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Non-fiction

Seconda scelta

Pubblicato il 13/09/2018

Considerazioni sul concetto di seconda scelta.

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A qualche chilometro da casa mia c’è uno spaccio di prodotti dolciari, non lo frequentiamo molto però in occasione delle feste comandate capita di farci un saltino.

Durante la pasqua qualche colomba andiamo a recuperarla e durante il natale, un panettone o un pandoro non mancano mai.

Proprio nel periodo natalizio durante un incontro con i alcuni ragazzi con i quali porto avanti un progetto di scrittua è successo che abbia portato uno dei panettoni acquistati presso questa rivendita.

Ricordo che eravamo seduti a discutere su alcuni articoli mentre uno dei ragazzi prende il panettone ed inizia ad aprirlo.

Con il fidato amico notano subito l’etichetta “prodotto di seconda scelta”, si scambiano un’occhiata e iniziano a sghignazzare, nel momento in cui ci siamo fermati per mangiare e brindare tutti insieme non si sono risparmiati la battuta…”ehi ci hai portato roba scadente”.

Ho fatto finta di niente limitandomi semplicemente a dire loro che probabilmente tanto scadente non era se se ne sono mangiati due fette a testa, cosi hanno apostrofato l’episodio con un semplice “…ma si era per dire…”.

La cosa ovviamente è finita li.

Qualche giorno fa ripasso davanti alla stessa azienda e mi è tornata in mente la questione.

Cosa identifica un prodotto di seconda scelta?

Il fatto che le gocce di cioccolata siano cadute tutte da una parte? Oppure il fatto che la carta forno sotto sia un po’ increspata? Potrebbe essere la forma non perfetta, oppure la crema dentro che è stata spalmata più su un lato che su un’altro, forse la glassa che non è uniforme o la confezione che magari non è riuscita proprio bene.

E quindi?

Veramente è un prodotto di seconda scelta? Perchè ci siamo posti dei parametri cosi assurdi da permetterci di declassare le cose?

Quindi la mela è buona solo se è super lucida, mentre se è opaca e magari non ha una forma proprio consona non è buona.

In centro a New York non è difficile vedere negozi di ortofrutta con cassette di mele perfette, rosse da far schifo, lucide da riflettere il sole a tal punto da essere le peggiori nemiche degli automobilisti, eppure sono bellissime, fin peccato mangiarle.

Ma diciamocelo, non è normale che in mezzo allo smog e ad un città che comunque non è sempre pulitissima (come tutte le città) ci siano mele di questa perfezione, scopri poi che vengono lucidate con prodotti, scopri poi che la loro natura è dubbia.

Se invece metti sul mercato una mela caduta dall’albero e che magari ha una bottarella, non ha importanza quanto buona sia, è destinata a marcire proprio per questi paletti mentali che ci siamo imposti.

Quindi se sei pelato, se hai la pancia, se hai avuto la sfortuna di nascere senza una mano, un braccio o se sei su una sedia a rotelle, se non sei poi cosi bello, se hai il sedere largo oppure se tartagli quando parli, se hai il naso grosso attento perché sei di seconda scelta.

E lo sei non solo perché gli altri ti considerano cosi, lo sei perché tu per primo quando scegli lo fai accettando e pretendendo sempre e solo la perfezione e cosi facendo sei il primo a metterti in secondo piano.

Potenzialmente siamo tutti seconde scelte, tutti abbiamo qualcosa che non va, qualcosa che nascondiamo, qualche difetto fisico, caratteriale o di altra sorte che sia, tutti puntiamo il dito, tutti giudichiamo.

Vogliamo fare un passo avanti?

Mangiamoci la nostra cazzo di fetta di panettone serenamente nella consapevolezza che potrebbe essere normale, potrebbe essere senza crema o forse potremo averla in dose doppia, godendo proprio di questa diversità, ricordandoci che facciamo tutto parte dello stesso lotto di produzione e siamo tutti fatti con gli stessi ingredienti.

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DONATO ROSSO ha votato il racconto

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Raffocinematic ha votato il racconto

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SteCo15 ha votato il racconto

Esordiente

Verità tanta ovvia che sfugge a molti: bene ricordarla!Segnala il commento

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di Roger1812

Esordiente