Small cover.png?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccountZoom cover

Narrativa

Semafori e mughetti

Pubblicato il 11/11/2021

168 Visualizzazioni
35 Voti

Puoi viaggiare per ore, senza sosta, su queste strade grandi pensate per un numero straordinario di auto anch’esse stupidamente grandi.

Non hai neanche una meta precisa, ti sei messo in viaggio per puro desiderio. Di cosa non sai, ma senti in te la spinta forte a desiderare. Se è vero quello che diceva qualcuno, che la pulsione è per sua stessa natura inibita alla meta, non arriverai da nessuna parte.

Il fatto è che hanno impestato le strade con le rotatorie, ovunque, città paese o campagna non importa. Ti domandi cosa ne sia stato dei semafori, e intendi delle aziende che li producevano, degli operai che ci lavoravano, dell’indotto. Che farà, ora, tutta questa gente? E ancora, di più, ti chiedi cosa ne sia stato di tutti i semafori dismessi, degli oggetti semafori - ferro, vetro, fili elettrici e lampadine: saranno stati differenziati prima di essere smaltiti? Non ti piace l’idea che siano stati distrutti. I bambini di oggi non avranno contezza dei soggetti semafori, di quel loro modo così democratico di bloccare qualcuno e lasciare passare altri, dando a tutti la stessa possibilità. Era così semplice: segnali luminosi depositati agli angoli dei marciapiedi, sugli incroci, a regolamentare in modo impassibile, privo di emozione, l’umana permanenza in un dato punto dello spazio - È rosso, non puoi andare, altri hanno questa meravigliosa opportunità; è verde, tesoro, vai, parti con grazia verso la tua meta -. I bambini di oggi non potranno mai nemmeno immaginare un meccanismo tanto geniale da riuscire a porre dei limiti distribuendo il tempo in maniera egualitaria. E non diventeranno mai adulti consapevoli. E come potrebbero? Viaggeranno, come stai facendo tu, su una teoria di strade mai interrotte, connesse le une alle altre da queste aree circolari, assurde zone di transizione progettate ignorando il fatto che dal 2007 persino il papa ha dichiarato la non esistenza del limbo.

Un luogo che non esiste ti terrorizza, come qualcosa di indistinguibile - non ha in fondo, dentro di sé, un senso di non vita e di non morte? Invece i bambini di oggi non la percepiranno così, essi saranno adulti senza limiti. Ché i limiti saranno considerati anacronistiche perdite di tempo, come il fermarsi a dare la precedenza. E l’idea della morte non li sfiorerà. Perché saranno cresciuti sulle rotatorie - oh le rotatorie!, che perfezione, quale oliato sistema di guida senza sosta, senza neppure una fermata piccola! Questo è l’assunto: alle rotatorie non ci si deve fermare, tutt’al più si rallenta, ma poco poco, perché c’è posto per tutti, possiamo passare tutti, andare, via!, produrre, azzerare i tempi morti in un meraviglioso flusso di traffico scorrevole e ininterrotto. Ininterrotto, cioè privo di interruzione, come immagineranno la loro vita.

Ti chiedi quanto c’è voluto. Poco, ti rispondi: è stato un attimo di distrazione, forse una ventina d’anni, perché ti trovassi così - inadeguato come un bradipo a una gara podistica.

C’erano molti modi di stare fermi al semaforo. Qualcuno lo faceva anche con impazienza, non tu. Tu, anzi, spesso subivi l’oltraggio di nervosi colpi di clacson indirizzati alla tua guida, ché in tante anime la semina della fretta aveva già iniziato a fruttificare. Ridi ora, mentre rammenti quella volta in cui una voce sarcastica ti gridò che i colori erano finiti, non dovevi aspettarne un altro - dopo il giallo di fronte al quale ti eri prudentemente fermato, dopo l’obbligatorietà del rosso, ecco c’era il verde e nessun’altra sfumatura: potevi partire.

Un tempo, in città sconosciute, chiedevi le informazioni stradali approfittando della sosta al semaforo; accadeva prima dell’avvento dei navigatori satellitari, naturalmente, ed era una bellezza, tutto un porgere i per favore grazie prego. A volte c’era la delusione, magari per una domanda mal posta, o uno sguardo non agganciato, ma era raro.

Un guardarsi, anche indecente - poteva succedere. Vedevi magari una coppia, nella macchina accanto alla tua, ferma al rosso. Lei teneva la testa china, e un fazzoletto stretto tra le dita. Quale dolore la opprimeva? Era un lutto, la perdita di una persona cara, o qualcosa che aveva detto lui? Guardavi l’uomo, la sua espressione e il suo modo di starle accanto, per capire, ma all’improvviso si baciavano forte, con le lingue a cercarsi, e a te bastava questo per andare avanti immaginando un prima e un dopo, cosicché la restante parte del tuo viaggio diventava essa stessa un pezzo della loro storia, che ti accoglieva nella sua atmosfera come protagonista, non più voyeur.

E poi c'erano le belle ragazze che passavano a piedi, con le luci tra i capelli, impermeabili ai tuoi apprezzamenti gentili e tesi, gentilmente tesi ad accompagnare quella giovinezza un pochino più in là, un pochino oltre, senza superare limiti morali, senza che ti offendesse il loro ridente distacco, senza che ti imponessi eppure sempre provandoci - come una necessità, come l’ansia di un’occasione che sta passando - sempre provando a parlare di bellezza. Anche solo per venti secondi di luminescenza rossa.

Osservavi, la sera, le luci accese nelle case. E ancora immaginavi storie da raccontare. Ora ci passi sotto, a quei palazzi, a velocità sostenuta, ruotando, e neanche ti accorgi se le luci sono accese di vita o se le stanze sono silenziose e immobili.

Le piazze scorrono veloci, fai appena in tempo a vedere la statua equestre a Vittorio Emanuele, e questo non è un male. Eppure anche quella ne ha visti di scampoli di vita, della tua di certo, che ora vorrebbero avere il tempo di salire a galla. Ma un altro ex incrocio è già qui, un altro limbo da attraversare curvando il volante mentre il ricordo di altri volti già ti avvampa.

E intanto prosegui, da quante ore slitti su questo nastro ininterrotto? Qui, proprio qui dove si vedono solo radi ciuffi di erbacce sulla terra secca e polverosa buttata all’aria, ridotta a paesaggio marziano da questi spettri di ruspe che ora superi correndo, qui c’erano i campi verde smeraldo, e una teoria musicale di ranocchi e grilli che entrava dai finestrini nelle sere profumate d’estate, effetto Doppler indimenticato.

Era questo che cercavi, il suono di quelle sere?

Giri di nuovo sulla stessa rotatoria, i vetri abbassati. Ti stai avvitando. E se alla fine di questo girare in tondo ciascuno amasse solo se stesso? Non è forse questo il fine ultimo delle rotatorie, il raggiungimento dell’individualismo più sfrenato?

Eccolo il desiderio, si è definito adesso. Cerchi con gli occhi una deviazione, una stradina piccola che ti porti di lato, ma niente interrompe il piccolo cordolo che delimita il cerchio, nemmeno una crepa nel cemento. Non è alto, in fondo: premi sull’acceleratore, con sconquasso l’auto supera l’ostacolo e si proietta sulla terra rossa marziana, salta sul fango secco, e poi si impenna, fa un piccolo volo, cade in un cratere col muso in avanti, si pianta sul fondo come un picchetto. E tu contuso ridi, perché hai lasciato la ripugnante circolarità del limbo e le città senza cuore; perché è facile immaginare di essere felici quando finalmente, finalmente vedi il mondo dalla parte delle radici di gramigna - una poesia a rime sciolte, il vaso di mughetti che non sei mai riuscito a coltivare, un cumulo di rifiuti che sa di vita e la vita che in una buca di polvere si può non pensare infinita. 



Logo
7300 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (35 voti)
Esordiente
22
Scrittore
13
Autore
0
Scuola
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large 35546859 683587435316843 3447866515343278080 n.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Novalis ha votato il racconto

Esordiente

Covid, il primario dell'ospedale di Padova dottoressa Annamaria Cattelan, svela il dramma: "Anche i vaccinati in terapia intensiva" L'immunologa infatti racconta un dramma fin qui mai svelato. Nell'ospedale a Padova dove lavora il 40% di chi è in terapia intensiva ha doppia dose di vaccino. Magari ha anche altri mali e si è rivelato fragile. Ma si è fidato di tutto quel che il servizio sanitario aveva loro promesso, facendo diligentemente ogni cosa chiesta. Gli avevano detto che con doppio vaccino erano comunque protetti dalla malattia grave e non sarebbero finiti in ospedale né in terapia intensiva. Invece sono lì e si sentono traditi dallo Stato che li ha presi in giro. Quindi in reparto non sono ricoverate solo intere famiglie no vax ma anche vaccinati. Segnala il commento

Large default

Maiolo Mario ha votato il racconto

Esordiente
Large on the road.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

omALE ha votato il racconto

Esordiente

Vedo semafori dove trovo rotatoie..per questo amo viaggiare e odio arrivareSegnala il commento

Aoh14ghceea2z45svv0aajsvolhdwqjqwz3sonkkjk2swa=s96 c?sz=200

Alessandro Massa ha votato il racconto

Esordiente

Mi ha fatto riflettere, grazie! E mi è piaciuto tantissimo lo stile. Comunque IO preferisco le rotonde, eleganti e complesse richiedono abilità e voglia di essere presente nell'atto, una comunicazione silenziosa tra persone in un momento di vera scelta morale: vai tu o vado prima io? I semafori sono tiranni: dettano loro il tempo del nostro viaggio, scandiscono loro il nostro pensiero, indifferenti all'eccezione, e soprattutto sono brutti e infettano di un neon plastico quello è invece il colore naturale della città, delle finestre, del buio. Purtroppo le macchine con il pilota automatico faranno fatica per tutte le questioni legali che stanno emergendo, ma la scomparsa dei semafori (al meno quella) è da celebrare :)) Segnala il commento

Large dante.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente

Ottima scrittura. Così si scopre da come elementi comuni e anche poco simpatici si possono cogliere ispirazioni anche profonde. Le rotatorie e i semafori si certo li hanno inventato all'inferno! Segnala il commento

Aoh14ggcnimoveyxj76g  kuifqafvppv3vzqs mrslb0cm=s96 c?sz=200

Stefano Ruzzini ha votato il racconto

Esordiente
Large 54576c60 6937 4f4a b9ac f11c7085dec1.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Emidia ha votato il racconto

Esordiente

Saluto con sollievo i semafori. E le rotonde mi fanno impressione. Per quella loro caratteristica che non ammette indecisioni quando le affronti. Segnala il commento

Large ezzz 101133975 10219956522376982 9067593985345716224 o.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore
Large ca04ca8a 66b4 434e 8acd 0fdd3095f1aa.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Piaciuto molto, e hai voglia di dire non cercate per forza metafore nei miei racconti. Qui ce ne sono, eccome. D’altra parte l’esistenza non è forse un percorso? Salite e discese, ostacoli, semafori rossi e…rotatorie, dalle quali a volte non si esce ma si continua a girare in tondo senza soluzione. Sposo anche il commento di Gap, e infine, sempre ottima scrittura per un testo cangiante come un tessuto che cambia sfumatura a seconda di come lo guardi:)Segnala il commento

Large img 20210428 111521.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Rosnikant ha votato il racconto

Scrittore

E se ti dicessi che il tuo racconto mi ha fatto l'effetto semaforo... ok, l'incipit è forte ma non ho tempo, sono in ritardo, devo andare a lavoro, meno male che c'è la rotatoria... stasera al rientro tornerò a leggerlo... ma stavolta non ha funzionato, ho dovuto fermarmi, leggere fino all'ultima frase. C'è stato un tempo per fermarsi, c'è un tempo per correre, ci sarà un tempo per uscire fuori strada e, se saremo fortunati, per ricominciare! Grazie Silvia! Segnala il commento

Large 20210427 021713.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Violeta ha votato il racconto

Esordiente
Large foto del 15 09 21 alle 09.22  3.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

palu ha votato il racconto

Esordiente

Credo che quella che proponi sia una bella riflessione sull'inesorabile accelerazione del moto che vorrebbe condizionare le nostre vite, cogliendo un pretesto, a mio avviso paradossale, dove l'obbligo di fermarsi concede maggiore libertà rispetto all'avvento, per così dire, di una discrezionalità. Alcune immagini estremamente poetiche (anche nostalgia) appassionano la lettura e conducono a comprendere, a rendere condivisibile, il gesto di ribellione del finale. Infine, ho colto un certo sarcasmo nella considerazione inerente ai "bambini di oggi", impressione mia. Mi è piaciuto molto, grazie per la lettura, PaoloSegnala il commento

Large thumbnail outlook image.png?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

GAP ha votato il racconto

Esordiente

Molto interessante. Io sono convinta del fatto che esiste un profondo legame tra urbanistica/architettura ed essere umano e che il modo in cui gli spazi sono creati e strutturati abbia ripercussioni sulla struttura delle persone. Segnala il commento

Large 20190901 154005.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Lasciare la ripugnante circolarità" Come "Il gabbiano Jonathan Livingston. Bravissima SilviaSegnala il commento

Large dsc05022.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Chiara Pesenti ha votato il racconto

Esordiente

Bello, Silvia! Non avevo mai pensato ai semafori e alle rotatorie come una metafora del nostro modo di concepire la vita, eppure c'è molto di vero in queste riflessioni. Grazie per averle condivise. Segnala il commento

Large default

caio bongiorno ha votato il racconto

Esordiente

Hai descritto con dolcezza amara e profondità le caratteristiche del cammino che tutti stiamo facendo: velocità, “non luoghi”, tracciati già segnati. Rimozioni indotte da una frenesia innaturale. Un percorso che è come le pulsioni: inibito alla meta. Diventerà ancora più veloce ed irrefrenabile quando non ci sarà più nessuno a ricordare che esistevano i semafori. E la gramigna diventerà cieca. Sei sempre molto brava ed intensa. Un salutoSegnala il commento

Large 911.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Anacleto ha votato il racconto

Esordiente

" saranno stati differenziati prima di essere smaltiti? " La mia radiosveglia ha fatto un sussulto mentre le leggevo ad alta voce il tuo bel racconto. Il povero semaforo in disuso e rinchiuso in qualche polveroso hangar, nel mio racconto: " Gli oggetti riciclati non stanno mica bene " Si sarebbe sicuramente lamentato del suo ingrato prepensionamento :-) Come sempre brava Segnala il commento

Large 20201204 181343.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Eh sì... la storia consiste nella capacità di descriverla, osservando e ascoltando tutto quello che ci potrebbe raccontare, se solo la ascoltassimo: ergo, tu sai ascoltare e farti ascoltare, come pochi.Segnala il commento

Large thumbnail.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Frato ha votato il racconto

Esordiente

Quante riflessioni, su una semplice rotatoria. Può essere il ruotare della nostra vita, forse senza uno scopo, chissà? Ma sempre piena di affetto e comprensione per questo mondo. Ciao, un abbraccio, Roberto.Segnala il commento

Large io.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

carlomariavadim ha votato il racconto

Esordiente

Un bel racconto raffinato proprio perché il tema è insolito. Ci sono momenti di nostalgia e riflessioni profonde sull'animo umano. Da par tuo dai un esempio di lucidità poetica. Bravissima Silvia.Segnala il commento

Aoh14gixdfsdsngj6ihduyyimgcwchpw9xuor6jraalnsw=s96 c?sz=200

Nandro77 ha votato il racconto

Esordiente

Il tema insolito del semaforo alla fine è propedeutico all'inizio del vero mutamento, quando il protagonista si rende conto che la vecchia noia non è più tale, che la vita non è più il contraccolpo di un’omologazione lontana, ma è semplicemente il seme che si coagula verso un sempre nuovo inizio.Segnala il commento

Large gecko 1373165 1920.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Geco Dorato ha votato il racconto

Esordiente

A partire da un soggetto che poteva anche essere banale, il testo si sviluppa in modo intrigante. Piaciuto!Segnala il commento

Large 76e0ca22 4ac9 4d31 b240 d8aa491b4df9.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Un racconto rivoluzionario e ribelle, dove lo splendido finale ci fa sorridere col protagonista: sì, è più facile leggere la vita quando la si vede dalla parte delle radici della gramigna. Hai stimolato in me – e sono certo in tutti quelli che leggono – una serie infinita di aneddoti e ricordi. E sì, in questa società dove la frustrazione non è mai sana e deve essere evitata, il limite non è previsto. E non è affatto un bene. Mi hai messo voglia di acquistare un semaforo e appenderlo nello studio! Complimenti.Segnala il commento

Large img 2813.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Che bella riflessione, tra la dolcezza struggente di Bertrand Tavernier e certi paesaggi inquietanti di Blade Runner (la foresta di semafori spenti, abbandonati a futura memoria di un tempo in cui sopravvivevano anche vinile e foto in bianco e nero). Volendo, ci sarebbe un “però”: oggi, stagione di frenesia e di traffico senza più alcun limite, il paesaggio risultante ricorderebbe piuttosto il Play time di J. Tati o, addirittura, il Tempi moderni di Charlie Chaplin. Il mio professore di educazione civica, una sessantina di anni fa, diceva che la fila era una conquista della società: riflessione tutt'altro che oziosa, come la tua del resto: attendere in fila significa (dovrebbe significare?) rispetto delle precedenze, possibilità di socializzare, consapevolezza che non tutto è dovuto e che la libertà, anche quella indispensabile per il soddisfacimento dei bisogni primari, ha un prezzo. Ma oggi? E arrivo alle rotatorie: scoprii le prime forse già una trentina di anni fa nei miei viaggi in Francia: aiuole fiorite a segnare i passaggi di regione, dai trionfi di lavanda in Provenza, ai vitigni in Alsazia, alle distese di erica, ortensie e meravigliosi carciofi fioriti tra Normandia e Bretagna, talora a barconi colorati a ricordare la prossimità dell'oceano. Ogni rotatoria una poesia per lo spirito, frutto del lavoro di migliaia di giardinieri intenti, ad ogni cambio di stagione, a rinzollare e piantare nuovi fiori. E qui mi fermo per mancanza di spazio :-)Segnala il commento

Large 54039c1a 4171 42af 944a d20052ca79b6.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Imago ha votato il racconto

Esordiente

Complimenti intrigante finale molto bello…Segnala il commento

Large 195c7c5a e533 438e 9500 78317f6489ab.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

blu ha votato il racconto

Esordiente

è bellissimo. lo “sento” Segnala il commento

Large default

gionadiporto ha votato il racconto

Scrittore
Large img 20211006 081248 654.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Roberta ha votato il racconto

Scrittore

sembra un piccolo saggio sulle rotatorie (e/o sui semafori) ma intriso di poesia. sociologia urbana o qualcosa di simile. quando la letteratura supera la sociologia. e guardare le persone nelle auto a fianco, cercare le luci nelle case, gli sguardi, le belle ragazze - l'avessi detto io sarebbe stato molto più banale. Segnala il commento

Large forrestgump.png?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Jean per Jean ha votato il racconto

Scrittore
Large dada.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

E le lettere francobollate? L'attesa... mio nonno si muoveva in bicicletta quando non usava il trattore... la domenica per andare a giocare a carte alla società si faceva 4 chilometri fermandosi a parlare con tutti quelli che incontrava per strada, con gli anni e la vecchiaia passò al motorino e alla macchina (lo accompagnava mio papà...) parlando sempre con meno gente! Il mondo cambia: sembra che ognuno basti a sé stesso... non è così. Complimenti Silvia, il tuo racconto fa pensare e ragionare. Ciaooo!!!Segnala il commento

Large ea21f666 ad06 4f66 9dc1 8399176a7da4.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

doktor ha votato il racconto

Scrittore

molto bello, Silvia. Il finale è splendido.Segnala il commento

Large img 20210609 134726.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Tella ha votato il racconto

Scrittore
Large progetto senza titolo  1 .png?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Lele_. ha votato il racconto

Esordiente

Complimenti! Scritto davvero bene.Segnala il commento

Large whatsapp image 2020 06 15 at 11.57.46.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Meraviglioso. Uno dei racconti più belli letti in Typee. La rappresentazione dell'attesa e dell'assenza. Attesa di qualcosa che deve arrivare o forse è già passato. E l'assenza di riferimenti, di certezze, di un "prima" e un "dopo", di mete in quel perdersi e dissolversi che è la vita. Non c'è amarezza, nè lamentazione alcuna. La tua scrittura è un saggio e il racconto diventa narrazione e meditazione. Segnala il commento

Large io.png?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Coscienza fantasma ha votato il racconto

Esordiente

Mah... non mi ha convinto molto il soggetto però è scritto benissimoSegnala il commento

Large 7b46ed85 4004 4f09 b544 86323d274390.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

di Silvia Lenzini

Scrittore
Underfooter typee
Underfooter lascuola
Underfooter news
Underfooter work