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Non-fiction

Senza limiti, senza rimorso

Pubblicato il 02/10/2018

Una breve confessione di una patologia senza cui non si può vivere.

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Tempo fa frequentavo un ragazzo finlandese di nome Juha. È stato il chitarrista della mia band per due anni, poi ho deciso di dedicarmi ad altro. Juha era il mio sogno: bello, virile, eppure con la delicatezza e l'empatia di una donna, gli occhi penetranti e un talento innato per la musica. Io ero fidanzata con Nick, ma meritavo Juha e, per questo, mi ero lasciata trasportare dal desiderio. Un giorno il mio amato finlandese partì per la Danimarca. Avrebbe trascorso una settimana a casa di amici. Uno dell'allegra combricola, durante una festa nella veranda, decise di accendere un fornello a gas per cuocere qualche salsiccia. Era vecchio e difettoso. Fu così che il fuoco divampò per tutta la stanza e raggiunse la stufa a gas. Di quella veranda non c'è più nulla se non uno scheletro scuro. Di Juha c'è solo una lapide di fronte al mare.

Con questa storia ipnotizzai un professore del liceo che volle assolutamente che mi iscrivessi ad un concorso per giovani scrittore. Non vinsi, ma guadagnai la presentazione del mio testo e l'ammirazione di molte persone. Il giorno del mio discorso, fui presentata come “uno degli orgogli” del mio liceo. Raccontai la storia di Juha e tutta la sala fu rapita dal mio dolore. Sentii tutti gli occhi umidi su di me e sulla durezza della mia disavventura, ma, alzato lo sguardo sul pubblico, scorsi in fondo alla sala il viso di mia mamma che mi guardava con disapprovazione, scuotendo la testa a destra, a sinistra, mostrando tutti i solchi sulla sua fronte.

Pochi mesi dopo mi presentai nello studio della “strizza cervelli”, una donna di poco più di trent'anni. Eravamo vestite uguali. Tutto ciò perché mia mamma aveva insistito affinché mi presentassi in modo formale, come se la dottoressa non sapesse che fossi una malata mentale. La prima seduta consistette in una serie di domande e simulazioni per testare la mia fantasia: -Ti dimentichi i compiti a casa e la professoressa minaccia di abbassarti un voto. Come ti giustifichi?-

-I miei genitori hanno divorziato. Ho deciso di essere affidata a mia mamma e mio papà, per vendetta, mi ha smontato la camera, dove c'erano i miei fogli di scuola.-

Ero affetta da pseudologia fantastica, o bugia compulsiva. La dottoressa fissò l'appuntamento successivo per due giorni dopo.

La seconda seduta consistette in 10 minuti di monologo da parte della “strizza cervelli”, alla fine del quale mi alzai e me ne andai. Mi raccontò storie di pazienti, mentori e pensatori orientali. A me sembravano le stesse frottole che raccontavo io per mascherare i miei errori o per narcisismo, ma a differenza che lei aveva una laurea per seminarle al vento. Quando mi disse che sarei guarita da questa patologia ebbi paura per la mia mente: temetti di non riuscire più ad attirare l'attenzione di chi mi circonda, a competere con le vite altrui, di non poter più sviare situazioni imbarazzanti o di non essere più in grado di consolarmi attraverso le mie favole. Così mi alzai e salutai gentilmente la dottoressa.

Schizofrenia, psicosi, disturbo dissociativo. Potevo vivere con una qualsiasi di queste patologie e invece ho sviluppato la migliore che ci sia. La verità fa male, dice il detto, ma per me non esiste. La menzogna ha annebbiato la mia percezione degli eventi e delle emozioni. Tutto è falso, ma dannatamente eccitante. Per me la bugia è la risposta, un obbligo. Posso trovarmi in un luogo che desidero senza esserci, ma per per gli altri sarò lì; posso aver vissuto esperienze coinvolgenti, raccontarle in giro e a nessuno verrà mai in mente di verificare ciò che ho detto; posso aver conosciuto grandi personalità; la gente sorriderà ascoltando le mie storie, io sarò al centro dell'attenzione e felice. È come se avessi vissuto due vite fino ad oggi: una semplice ma viva, seppure sminuita dalla sua controparte sensazionale, ma totalmente distorta. Le ho raccontate a chiunque, senza limiti, senza rimorso. Ciò che importa è il mio benessere. È una pulsione euforica, egoista, meschina ma dannatamente irresistibile, a tratti erotica. Posso assumere l'identità di chi voglio: mi descrivo come amichevole, conosciuta, oppure come una dura oppure sensibile e riesco a mantenere la coerenza interna tra tutte le informazioni che divulgo. Sono un'eroina dalla super memoria e dal cuore d'acciaio. Sono così abile a mentire da poter sfidare il poligrafo e vincere. Mi ricordo alla perfezione tutto ciò che ho detto e a chi, in modo che ogni persona abbia un'immagine diversa di me rispetto alle altre. Uno, nessuno, centomila. Ho scelto io di raccontarmi diversamente ad ogni amico, parente o conoscente che mi circonda.

La mia vita è un palloncino: più la gonfio e più vola in alto. È un succulento piatto: più è farcito e più è goloso. La bugia mi mette a mio agio, mi permette di essere notata, di apparire come una persona perfetta che non ha commesso errori, di rassicurare chi mi circonda, senza che scopra le mie azioni illecite e di riempire quell'enorme vuoto che mi ha lasciato Juha.

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Anonimo ha votato il racconto

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fededo ha votato il racconto

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Maurizio Ferriteno ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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.....la solitudine: non dimenticare la solitudine che non potrai condividere con nessuno Quando non riuscirai più a sopportarla...Segnala il commento

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Hollyy ha votato il racconto

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Con tutto il rispetto possibile, il pazzo commette sempre un errore, prima o poi...Segnala il commento

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gionadiporto ha votato il racconto

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DONATO ROSSO ha votato il racconto

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isa ha votato il racconto

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di Orichalco

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