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Narrativa

Sepolta nei ricordi

Pubblicato il 14/05/2020

La nonna ha trasformato l’appartamento in un magazzino. Il corridoio, i tavoli e le sedie sono occupati da scatole piene di souvenir. Quando, anche l’ultima sedia viene occupata, il nipote prende una decisione.

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Marzio era arrivato deciso a non lasciarsi impietosire. Scoprire, che tutte le sedie erano occupate da pacchi pieni di cartoline, biglietti di musei e mappe, di luoghi in cui sua nonna non era mai stata, lo aveva irritato.

“Questo lo butto!” Il tono della voce non ammetteva repliche.

“No, no,” rispose calma la nonna. “Quello, è il primo biglietto di auguri che mi hai regalato.” 

Era il disegno di un bambino di tre anni. Al centro del foglio due gomitoli gialli si rincorrevano. Sotto quello più grande era stato scritto, in stampatello, NONNA. In basso, sulla destra, l’autore aveva lasciato l’impronta della sua manina.

“Nonna, ho trent'anni! E questo è solo uno scarabocchio!” Affermò Marzio gettando il pezzo di carta sul tavolo.

Lei lo prese con cura e lo ripose nella scatola che mise nel cassetto.

“Ho capito. Non butterai via niente neanche oggi!” Disse esasperato.

L’anno prima le aveva organizzato la festa di compleanno sul terrazzo. Le piante fiorite li avevano protetti dalla calura estiva, e i vicini si erano portati le sedie da casa. Il condizionatore, nel soggiorno invaso da scatole e souvenir, era rimasto spento. Ricordava ancora le zie che scuotevano la testa guardando gli oggetti accatastati. Parlavano sottovoce, e picchiettandosi l’indice sulla tempia commiseravano la sorella. Guardandole gli si era stretto il cuore. Si era proposto di eliminare tutto quel ciarpame.

“Ti rendi conto che non si può più entrare in casa! Hai scatole piene di cianfrusaglie ovunque!” Disse allargando il braccio a tutto ciò che lo circondava. “Quella, su cui sei seduta, è l’unica sedia rimasta libera! Adesso basta! Decido io per te.” Srotolò una striscia di plastica che sbattendola divenne un sacco nero della pattumiera. Si guardò intorno indeciso da dove cominciare la radicale pulizia. “Ecco, inizio da qui, cosī avrò anch’io un posto su cui sedermi!” Prese a due a due le scatole di cartone e le gettò, come fossero immondizia, nel sacco.

“Va bene, va bene. Non ti arrabbiare. Diventi brutto quando ti arrabbi,” disse la nonna con la voce rotta e gli occhi lucidi. Gli diede una carezza e zoppicando andò in soggiorno. 


“Ti ricordi di questo?” Gli chiese al suo ritorno tenendo in mano un piccolo cane di plastica.

“Sì, è Macchiolina! Era uno dei gonfiabili più difficili da trovare nella macchinetta. Mi hai comprato almeno dieci palline, prima di trovarlo,” rispose mentre glielo prendeva dalle mani. “È stata una bellissima vacanza. Nonna, quanti anni avevo?” Le chiese perso nel ricordo della spiaggia e del mare.

“Avevi otto anni. Ci siamo divertiti insieme, eh?” Le labbra della nonna si distesero in un sorriso ricordandolo poco più alto di un metro, così magro da potergli contare le costole, mentre con una mano ruotava la manopola della macchinetta e con l’altra incrociava le dita.

Marzio le si avvicinò e abbracciandola disse: “Adesso ho capito. Scusami. Sono un idiota.”

“No, non lo sei. Hai solo detto ciò che tutti pensano.” Gli passò una mano fra i capelli. “Ma a differenza di loro, tu, hai capito,” disse sedendosi e sospirando aggiunse: “quando non ci sarò più, tutti questi ricordi saranno buttati via. Nessuno se ne prenderà cura. Nessuno li ama quanto me.”

“Non succederà. Terrò sempre con me tutti gli oggetti che ti ricordano.” Piegò le ginocchia, le prese la mano e guardandola negli occhi le fece una promessa: “Non ti dimenticherò mai nonna.”





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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Laura Anna Agostini ha votato il racconto

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di Cellegato Guendalina

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