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Narrativa

Smalto rosso e spaghetti scotti

Pubblicato il 03/09/2020

Un flusso di coscienza interrotto, intricato e disincantato.

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Mi sento bene nella mia follia contenuta, la definirei asintomatica. Gli altri non la comprendono, ma non ha importanza, perché gli altri non li vuoi con te. È come vivere secondo una natura d’istinto, in un mondo di calcolo e ragione, come aprire una porta su un buco nero. Ti sporgi un po’ e cadi giù, poi ti gira la testa e non capisci più niente. Poi torni a vedere e dipingi paesaggi astratti, mangi ciliegie direttamente dagli alberi, ti stendi su un prato, perché tutti dicono che farlo sia bello, ma nessuno mai ci ha provato davvero. È il modo più facile per vedere le nuvole spostarsi, il tempo cambiare, scorrere, mentre tu sei immobile. Ed in fondo non c’è molta differenza, tra il correre ed il rimanere immobili, se comunque non si è fatto abbastanza.

«Pronto, mamma.»

«Chi parla?»

«Sono io. Gloria…»

«Gloria… dove sei? Non sei tornata a casa stanotte! Mi fate sempre stare in pensiero, te e Giacomino.»

«Non vivo più con voi, mamma, nemmeno Giacomo… ti ricordi?»

«Certo… certo, che... che stupida.»

«Non lo sei. Come sta papà?»

«E’ sempre impegnato. Lavora. Lo sai com’è.»

«Lo so com’è.»

«Mi porta a Parigi, lo sai?»

«Lo so, mamma. Sono contenta.»

«Sono così emozionata! Ho la valigia pronta!»

«L’hai preparata…»

«Oh, sì! Dovrebbe essere in salotto, ho chiesto a Mariella di lasciarla lì. Aspetta… ma non c’è! Mariella dov’è la mia...»

«Mamma, lascia stare Mariella, dai… sarà impegnata in cucina, magari.»

«Forse hai ragione.»

«Che ne dici se ti vengo a trovare? Magari la cerchiamo insieme la valigia.»

«Davvero?»

«Sì.»

«Ti faccio sistemare la camera, chissà come l’avrai lasciata in disordine.»

«Andrà bene così… allora ci vediamo tra qualche ora. Ho già fatto i biglietti.»

«Tra qualche ora…»

«Quando fa buio. D’accordo?»

«Sì. Gloria, ti voglio così bene…»

«Anche io te ne voglio.»

«Ciao.»

«Ciao.»

Non era cambiato niente al secondo piano del tredici di Via Lazzaro Palazzi. La doppia entrata con la porta in legno dipinto, l’odore di alcool ad invadere pianerottolo, la vernice scrostata ai lati del mancorrente delle scale.

Mi aveva aperto Mariella. «Entra!» aveva detto, e poi «Ma quanto sei bella? Sei sempre più bella!». A quei complimenti non ci avevo mai creduto, perché i suoi occhi erano sempre stati capaci di vedere solo il buono ed il bello.

«Ti porto di là, da mamma...» accennò, e poi mi chiese:

«Quanto ti fermi?»

«Non lo so...»

«Non lo sai?»

«Qualche giorno.»

«Sarà contenta.»

«Sì.»

ma non lo sembrava per niente. Non lo sembrò nemmeno quando Mariella le si avvicinò per dirle «Sofia, è arrivata!».

«Chi è arrivata?» aveva chiesto, e poi un «Gloria, Gloria signora... si ricorda?». Non si ricordava.

Allora, provai ad avvicinarmi io. C’era uno spazio a fianco a lei, sul divano. Al mio posto c’era ancora quella macchia di caffè americano, quello che mi era caduto durante uno di quelli che, con Giacomino, eravamo soliti definire “pomeriggi interminabili di studio”. La stessa macchia che Mariella non era mai riuscita a far sparire del tutto, neppure con i suoi trattamenti sbiancanti in serie. La sfiorai con la punta delle dita, guardai in basso, il tappeto... poi le mie mani. Sembrava come se, d’istinto, avessero tentato di nuovo di coprirla, di eliminare le tracce di un errore che ancora era sotto i miei occhi.

Mamma era lì, solo poco distante. Guardava alla tv una replica del suo programma preferito, con un piatto di spaghetti appoggiato sulle ginocchia. “La ruota della fortuna” lo conoscevo grazie a lei. Il concorrente in gara era ad un passo dalla vittoria e Mike Bongiorno pareva rimbeccare una delle vallette, in quel modo così sessista che nonna Adele gli criticava sempre. Nonna Adele l’ha sempre odiato, quel programma. Io credo che l’abbia iniziato ad odiare proprio nel momento in cui mamma abbia iniziato ad amarlo. Tutto il contrario di tutto.

Guardai mamma solo una volta, poi le presi la mano. Le presi la mano e la strinsi, quasi la soffocai nella mia. Sentii di doverla risvegliare da quel torpore, da quello sguardo vitreo e fisso sullo schermo, quello dei suoi anni migliori di riposo ed oblio.

«Gloria... sei tu, bambina! Se solo l’avessi saputo! Che sciocca sono... non ho nemmeno sistemato i capelli!»

«Sei bella, mamma. Sei sempre bella. Guarda... ho messo lo smalto alle unghie, come piace a te.»

Mi convinsi che quel sorriso non potesse essere falso. Era troppo puro, nato troppo spontaneamente sulle sue labbra. Era così devota alla donna che era, che rivederla negli altri, semplicemente, la illuminava.

«È un bel colore...»

«È rosso.»

«Quanto mi piace il rosso...»

«Guarda, ce l’ho qui. Te lo metto, sì?»

Quella lacrima fu il suo sì.

«Per Parigi?»

«Sì, mamma. Per Parigi.»

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Stefania Matarese ha votato il racconto

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Verde ha votato il racconto

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unacatastrofe ha votato il racconto

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Molto bello, così nitido, così toccanteSegnala il commento

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PBT ha votato il racconto

Esordiente

Molto dolce, coinvolgente e mentre si legge si traduce molto fluidamente dal punto di vista visivo.Segnala il commento

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Filippo Hanemann ha votato il racconto

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Roberta Spagnoli ha votato il racconto

Scrittore

Bello. Semplici e naturali i dialoghi. Segnala il commento

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Graziano ha votato il racconto

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ProfessionaL ha votato il racconto

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Davvero struggente.Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Adoro la tua scrittura, la tua sensibilità Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Doloroso e gentile.Segnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Un racconto doloroso, una verità che viene fuori un po' alla volta, a brandelli, che morde e che dà senso alla parte iniziale, all'apparenza slegata. BravaSegnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Scrittore
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Francesca Lodoli ha votato il racconto

Esordiente

È scritto talmente bene che viene da pensare che sia autobiografico (anche se spero per te che non lo sia). Bravissima!Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Niccolò Meoni ha votato il racconto

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Bello belloSegnala il commento

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blu ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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eyepizzapie ha votato il racconto

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Incantevole. Pelle d'oca.Segnala il commento

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Ondina ha votato il racconto

Esordiente

Doloroso. Adriana ha scelto le parole più appropriate.Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

Un racconto straziante che , con toni lievi eppure implacabili, rappresenta la devastazione della mente, il declino umano, e l'angoscia di chi non può nulla, se non regalare quei piccoli gesti che restituiscono un po' di colore alla vita. Forse perché mia madre ha 90 anni, e capita spesso di sentirla così lontana da temere di non poterla raggiungere, il tuo racconto ha lasciato un segno profondo in meSegnala il commento

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DONATO ROSSO ha votato il racconto

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Ernest ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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di MMarianella

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