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Narrativa

Sette miliardi

Pubblicato il 12/06/2022

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Finito il turno prendevo il bus fino a Kilburn High Road. Come al solito la maglietta puzzava di salsa alla soya e io avevo voglia di caffellatte e biscotti. Stavo lottando con il filo rotto delle cuffie che mandava musica solamente all'orecchio sinistro a meno di non trovare il punto di contatto con le dita appiccicose mentre l’autista, che spingeva il bus lungo vie che a me parevano troppo strette perché un bestione a due piani del genere potesse passarci, mi faceva sobbalzare sul sedile.

Scesi alla mia fermata, il cielo si era rannuvolato ma faceva lo stesso un gran caldo per essere aprile. Attraversai la strada verso l’internet cafè che frequentavo sempre, per sbirciare il Matto. Era lì e come tutti i giorni non pareva avere la minima intenzione di volersene andare a casa.

Quello era un internet café di pakistani che vendevano anche telefonini e accessori elettronici ed era lì che avevo comprato le mie cuffie mezze rotte. Ero probabilmente l’unico occidentale a metterci piede con regolarità: non avevo abbastanza soldi per pagarmi la connessione a casa e così venivo a spendere due Sterline l’ora una volta alla settimana per guardare un film in streaming pirata o a leggere il resoconto delle partite di serie A. E ogni volta che entravo il Matto era sempre al suo posto, alla prima postazione, quasi in vetrina.

Aprii la porta a vetri sorridendo, con la confidenza del cliente abituale; la puzza di cibo asiatico che emanavo mi dava un’aria rassicurante. Mi avvicinai al Matto che stava muovendo la testa al ritmo dei numeri che scorrevano sullo schermo e gli domandai quante persone fossero morte quel pomeriggio.

Senza staccare gli occhi dallo schermo il Matto mi disse un numero di svariate cifre che non capii. Teneva gli occhi incollati a una pagina internet con un contatore che aggiornava in diretta le morti e le nascite di tutto il pianeta: il numero, che variava in modo crescente e decrescente di continuo, rappresentava il totale della popolazione mondiale.

Stavo per andare alla mia solita postazione, quando di colpo il Matto si girò verso di me, anche se avevo avuto l’impressione che con la coda dell’occhio sinistro non avesse mai smesso di controllare lo schermo; con le labbra continuava a contare mentalmente anche mentre mi domandava quale fosse la mia data preferita. Non ne avevo nessuna, la sola che mi veniva in mente era il 21 ottobre 2004: all’alba di quel giorno ero rimasto a piedi con la macchina, e mentre camminavo per tornare a casa, decisi che a casa non ci sarei tornato più.

Il Matto con un sorriso compiaciuto mi rispose con un altro numero incomprensibile. Intuii che fosse la popolazione della Terra il giorno in cui ero scappato di casa.

- Roughly, - precisò facendo ondeggiare una mano a sinistra e a destra a mezz’aria. Più o meno.

Gli chiesi di scrivermelo, in fondo era un numero speciale.

Battè le mani entusiasta e così facendo perse d’occhio il contatore. Stavo per dirgli qualcosa ma di colpo per lui fu come se non fossi più lì: aveva ripreso a contare aiutandosi anche con le dita.

Guardai il numero sullo schermo 7,747, 719, 353 e pensai che di quei sette miliardi e rotti di persone l’unico che si stava curando di lui ero io, mentre a lui fregava di tutti tranne che di me .

Lessi il numero che mi aveva scritto sul foglietto e mi chiesi per la prima volta da molto tempo chi fossi io fra quei sette miliardi e che cosa stessi facendo in attesa di diventare a mia volta un numerino sullo schermo del Matto.

Ritornai in strada grattandomi la barba e prima di andare a casa mi fermai per fare la spesa.

Poche settimane dopo mi aumentarono lo stipendio e potei permettermi la connessione a casa. Smisi di frequentare l’internet cafè e non vidi più il Matto.

Una volta a un colloquio di lavoro mi hanno chiesto se sapessi quante persone vivevano sulla Terra.

Sette miliardi settecentoquarantasettemilioni. Roughly.

Feci una ottima impressione.




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Nyogen ha votato il racconto

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Franco Battaglia ha votato il racconto

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Elle Smith ha votato il racconto

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rockinvoice ha votato il racconto

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Bel racconto! Trama avvincente!Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

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Andrea Trofino ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

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Scritto perfettamente e molto avvincente proprio per questo. Sembra di essere lì in quegli eventi davvero molto realistici proprio grazie allo stile narrativo Segnala il commento

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Paola Zaldera ha votato il racconto

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di matteo giordano

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