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Autobiografia

Se questa è una vita

Pubblicato il 13/08/2019

Un giorno come tanti, preceduta da una notte come tante. Ma il risveglio no. Un demone presiede alla mia coscienza, la domina, la priva dell’ultima resistenza

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Si dice che l’inferno esista, ma sia vuoto. Nonostante gli sforzi del Sommo. Altri dicono che l’inferno sia qui in terra nella forma dell’altro. Altri ancora sostengono che l’inferno esista solo per chi ne ha paura.

Immaginavo un corteo infinito di suicidi in cammino verso dio, come prediletti dell’eterno, pronti a ricevere il sigillo del perdono e ritrovare miracolosamente le loro ferite ricucite, le persone che mi incontravano un tempo ogni giorno ora sono disponibili, sorridenti, invitanti, vogliose di parlare di me, di sapere della mia vita, di mia moglie, di mio figlio, della mia casa, del mio lavoro, della mia salute. Ed io, ubriaco di tanta prossimità, mi rivolsi verso dio: sembrò che mi sorridesse e mi invitasse a godere di quelle attenzioni. Non ci sono cori angelici, ma solo vociare discreto di gente, bisbigli invitanti, nessun pettegolezzo affettato. Non ci sono tensioni reciproche, solo armonia, serenità. Incontro mia moglie, ci abbracciamo, ci guardiamo profondamente negli occhi, ci baciamo. È profumata e candida, ma guardandomi anch’io mi ritrovo pulito e tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre (Salmo 130, ndr). Poco dietro mio figlio: ironicamente mi dice che ha imparato l’educazione civica, la chimica e la fisica. Mia moglie si sposta e mio figlio si fa vicino. Ci abbracciamo: il nostro respiro è tranquillo. Non ci sono attriti.

Ogni rapporto umano è risanato, ogni divergenza appianata, ogni lite risolta con giustizia, ogni attrito pacificato, ogni odio smussato, ogni sguardo è alto e fiero di incrociare gli occhi di ognuno. I malati sono risanati, gli schizofrenici ricondotti ad unità, i sospettosi sono diventati fiduciosi. Gli omicidi abbracciano le loro vittime e ricevono il loro perdono. I giustiziati perdonano i loro giustizieri.

Regna solo pace e giustizia e beatitudine in ogni dove. Non si vedono confini, cancelli, barriere, divieti: ognuno ha tutto e tutto è di tutti.

È un sogno infantile forse, un’utopia, una fede: io credo che “resurrezione della carne” significhi tutto questo e altro ancora che ci è stato preparato, ma che neanche i nostri sogli possono lambire. Io non posso non credere questo. Che senso avrebbe la mia sofferenza (lasciamo perdere il mondo che langue), la mia solitudine, il mio isolamento dal mondo, la mia paura delle persone, i miei rapporti insopportabili con mia moglie e mio figlio. Quale senso le mie giornate vuote, la mia malinconia, il mio umore vicino al niente, le abbuffate compulsive e i sensi di colpa?

Si, ci provai dieci anni fa a farmi fuori con una scatola di psicofarmaci. Era il giorno dopo Natale, quello in cui il demone del risveglio aveva già preparato le giustificazioni, per me e per i miei cari, dovevo solo rendermene conto e battere il senso di colpa che in una situazione “normale” avrebbe sopraffatto il mio cervello. Ma in quell’ occasione il demone fu più forte anche della colpa, anzi smascherò la colpa come vile marchingegno di autoconservazione.

Poi mi stesi sul letto cercando di carpire eventuali effetti delle capsule. In un’ora e mezza non successe niente. Già mi ero pentito. Salii in macchina e mi recai al Centro di Igiene Mentale dal quale ero seguito. Stavo benissimo. Una psichiatra e un’infermiera mi portarono al più vicino ospedale. Durante il viaggio addirittura scherzammo come se stessimo andando ad un pic-nic. Venni consegnato al pronto soccorso: dovetti raccontare l’insano gesto alla psichiatra del reparto (una donna bellissima), una flebo, un’ora di osservazione poi giù in psichiatria. 17 giorni di inutili colloqui e noiosissimi pomeriggi (l’unica libertà che mi fu concessa fu quella di starmene un’ora al bar al mattino).

- Stolga i lacci delle scarpe e mi consegni il rasoio, quando ne ha bisogno me lo chiederà”.

- Figlia mia – pensai- se mi sono cagato sotto per una scatola di capsule tanto da correre subito al Cim, con i lacci delle scarpe potrei farci al massimo una collana di ossi di pesca.

Ma si tratta di protocollo.

Vissi quei 17 giorni in un’atmosfera di totale sospensione. Aumentata dal biancore esasperante dei muri. Sapevo benissimo che uscito di lì avrei ricominciato la mia maledetta routine.

Adesso, comunque, ho meno paura. Il demone si è placato. Continuo a non vivere, questo è vero, la pena per me stesso paradossalmente sembra carburante, per quanto a caro prezzo. Del resto dal quel santo Stefano di dieci anni fa mi sono costruito la convinzione di essere un suicida poco serio, inetto anche nel voler morire. Poi mi guardo 'Divorzio all’italiana' e mi riconcilio con me stesso, almeno fino a sera. Il giorno dopo resta un mistero e quello successivo pure e così via. Io mi rendo conto di vivere alla giornata. Non programmo più nulla al di là delle tre ore altrimenti l’ansia mi chiude la laringe e sudo. Non ho determinazione in nulla, solo nel lavoro, grazie al senso del dovere che mi hanno inculcato in famiglia fin da piccino.

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Dalcapa ha votato il racconto

Scrittore

Soggetto intenso, forte. Bella scrittura, ricercata. Mi chiedo se non sarebbe stato più efficace se scritto come racconto e non come sfogo.Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Sono d’accordo con Fiorenzo. Continua a scrivere... regalaci qualche altro racconto Segnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

Esordiente
Editor

il racconto ha un nitore chirurgico che atterrisce. nessuno neghi di essersi chiesto se sia fiction o vita. in ogni caso, straziante.Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Esordiente

D'accordo con gli altri commenti. Anche scrivere aiuta, se ti fa sentire bene. Hai una bella scrittura, lineare, pulita.Segnala il commento

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Fiorenzo ha votato il racconto

Esordiente

Le persone non sono tanto lontane da come ti senti, sai? Un giorno alla volta, un racconto alla volta.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

D'accordo con Violeta: scrivere aiuta a trovare le parole che ancora non sappiamo, quelle che ci servono per trovare le nostre....Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Scrivere può aiutarti, continua a farlo!Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Esordiente

Apprezzo il coraggio con cui ti racconti. Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Esordiente
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Phi ha votato il racconto

Scrittore
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Davide Marchese ha votato il racconto

Esordiente
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Graograman ha votato il racconto

Esordiente

La depressione fa perdere i riferimenti.Segnala il commento

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di Geordie

Esordiente