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Narrativa

Siamo i fantasmi

Pubblicato il 05/06/2021

Versione originale di "Il becco del cardellino" tratto dal libro "La linfa sale dalle radici".

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Due sedie erano ingombre di panni da piegare. Cristina afferrava i lembi della biancheria e la sbatteva in aria con vigore, per ammorbidire i tessuti. Ogni schiocco provocava le risa dei bambini, che si fingevano feriti e, tra gemiti e spasmi teatrali, rotolavano sul pavimento. Quando era finalmente il turno di piegare le lenzuola, i piccoli correvano in tondo sotto i teli freschi di bucato.

“Siamo i fantasmi”.

La madre li catturava e imbozzolava uno alla volta, li stringeva a sé, li mordicchiava sul collo e, dalle festose risa e dai reclami, indovinava chi era lo spiritello catturato. Avrebbe giocato volentieri con i figli, ma c’era tanto lavoro da sbrigare.

“Picciriddi ora andate a giocare nell’altra stanza.”

Rimasta sola, Cristina aveva ripreso a stendere le lenzuola sul tavolo. Appaiava l’orlo superiore a quello inferiore, e ripiegava, due, tre, quattro volte. Con i dorsi delle mani passava e ripassava sul tessuto per spianare le pieghe, infine lo riponeva sul piano di marmo del cassettone della camera, in attesa della stiratura a cui si dedicava solo quando i piccoli erano a letto. Nel terrazzino, c’era il bucato steso ad asciugare. Cristina poggiava la guancia e ne saggiava l’umidità.

“Su sicchi. S’hannu a sbagniari.”

Sciolte le cordicelle con cui sciorinava la biancheria, era rientrata in casa con le braccia ingombre. Un profumo di lavanda e sapone di Marsiglia aveva invaso la stanza. Separati i panni da piegare da quelli da stirare, riponeva i primi nell’armadio e nei cassetti, e stendeva gli altri sul tavolo, infilava la mano in un pentolino d’acqua e la scuoteva come un aspersorio. Poi li avvolgeva, per conservare l’umidità che avrebbe reso meno faticosa la stiratura, e li poneva dentro un cesto rivestito di un telo. La crocchia di capelli appuntata dietro la nuca si era allentata e un manto corvino aveva avvolto le spalle sino ai fianchi snelli. Con le dita affondate nella chioma la giovane madre recuperava le forcine e le tratteneva tra le labbra. Marianna era entrata trafelata.

“Mamma, Totò e Nino fanno i vinciusi e...

Non aveva finito la frase.

“Io pure, io pure li voglio i capelli lunghi.”

Come sorpresa in un momento d’intimità, Cristina aveva sorriso con pudore ma, prima che riuscisse a rispondere, la voce di Totò aveva reclamato la presenza di Marianna. La piccola si era stretta nelle spalle, aveva alzato gli occhi al cielo e mostrato i palmi delle manine in segno di rassegnazione. Cristina era esplosa in una risata divertita: quella bambina le assomigliava persino nei gesti. Con le fossette che indugiavano sulle guance, aveva continuato ad arrotolare i panni.

Era quasi ora di pranzo. Nella stanza attigua i bambini discutevano.

“Io sono il grande e faccio il fornitore. Nino è il negoziante”  la voce di Totò risuonava carica dell’autorità del figlio maggiore.

“E io pure sono negoziante”  era la risposta stizzita di Marianna, costretta  a difendersi dai soprusi dei fratelli.

“No, tu si fimmina e Enzo è piccolo. Io sono il negoziante e vuatri i clienti”  ribatteva Nino, il più determinato.

“Io, io, io pure”  rincuorato dalla protesta della sorella Enzo, il più piccolo dei fratelli, rivendicava il suo ruolo.

“Si na sconza iocu. Ora puru Enzo voli fari u mè misteri”  era l'ultimatum di Nino. Aveva due anni meno di Totò, ma era come il proverbiale topo con la noce: sapeva pazientare e individuare i punti deboli dei rivali. Per porre fine alla discussione, Totò aveva messo le mani a conca intorno alla bocca e, con il tono trionfale di chi pregusta la vittoria, aveva annunciato l’arrivo di un camion a due rimorchi. Con gran fracasso di freni e ribalta, aveva scaricato un cestino di noci sulla bilancia.

“Cincu tonnellate di nuci e mennule.”

Nino aveva sollevato il sopracciglio sinistro. Con lo sguardo fisso sul piatto della bilancia, muoveva l’indice da destra a sinistra. Un sonoro “ntzu”, prodotto dal tradizionale schiocco della lingua sul palato, aveva fatto vacillare Totò.

“Ma quannu mai, manca un quintale.”

Certa che il litigio sarebbe durato a lungo e che Totò avrebbe penato per difendere il privilegio della primogenitura dall’astuzia di Nino, Marianna aveva afferrato il martello e un pugno di noci e si era messa a giocare in un angolo, mentre Enzo era uscito dalla stanza in cerca della madre.

Un urlo di dolore aveva fatto trasalire i litiganti. Si erano girati di scatto verso la sorella. Il piatto della bilancia si era rovesciato. Liberato dal peso delle noci, roteava sui mattoni di maiolica e spargeva un cupo clangore. Cristina era accorsa, con Enzo che le trotterellava dietro. La figlia giaceva sul pavimento, si dondolava come per allontanare il dolore o placare i violenti singulti. Sulle gambe insanguinate, la mano sinistra stringeva il palmo della destra. La falange del medio era lacerata sino all’osso, e l’unghia pendeva attaccata a un lembo di pelle. Totò aveva raccolto il martello, e con voce tremante raccontava alla madre del rovinoso tentativo della sorella di aprire una noce.

“E tu perché non l’hai fermata? Lo sai che non si gioca con il martello.”

Con Marianna in braccio e la chiocciata dei maschietti dietro, Cristina si era precipitata a casa della sorella maggiore. Zà Ancilicchia non aveva fatto domande, esaminava la ferita, asciugava il pianto di Marianna e lasciava che la sorella si sfogasse. Con la mano della bambina tra le sue, ripeteva la frase che suonava come un esorcismo contro le avversità:

“Tuttu s’aggiusta.”

Il pallore tradiva la sua preoccupazione, ma la voce era salda e le mani si muovevano agili e precise. Ne aveva curate tante ferite di guerra, aveva scavato a mani nude per estrarre la gente dalle macerie dei bombardamenti, e da anni curava le piaghe del marito e il fratello. Aveva finito di fasciare il dito mentre la piccola già dormiva tra le braccia della madre. Anche Enzo si era appisolato, arrotolato come un gattino sulla sedia sotto il quadro della Sacra Famiglia. Totò e Nino erano rimasti per tutto il tempo all'angolo della porta d’ingresso. La zà Ancilicchia si era avvicinata, gli aveva scompigliato i capelli.

“Piccirè, n’aviti pitittu?”




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albertomineo ha votato il racconto

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Mauro Serra ha votato il racconto

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giumer1972 ha votato il racconto

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Germinal68 (Sandro) ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello di legge che è un piaciri :)))Segnala il commento

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Umberto ha votato il racconto

Esordiente

Racconti con calma, come si fa in un romanzo. La tua forza è incisività escono fuori ugualmente, anche con questo tono più disteso e narrativo, ed è veramente un risultato pregevole. Hai sottratto, più che aggiungere, rispetto all'emotività (e il fatto di non descrivere l'incidente è una scelta significativa), e il pathos assume un'altra forma, è un fuoco che come è stato detto vediamo attraverso una teca (la cultura, secondo me), ma che pure brucia.Segnala il commento

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eyepizzapie ha votato il racconto

Esordiente

Lo stile descrittivo un po' distaccato non toglie nulla alla genuinità e freschezza del racconto. Anzi, io trovo che lasci spazio alle sensazioni che ognuno ne può distillare. Si legge tutto d'un fiato.Segnala il commento

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Silvio Esposito ha votato il racconto

Esordiente
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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Leggo qui sotto almeno tre commenti che muovono una leggera critica allo stile, che caratterizza questo come anche gli altri tuoi racconti. Che poi è più una sensazione che non una vera e propria critica. La tua è una scrittura che osserva la perfezione del dettaglio, la ricerca del termine più corretto, la cura quasi maniacale della forma e della punteggiatura. Il risultato di tutto questo è indubbiamente un testo scorrevole che invita alla lettura, comprensibile ma mai banale. Forse manca, appena appena, di quel guizzo, quel sussulto che fa appassionare ancor di più, ma credo anche che per un autore sia difficile snaturarsi, piegare la propria penna ad altri stili o sottostili. “Il becco del cardellino” era già un ottimo brano, questa versione estesa che hai proposto ci racconta qualcosa in più e la seconda parte la completerà degnamente. Segnala il commento

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Helena ha votato il racconto

Esordiente
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Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente

Il tuo stile è meraviglioso!Segnala il commento

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

Esordiente

“Tuttu s’aggiusta.”Segnala il commento

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Bruno Gais ha votato il racconto

Esordiente

Scrittura elegante e densa di armonia. Con il tuo permesso mi lascio andare ad un'unica considerazione: in alcuni momenti mi è sembrato di osservare il tuo racconto dall'esterno di una teca, una di quelle che contiene un gioiello prezioso. Alcune volte io vorrei romperla quella teca e non avere nessun vetro che mi ostacola. Rischio di rovinare quel gioiello? Forse si, ma vuoi mettere la soddisfazione di rompere quel vetro? :)Segnala il commento

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doktor ha votato il racconto

Esordiente

bello, uno stile limpido, lascia un'idea di sole e di bianco. Non so, forse avresti potuto raccontare l'incidente in modo diretto, ma queste sono opinioni. Vedo che ci sarà un seguito. Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
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Fabio Passiglia ha votato il racconto

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Il puma del Sîambù ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Già, il pathos. Racconto ben scritto e godibile, ma sono parzialmente d'accordo con Cristina: e se posso permettermi di "variare" le sue osservazioni, aggiungerei che la tua narrazione è molto "piana" ... "descrittiva"... e non ha dei picchi d'intensità, né delle crepe, o fratture, nelle quali potrebbero trovare spazio delle incertezze o dei "sussulti" emotivi... che arricchirebbero la tensione narrativa. Ma è probabile che fosse proprio questa, la tua intenzione....e il tuo obiettivo. Nel qual caso mi cheto... sommessamente.. Segnala il commento

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Esmeralda ha votato il racconto

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MMarianella ha votato il racconto

Scrittore

È molto bello, mi è piaciuta l'immagine dei panni, questo continuo mischiarsi di abitudini di vita. Un bello spaccato. Fenomenale. Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Molto bello. Le dinamiche di amore e legge della sopravvivenza nel microcosmo familiare.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

dai di nuovo vita a tutto ciò che è ci stato dentro e dietro. tutto riaffiora deliziosamente 💐Segnala il commento

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Nick C. ha votato il racconto

Esordiente
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albertoferro ha votato il racconto

Esordiente

Delizioso! Aspetto il prossimo. Brava Adriana.Segnala il commento

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Cesarina Ansalone ha votato il racconto

Esordiente

Mi ha toccato l'anima...Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Esordiente

sa di casa e di pulito. descrizioni, gesti, parole, tutto giusto. Segnala il commento

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Cinzia M. ha votato il racconto

Esordiente
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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Proprio non riesco a immaginare uno stile più adatto del tuo per questi racconti descrittivi. Ti leggo, e le immagini escono fuori dal computer; anche i profumi. Scrittura limpida, come sempre, sostenuta dalla forza della tua terra e dalla tua personale.Segnala il commento

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Jean per Jean ha votato il racconto

Scrittore
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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Splendide le descrizioni dello store ma cibtrovo comunque un’atmosfera forte viva e suggestiva come è la tua Sicilia Segnala il commento

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Christina Carol ha votato il racconto

Esordiente

Una tragedia quotidiana. Tremenda e realistica. La storia c’è. Mi è piaciuta la parte sullo stiro anche se avrei scambiato un po i periodi. I dialoghi dei bambini non avrei spezzato con le spiegazioni. E avrei indugiato di piu sul momento tragico dell’incidente. L’ossatura c’è e le capacità descrittive anche. C’è solo - per me - da fare un lavoro di taglia ricuci e sfuma e perche no? Imbratta. Questo solo per amore del pathos. Da farci un doppio narrativo dello schema che adesso è puntuale come una sceneggiatura. Spero di aver chiarito il mio punto di vista. Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Potente Segnala il commento

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Mauro Scremin ha votato il racconto

Esordiente

Il tuo narrare è "dipingere" con le parole...Segnala il commento

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Loretta 68 ha votato il racconto

Esordiente

Questa mi stava sfuggendo e sarebbe stato un peccato. Immagini bellissime di quotidianità che mi hanno intenerito. Bello lo stile. Sei bravissima!Segnala il commento

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occhineri ha votato il racconto

Esordiente

Ottimo anche come sceneggiatura Segnala il commento

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Annacod ha votato il racconto

Esordiente

Emozioni, sentimenti e passione nello scrivere traspare in questo racconto che sento anche a me vicino visto che profuma di Sicilia. Brava Adriana Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Ma che incanto di vita e di colori.....Segnala il commento

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FilippoDiLella ha votato il racconto

Esordiente

La classe non è mai stata acqua e l'acqua non ti riguarda nemmeno da vicino, seppure senza non si possa stare. L'introspezione dei personaggi attraverso il loro ambiente e le loro relazioni (non sempre facili) e quella forza straordinaria che domina dallo sfondo creano una simbiosi narrativa di intensa emotività che coinvolge appieno il lettore in una sovrapposizione immedesimativa di rara intensità. Almeno, così la vedo io e, come sai, di solito non spendo molte parole.Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente

Sei proprio brava nel narrare storie, complimenti Adriana Segnala il commento

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Amid Solo ha votato il racconto

Esordiente
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Italo ha votato il racconto

Scrittore

Bello, aspetto il continuo con fantasmi e miasmi annessi :-)) Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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Imago ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Narrazione straordinaria. Il tempo che deve essere ricordato. La gioventù che deve essere vissuta. La memoria che non deve essere dimenticata. Aspetterò il seguito con piacere raro. Complimenti Adriana!Segnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Esordiente

Che dire? Bellissimo spaccato di un giorno qualunque. Pieno di vita e colore. BravaSegnala il commento

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StefanoS ha votato il racconto

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Sapere creare mondi possibili è arte di narratore. Lo insegnava già, mi ricordo Maria Corti. Spesso il narratore più potente è donna. Donna che parla di donne e infanti. Per Harold Bloom la Bibbia fu scritta in prima stesura da mano femminile, l'ho letto nel "canone occidentale", poi revisionata da maschietto di casta sacerdotale, non so se è vero, ma è possibile e mi basta. La tua sapienza scrittoria, pari alla tua passione per la vita, purifica e asperge per mezzo dei tuoi personaggi femminili potenti, chiunque dotato dei requisiti minimi del buon senso ha la fortuna di leggerti. È okkey, per me.Segnala il commento

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di Adriana Giotti

Scrittore
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