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Narrativa

Si alza il vento

Pubblicato il 15/10/2020

Un giorno Giovanni decise di smettere di fumare, e che per farlo sarebbe andato in un paese ventoso.

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Un giorno Giovanni decise di smettere di fumare, e che per farlo sarebbe andato in un paese ventoso.

Era il ragionamento semplice d’un uomo semplice: difficile fumare, quando il vento manda per ogni dove il tabacco, le cartine, i filtri, e con le mani bagnate di saliva cerchi di sistemare tutto. Difficile fumare, quando l’aria frettolosamente ti spegne la sigaretta.

E così, andò.

Il posto si chiamava Rogetta, sperduto borgo nelle conche dell’Italia centrale. Uno di quei paesi di montagna tanto contenuti e distanti dal mondo da far pensare subito ad un nascondiglio di partigiani. Arrivarci senza macchina sarebbe stato impossibile. Passava di lì una sola corriera un paio di volte al dì.

La sorpresa del primo impatto non sarebbe stata scordata negli anni a venire. Figlio di una città chiassosa e progressista, certa di abitare in cima alla catena gerarchica del successo e dell’avanguardia, Giovanni si sentì subito un ragazzetto quando mise piede nel borgo. L’esperienza accumulata nei decenni metropolitani – non era mica un giovincello, Giovanni – pareva poca cosa davanti alla saggezza discreta e per questo più autorevole che quel posto trasmetteva. A settantacinque anni si rese conto di aver vissuto poco.

Per questa scoperta, innanzitutto inconscia, faticò a dormire le prime notti.

Si risvegliò il quarto giorno che tirava un bel vento e lui aveva i polmoni più puliti. Le bandiere affisse sui balconi di qualche casa arroccata danzavano con un moto anarchico, ma armonioso.

Ma l’inquietudine di un anziano solitario era dolorosa, e la vista del primo tabacchi – insegna grande, familiare, quella con la grossa T bianca su sfondo nero – lo fece vacillare. Ecco Giovanni che avanza a passo sicuro e colpevole verso l’ingresso.

Quando un tonfo rimbomba alle sue spalle. La Mariona è caduta dalla bici a pochi metri da lì. La Mariona è la farmacista del paese. Il nome le si addice solo perché di vecchia data, è cresciuta a Rogetta, aiutava la mamma al negozio quando aveva poco più di cinque anni. Eppure la Mariona è una donna esile che avrà appena trent’anni. Giovanni si gira e la vede lì per terra, questa disgraziata di una ragazza venuta ad interrompere la sua marcia verso il vizio. Le si avvicina chiedendole se si sia fatta male. Lei, per terra, la borsa da una parte e la bici da un’altra, è in forte imbarazzo e bofonchia un “No, no, grazie, sto bene”. È timida, la Mariona, soprattutto davanti agli stranieri che una volta ogni mezzo secolo capitano, di solito per caso, in quel buco del mondo in cui le accadde di nascere. Non ha la sicurezza tipica delle donne della sua famiglia, temprate dalla necessità di tener testa una vita intera agli uomini ruvidi di montagna. Non ci sa parlare, lei, con la gente di città.

Sfidando il dolore alla schiena in nome della buona educazione, Giovanni aiuta la ragazza a rialzarsi. Frettolosamente lei raccatta la borsa e si sistema alla bell’e meglio i capelli.

- Non si preoccupi. Mi capita spesso di cadere.

- Le strade di qui sicuramente non aiutano – risponde lui, come a perdonare la goffaggine per cui la Mariona si sta, timidamente, scusando.

- Il problema sono proprio io, queste strade le conosco come le mie tasche…

Non che ci voglia molto, pensa Giovanni. Il paese è piccolo. Se sputi, si allaga, soleva dire sua moglie. Per questo si sorprende, vedendo la Mariona rimettersi in sella.

- Dove andava, in bicicletta?

- A Mordegno. È un paesino qua vicino, deve scendere per la strada principale fino a valle. Le consiglio di andarci, se non l’ha ancora visto. È più grande di qua, ci fanno le sagre ed il mercato. È… caratteristico.

- Ci farò sicuramente un salto.

La Mariona fa una pausa. – Sa, il tempo… sembra che là scorra diversamente.

Si affretta a spiegarsi: - Quando si esce da qua… sembra che esploda una bolla. Non so spiegarle meglio, dev’essere una cosa che abbiamo noi di montagna.

Giovanni annuisce. – Posso immaginarlo.

La Mariona sorride e lo saluta. Si rivedranno sicuramente, di farmacia lì ce n’è una sola. Giovanni lascia andare lo sguardo dietro alla ragazza finché, nella sua miopia, non diventa solo una macchia sfocata.



Inspira il fumo della sigaretta e l’aria fredda di montagna mentre s’immagina come faccia il tempo a cambiare aspetto e ritmo. Chissà perché è scesa a Mordegno. Forse ha il ragazzo là. O per ritirare un pacco alle poste. La Mariona è timida ma giovane. Giovanni è spaurito ma vecchio. Giovanni si chiede se sicurezza ed età siano direttamente proporzionali. E percepisce come a settant’anni a lui sembri di averne appena venti. La consapevolezza e la percezione di sé si sono evoluti con lui. Dilatandosi e contraendosi. Ricorda le contrazioni faticose che precedettero la nascita di sua figlia. La sofferenza di sua moglie, poi la quiete, il vagito, e la manina della piccola Anna. Si dice che va bene se sua moglie è morta e Anna abita lontano. È calata la sera e le linee dei monti si perdono nel cielo. Nel buio risplende solo il rosso fuoco dell’ultimo tiro di sigaretta. 

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Barbara ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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È carino, il tuo racconto, ma sembra scritto da uno (o una) che non ha mai fumato. Sostenere che basti andare in un paesino ventoso, dove il tabacco, le cartine e le sigarette volano via, per smettere di fumare, rappresenta una visione molto fantasiosa e crea un argine assai debole e scarsamente efficace, per sconfiggere ill vizio del fumo. Sono convinto che qualunque fumatore, una volta passata anche tutta la giornata fuori, a farsi scompigliare i capelli, si chiuderebbe in casa, a fumarsi tutte le sigarette non fumate durante la giornata. Detto questo, il racconto è scritto con un certo piglio, e si "riassesta", narrando in maniera credibile e condivisibile le peripezie del protagonista, una volta raggiunto il paesino. "Mariona è timida e giovane, Giovanni è spaurito ma vecchio"... suona poco "comparativo" e nient'affato "oppositivo" come quel "ma" vorrebbe sottintendere. Forse volevi "sottintendere" che la vita porta comunque a diventare "spauriti" oltre che "vecchi" , ma, a quel punto, non si capisce la "proporzionalità diretta", e sarebbe meglio chiamarla indiretta. Più si cresce, più si invecchia, meno si diventa capaci ad affrontare la vita, per ritrovarsi, una volta superati i settanta, in una condizione di "spaurimento". Dovresti chiarire meglio l'ultima parte del racconto, accorciando e modificando, eventualmente, l'incipit. Benvenuto, in ogni caso...Segnala il commento

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Hal ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Enrico Ruggiero ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Piaciuto. Una bella scrittura, leggera. E bella anche la caratterizzazione dei personaggi, che viene fuori senza didascalie. Benvenuto.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Trupy ha votato il racconto

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Helena ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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di Machiavello

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