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Narrativa

Solo uccelli nel cielo

Pubblicato il 20/08/2019

Deve essere stato dopo quella notte lunghissima, che sembrò quasi non finire mai.

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Stanotte ha piovuto, ma non è più la pioggia di una volta. Da un po' di tempo è simile ad un vapore che avvolge e brucia. Quando piove, il cielo assume sempre un riflesso arancione che può durare anche molti giorni e in cielo non c'è un solo uccello. Gli uccelli sono le uniche forme di vita rimaste in questa valle ormai da diverso tempo, a parte noi.


La strada che passava qui sotto è stata ingoiata dalla vegetazione che ormai ricopre in modo uniforme entrambi i versanti della valle. Fatta eccezione per il cielo, l'unico colore possibile è il verde, in tutte le sue sfumature immaginabili. Attraverso i rari spiragli che permettono di scorgere qualche lembo di terra, nessuna forma di vita si muove. Solo uccelli nel cielo. Gli uomini sono stati i primi a sparire, senza preavviso. Per un certo periodo ce n'erano stati sempre di meno; poi, in poco tempo, ne passarono in continuazione e si muovevano in maniera frenetica. Prima iniziarono a scavare, scavavano continuamente e posavano cavi su cavi, srotolando enormi bobine fatte di un materiale strano e scintillante, senza sosta, notte e giorno. Poi cominciarono a passare lunghi cortei di autocarri e di cingolati che si alternavano a gruppi di persone che si muovevano a piedi e si trascinavano appresso cose di scarso valore, chi una coperta, chi delle bottiglie vuote, chi ancora delle scatole chiuse con poca cura.


Dopodiché, quasi all'improvviso, non passò più nessuno. Deve essere stato dopo quella notte lunghissima, che sembrò quasi non finire mai, quando verso ovest si susseguirono bagliori ripetuti, come dei lampi, ma molto più lunghi e luminosi e un vento caldo cominciò a salire dal fondo della valle. Dopo un po' di tempo, le strade iniziarono a popolarsi di animali, soprattutto rettili, che fino a poco prima non si erano mai visti da queste parti. Diventarono rapidamente l'unica specie vivente della valle. Erano capaci di rimanere immobili per periodi lunghissimi, anche di notte, chiudendo gli occhi e riducendo al minimo il respiro. Era cambiato qualcosa, l'aria sembrava diversa. Il problema è che non siamo in grado di capire esattamente quanto tempo è passato, o meglio, non riusciamo proprio a definire bene questa cosa del tempo. Siamo qui da tanto, ben prima degli uomini, per intenderci. Siamo fatti di terra e di pietra e per questo non possiamo né muoverci, né respirare, né comunicare. Qualcosa dentro di noi però ha sempre vibrato, non è facile da spiegare e non sappiamo se si può chiamare vita, ma qualcosa del genere c'è sempre stato da qualche parte dentro di noi. Ci hanno sempre trattati come se non facessimo parte del mondo, senza curarsi troppo di noi, dando per scontato che potessimo essere solo oggetti inanimati, materiali inerti. Per loro non eravamo che sabbia al vento, terra che si sgretolava, destinata a sparire, trattati come sostanze, ignorati come forme.


Eppure siamo ancora qui. Non possiamo dire di vedere noi stessi, di vederci gli uni con gli altri, ma sappiamo esattamente come siamo fatti e come è fatto quello che ci sta intorno. Lo sappiamo non per esperienza, non perché lo abbiamo imparato in qualche modo. È come se lo sapessimo da sempre, perché in realtà siamo un tutt'uno con la sabbia, il fango, la terra, le rocce; lo sappiamo perché siamo parte del tutto e ne abbiamo una strana e involontaria coscienza. È come se non riuscissimo a distinguere esattamente quello che siamo da quello che sappiamo. Svettiamo ancora sugli alberi, che ci fanno da corona, siamo colonne di terra arida nell'aria con una pietra in cima, in questa parte spezzata del mondo. Ogni tanto uno di noi crolla e una pietra rotola in fondo alla valle e scompare. Ma quella terra e quella pietra siamo sempre noi e all'interno di ogni molecola, nell'infinito spazio della materia, c'è qualcosa che vibra ancora e che non sappiamo cos'è. Siamo solo una forma diversa dal resto, niente di più. Siamo polvere, è vero: e abbiamo solamente paura del vento.

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Davide Brioschi ha votato il racconto

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Dalcapa ha votato il racconto

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Criptico e intrigante. Scrittura molto efficace. Resta una sensazione di angoscia e mistero. Bello bello il finale. Piaciuto. Segnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Echi da un mondo misterioso e terribile. Bello e scritto con tratto sottileSegnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Non è forse il tuo racconto che preferisco. Ma sempre una bella scrittura che denota sensibile osservazione del mondo Segnala il commento

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isa ha votato il racconto

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Anch'io penso a questo, a volte, in modo molto simile a te.Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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ANNA STASIA ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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partenza è un pò incerta: poi il racconto si dispiega, e sbreccia, si frantuma, rotola, e Raggiunge il proprio suono, il proprio sensoSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

bello!Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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di Vardaman Burden

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