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Young Adult

Serrature

Di Howl
Pubblicato il 25/06/2021

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18 Voti

Papà ha un furgone bianco. Ci va in giro per tutta la provincia, dalla mattina alla sera, a caricare e scaricare la vita della gente. Mio fratello Gianni, che è più grande di me di sei anni, gli sta di fianco da quando ha finito le medie .

Non parlano, dice Gianni.

Da quest’estate ho incominciato ad andarci anche io con loro. Papà mi da cinquantamila lire ogni fine settimana.

Dentro al furgone c’è puzza di sigaretta. Cenere e mozziconi dappertutto. Non credo di aver mai visto papà respirare senza filtro.


Oggi il cielo sembra fatto di cristallo. C’è una cappa di caldo verde su tutta la campagna. Me ne sto lì a guardare i campi di mais e i pali del telefono che vengono risucchiati dietro di noi. Papà ha un braccio fuori dal finestrino. La strada è stretta, coi grumi, piena di polvere. Sfrecciamo. Traballiamo. Ci portiamo dietro un tornado.

Papà è pazzo.

Adesso prendo la scorciatoia, c’ha detto.

Un uomo ci guarda da lontano, fermo sulla capezzagna. Incrocio i suoi occhi. Lo continuo a guardare dallo specchietto anche dopo che lo abbiamo passato, finché non viene portato via dal fumo bianco.

Penso che siamo le prime persone che vede da chissà quanto tempo.


Francesca non apre la porta.

Sua mamma continua a bussare. Urla, Francesca sono arrivati muoviti.

Si sente solo la musica e io la conosco. Li ascolto già da quest’inverno. I Verdena. In classe mia sono tutti presi dall’afro o dalle canzoni da discoteca che a me non piacciono neanche un po’. Voglio dire, fino all’anno scorso le ascoltavo anche io, ma non mi hanno mai dato niente. Mi attraversavano e basta. Non ho mai sentito quella cosa alla gola, quel magone insomma. Ma non è soltanto il magone, è proprio che sono libero. Come se mi dicessero tutte le cose giuste che ho dentro anche io. E poi, mi danno la carica, mi girano la manovella dietro alla schiena, e per un po’ ci sto ancora su questo mondo.


La mamma di Francesca lo vede che papà sta perdendo la pazienza. Si scusa, dice che non sa più cosa fare con lei.

Dice cose che non si dovrebbero dire secondo me, o almeno non a persone che vedi per la prima volta. Come il fatto che Francesca non ha preso bene il divorzio, che non vuole cambiare casa, che loro una casa così grande non se la possono più permettere.

Papà dice che va bene. È imbarazzato.

Poi mi mette in mezzo, perché ho quattordici anni e ascolto anche io ‘sta roba.

Lo sa.

Ma io penso che non è ‘sta roba, è il massimo.

E il cantante dei Verdena urla io tremo con lei, forse ci sei.

Ed è vero. Voglio dire è proprio così, perché chissà chi c’è dall’altra parte, com’è fatta, cosa pensa di tutto questo casino.

Dove va a scuola, quanti anni ha? È più vicina a me o a Gianni?

Ma che importa, sono qui.


Iniziamo con la roba al piano di sotto. È una casa molto grande e mi fa pensare ai pomeriggi di Francesca, agli inverni di Francesca. Io vivo in paese e un po’ le cose sono a portata di mano.

Non lo riesco a capire com’è stare qui. Sembra la fine del mondo, non c’è proprio niente.

Avrà degli amici Francesca? Mi chiedo. Qualcuno che è come lei, che ascolta la sua musica, che le parla?

O è come me, alla fine? È brutto.

Io sono circondato da persone che non mi conoscono.


Adesso c’è uno stacco. Sono tutti al piano di sotto. Hanno mandato me.

Non c’è rimasto più niente, devo solo portarla via.

Le dico il mio nome. Dico. Ci sei?

Non mi risponde.

Dico, Francesca, vai anche tu alla Guido Monaco? Fai lo psicopedagogico? Io sono ai geometri. Non ci siamo mai visti, mi sa. Belli i Verdena, li ho scoperti st’inverno. Mi piacciono un casino.

Ti ha mandato lei? Mi dice.

Mi taglia il fiato, come se cadessi sulla schiena.

No, le dico una bugia. Voglio dire, non mi frega niente, volevo solo parlarti.

Di cosa? Dice lei.

Mah non so, così.

Penso che non so che cosa sto facendo.

Le dico, vai a stare a Ferrara no? un po’ lontano da qui, cambi scuola vero? È una fregatura, magari avrai un sacco di amici.

Non me ne importa niente della scuola. Non ho amici.

Perché?

Perché? Mi chiede lei. Sembra che non ha capito la domanda.

Che domande fai? Mi dice.

Mah, non so. È una stronzata, scusa. Io ho amici, ma è come se non li avessi.

Allora non hai amici. Stai attento ai nomi che usi per le cose.

È arrabbiata, molto più di come lo sono io. Io credo di essere solo triste.

Cosa ti dispiace allora? Le chiedo.

Hanno dato via il mio cane perché andiamo a stare in un buco di culo di appartamento.

E dove l’hanno dato?

Importa?

Io ho un gatto a casa. Morirei se me lo portassero via.

Come si chiama?

Dudù. Il tuo cane?

Melville.

Di che razza è?

È un pastore tedesco.

Belli mi piacciono un casino.


Dopo una pausa lunghissima dice, la vita è una merda. Sai no, dice, non si dovrebbero fare delle confidenze a chi non conosci, e ancora meno a chi conosci. Oppure, come il giovane Holden, non dire mai niente a nessuno, se lo fai, inizierai a sentire la mancanza di tutti. Non so perché te lo sto dicendo. Ma tu sei ancora un’idea per adesso.

Non so. Le dico.

Non dovevo dirti di Melville. Te ne ho parlato e sembra che sia una stronzata, ma questa cosa mi sta uccidendo. Lui è l’unico amico che ho, perché un animale dovrebbe valere meno di una persona?

Non è così. Dico. Ci sono tante cose che valgono più di una persona.

Poi penso che io non sono solo un’idea, ma a lei non lo dico, perché forse è più bello così. Certo è che se dovesse diventare vera, sarebbe più difficile poi tornare a essere qualcos’altro. Una serratura, credo.

Anche io come tutti vado in giro vestito della mia camera da letto. C’è qualcosa dietro che ci carichiamo sulle spalle quando usciamo, svelti al mattino, nel pomeriggio con gli amici, da qualche parte. Per tutti, c’è sempre qualcosa che vale di più di una persona. Non importa.

Voglio davvero vederla, far parte del suo casino, anche solo per mezzora? Vederla, non come si fa con gli altri tutti i giorni.

Cosa le posso dire, cosa succederebbe?

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[K] ha votato il racconto

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

È un mondo il tuo che mi connette con la parte più profonda di me forse la più pura e poetica. Quella che a volte si perde. Amico caro Segnala il commento

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occhineri ha votato il racconto

Esordiente

È difficile parlare di adolescenza/adolescenti, tu ci riesci davvero bene.Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

Scrittore

sto anch'io col commento di Franco e aggiungo solo questo: ottimo, forse perfetto.Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Si, esistono serrature e chiavi per entrare nella vita delle persone. Tu lo fai con dolcezza e lasciandoti dietro un profumo di poesia.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Che bello quando ti affacci, Howl! Ti affacci tu e ci affacciamo noi nel tuo mondo. Ci affacciamo e poi ne siamo risucchiati, perché la tua capacità di raccontare è davvero straordinaria. Tutti i ragazzi dovrebbero leggerti.Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente
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eyepizzapie ha votato il racconto

Esordiente

La tua scrittura corre frenetica come quel furgone bianco nella polvere. Poi si ferma, ti guarda dritta negli occhi e aprendo lo sportello del vano posteriore, fa uscire delle riflessioni belle toste. La tua disinvoltura è il liquido di contrasto che risalta una profondità apparentemente celata.Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Che dire: ci ha pensato Franco che, tra i tanti meriti, ha quello di fare commenti congruenti e "tecnicamente" ineccepibili. Solo una cosa desidero aggiungere: sei un maestro nel creare il contrasto tra il linguaggio e il contenuto. Frasi come: "Ci sono tante cose che valgono più di una persona", in bocca a un adolescente, assumono una forza straordinaria.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Bello. Complimenti!!!Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Che dire: ogni volta che ti leggo, entro in un mondo altro. Mi giri quella manovella che non so di avere sulla schiena, e ti vengo dietro, ticchettando, e seguo tutte le parole che hai scritto, e vedo tante cose in un modo diverso, e non mi accorgo che il tempo passa, e mi chiedo com'è che mi succede tutto questo, e se succede anche agli altri, che ti leggono. E non so cosa rispondermi. Forse perché tu "Stai attento ai nomi che usi per le cose" e alle cose che succedono quando usi le tue parole. E poi ce le racconti. E non so perché tutti parlano di "nostalgia", commentandoti. A me sembra che tu annulli il tempo, quando scrivi, concentrandolo in un "presente ambiguo" che si nutre del prima e del dopo, in un frullato atemporale, di assoluta pregnanza fattuale. E poi, anch'io sto con Doktor: ottimo, forse perfetto. Con quel tanto di distanza dalla perfezione da mantenerlo vivo, evitando il manierismo e la "cristallizzazione stilistica" che ogni eccesso di perfezione si porta dietro. Augh... !!Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

Esordiente

Amarcord… Segnala il commento

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. ha votato il racconto

Esordiente
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Annacod ha votato il racconto

Esordiente

Mi é piaciuto leggere il tuo racconto. Lo definirei nostalgico per alcuni aspetti. BelloSegnala il commento

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Il puma del Sîambù ha votato il racconto

Esordiente
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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello. I Verbena erano un gruppo musicale degli anni 90 , io all'epoca avevo 27 anni. Mi ha colpito che ancora c'erano la lira e questo significa che il soldo ancora valeva e anche un duro lavoro, dava le sue soddisfazioni. Insomma un'altra epoca, altre atmosfere che leggendo il tuo racconto ho respirato con una certa nostalgia. Segnala il commento

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di Howl

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