che dedica un’attenzione altamente personalizzata a un’esperienza meramente fisica, è tra le figure professionali in più rapida crescita. Nelle case di cura, il costo dei medicinali e dei trattamenti è in calo, ma quello delle visite a domicilio – esperienziale – è in crescita. Il costo dei matrimoni non ha limiti perché non si tratta di un bene, ma di un’esperienza. Dedichiamo loro la nostra attenzione preziosa, scarsa e completamente pura. Per i creatori di queste esperienze, la nostra attenzione vale molto. Non è un caso che le persone eccellano nel creare e consumare esperienze; non c’è posto per i robot. Se si vuole un assaggio di quello che faremo quando i robot svolgeranno i nostri lavori attuali, basta guardare alle esperienze. È lì che spenderemo (perché non saranno gratuite), e sarà lì che guadagneremo i nostri soldi. Useremo la tecnologia per produrre beni, e produrremo esperienze per evitare di diventare noi stessi un bene.

Comunque, di pitattaforme e robotica si discuterà alla Fortezza Bastiani il prossimo giovedì sera. Ci vediamo li?

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GAP ha votato il racconto

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Una volta, su un treno, mi capitò di sentire una frase "Amazon mi conosce meglio della mia ragazza! Sa sempre cosa mi piace." Me la ricordo perché mi fece paura. Mi è tornata in mente adesso, dopo questa lettura.Segnala il commento

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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MargheMesi ha votato il racconto

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Filtrare potrebbe essere l’operazione in cui si inscrive la tua scrittura. Hai filtrato Kelly per noi. Hai filtrato la neurologia trasformandola in cosmetica. Filtri autori, pensatori, testi, immagino. Mi viene in mente il setaccio per la sabbia. È il disegno che si riesce a creare filtrando che segna la trasformazione. Per i bagnanti la sabbia era inerte. Poi diventa figura attraverso il gioco dei bambini sulla riva che filtrano e poi fissano. Tra filtrare e fissare: qui giochi con la scrittura a creare il tuo stampo autoriale.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Sempre molto interessante. Credo che nessuno sia libero.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Sembra marketing applicato, a tratti esauriente. Ci vediamo al prossimo step!Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Qualcuno o qualcosa che conosce i nostri gusti (perché gli abbiamo dato modo di conoscerli) e fa delle scelte per noi, ci conduce per mano verso questo o quello, e in un certo senso anche essere “manovrati” può diventare comodo, persino piacevole. Auspico che riusciamo a mantenere almeno l’illusione di esserne coscienti, mentre ci facciamo dirottare. Ci vediamo alla fortezza:)Segnala il commento

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Marco Verteramo ha votato il racconto

Scrittore

Caspita!! un refuso... allora sei umano, o ce lo vuoi far credere... :-) Interessante, lo rileggerò ancoraSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Un interessantissimo saggio breve, di cui ho apprezzato soprattutto la seconda parte (da: "Il valore dell’esperienza è in aumento" in poi). Non sono un'economista né una sociologa ma trovo che la tua intuizione sia geniale. Se invece si tratta di un'intuizione di qualcun altro, apprezzo comunque il fatto che tu abbia saputo divulgarla in termini chiari e intelleggibili anche dai non addetti ai lavori. Ti segnalo un refuso nella penultima riga ("pitattaforme") e ti faccio i miei complimenti!Segnala il commento

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mariorima ha votato il racconto

Esordiente
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Sofia Nebez ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

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Dopo questa e le altre trattazioni esemplari sull'argomento verrei molto volentieri giovedì sera alla fortezza bastiani per la conferenza, se non fosse un po' fuori mano da raggiungere, per me, purtroppo (e soprattutto dovendo po recarmi al lavoro presto l'indomani mattina. Comunque ho apprezzato tantissimo questa come le altre precedenti puntate di questo splendido saggio sulle nuove tecnologie e le relative ripercussioni sul nostro mondo sempre più automatizzato. In questa rimarco un punto da meditare seriamente (perchè non riusciremmo mai neanche avendo tutto il tempo a disposizione a leggere, ascoltare e vedere tutte le opere prodotte):"Non c’è mai stato momento migliore per essere un lettore, uno spettatore, un ascoltatore o per partecipare all’espressione della genialità umana, a giudicare dalla valanga stupefacente di nuove creazioni quotidiane: ogni dodici mesi produciamo 8 milioni di nuove canzoni, 12 milioni di nuovi libri, 16.000 nuovi film, 30 miliardi di messaggi sui blog, 182 miliardi di tweet, 400.000 nuovi prodotti. In un mondo di abbondanza diventa fondamentale riuscire a filtrare "Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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È una riflessione interessante ma non sottovaluterei così tanto il nostro libero arbitrio e la nostra capacità di cambiare gusti, non sono d'accordo quando dici "la nostra mente da scimmia è facilmente dirottabile".Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Molto apprezzato per i concetti di "filtro", "valore", e "attenzione".Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Helenas ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Una riflessione inteessante. Io faccio l’esempio dei vestiti. Per me l’epoca della fast fashion sta tramontando. La fast faschion a livello individuale è una nevrosi compulsiva. A livello collettivo è un modello economico. Le cose si incastrano. Come l’uovo e la gallina. Auspico e prevedo il ritorno alla boutique. Dove la cernita è fatta dal gusto del negoziante. Stesso vale per i libri. Qualcuno che ti prenda per mano e ti dica guarda che bello questo libro. Il concetto è condivisione dell’esperienza. Il concetto futuro. Tra i filtri forse ne hai dimenticato uno. Per me nodale. E cioè l’autolabelling che ognuno di noi pone in essere verso sé stesso. (Io no mi sa o almeno ci provo). L’autolabelling è quel meccanismo in base al quale io effettuo delle scelte per qualificarmi e condividendole io dico guardate leggo / ascolto / guardo questo e perciò sono questo. E la bravura dell’algoritmo sta nel collocare ogni fruitore nel giusto autolabel per vendergli il sogno che di sicuro comprerà. O per fargli cambiare il profilo in funzione di ciò ce vuole vendergli. Non si sfugge. Perciò credo che dovremmo autoerichettarci come liberi pensatori senza pregiudizi. Io ascolto i Collage se ne ho voglia. Ma anche Beethoven diretto da Furtwangler (solo quando ne ho voglia). E così via. Anche i preferiti poi hanno un potenziale stufante quando diventano schiavi di sé stessi. Cioè sia chi offre che chi fruisce deve avere la fantasia e il coraggio di cambiare e uscire dall’autoetichettarsi. Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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Molto interessanteSegnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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A giovedì. Ci vediamo al solito post :-)Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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di Federico D. Fellini

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