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Narrativa

Solo un gioco

Pubblicato il 06/04/2020

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«Aspetta solo un attimo, per favore.»

Accompagno la mia richiesta con l’indice alzato e le sospendo in bocca le parole. Non che mi interessi molto il servizio che sto fingendo di ascoltare al telegiornale, chiaramente. Ho solo bisogno che stia zitta un attimo.


Interrompere il flusso linguacciuto con cui mia moglie cerca di riempire il catino della nostra vita coniugale mi procura una soddisfazione sorda, latente, che lei non può scorgere sulla mia faccia. Mi verso un bicchiere di vino e la osservo, mentre tagliuzza il cibo in pezzi minuscoli prima di portarlo alla bocca, stando bene attenta a non fare il minimo rumore.

Nel mio piatto giace quella che, nelle intenzioni, doveva essere una cotoletta di pollo. Le butto un occhio distratto e disgustato.


Il TG finisce, il gioco del silenzio pure.

«Cosa stavi dicendo?»

«Che mia sorella è incinta.» Sembra seccata, forse per il modo in cui l’ho zittita.

«Ah, sì, Lidia. Incinta di chi, lo sai?»

«Dice che non è importante.»

L’irritazione si insinua nella mia spina dorsale e la attraversa come una corrente a basso voltaggio.

«Perché?»

Jessica dondola la sua testolina bionda.

«Perché tanto non vuole tenerlo e non c’è verso di convincerla a ripensarci.»


Riconosco un’amarezza autentica nelle sue parole. Lo sconforto che ti prende, quando ti affanni a cercare di spiegare le tue ragioni a qualcuno a cui non sembrerai mai abbastanza persuasivo. Vorrei risponderle che la capisco.


Giona inizia a piangere da un punto imprecisato della stanza. È arrivata l’ora di cena anche per lui. 

Jessica scatta in piedi ed afferra il biberon che aveva messo a riscaldare sul fornello, in un pentolino pieno d’acqua. Il suo volto si distende in un sorriso stanco, deformato dalle ansie, dalle attese che seguono la nascita di un figlio e i suoi primi mesi di vita.

Suo figlio. Che, per caso, è anche figlio mio.

«Si è svegliato, il dormiglione!» dice. Non aspettava altro. 

Attraversa la cucina con tre passi svelti e sparisce dietro la parete del soggiorno.


I miei pensieri si liberano dalle loro briglie invisibili.

Siamo a casa sua e Lidia è nuda sopra di me. La pelle rossa del divano si attacca alle mie chiappe nude. Lei è aggrappata allo schienale per non perdere l’equilibrio e suoi seni rotondi ballano, incalzati dal nostro ritmo forsennato.

Le dico che la amo. Non mi sente, o forse sì, ma continua a godersi il nostro gioco senza rispondere.

A sua sorella dissi che dovevo vedere un cliente sul tardi, quella volta. Forse è successo allora.


Ora sono in piedi nel mio studio, col cellulare premuto sull’orecchio e lo scorcio del Giambellino che si vede dalla vetrata. La voce di Lidia è lontana e devo sforzarmi per sentire.

Sono incinta, Stefano. Per fortuna sono ancora in tempo per la RU486.

La soluzione per farsi scivolare dall’utero il casino che abbiamo fatto ha un nome clinico e lei lo usa con la disinvoltura di chi ne conosce perfettamente il significato e le conseguenze.

Sì, per fortuna.


Non doveva succedere. Doveva essere solo un gioco.

Dice altro, ma non la sento già più. Il film si interrompe, lasciandomi alla realtà da cui mi ero allontanato ed ecco di nuovo mia moglie. Torna nel mio campo visivo col nostro bambino tra le braccia. Le fascinazioni di quel fagotto di carne la divorano. Col tempo credo che mi abituerò, se non a lei, almeno alla sua dedizione.


Giona ha smesso di piangere. Ora succhia avido la sua tettarella di lattice mentre la madre lo guarda. Dio, come le somiglia.

«Lidia non sa cosa si perde» dice.

Io sì.

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Il Verte ha votato il racconto

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Mi piace molto il modo in cui articoli i pensieri e costruisci i passaggi. Catino della vita...è fantastico e rende perfettamente Forse potevi renderlo ancora più cinico raccontando un pizzico meno. Ottima letturaSegnala il commento

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Martina Gerelli ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Debora P. ha votato il racconto

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Anche io sto odiando l'uomo, ma leggere il racconto è stato comunque piacevole. Bello! Segnala il commento

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RoCarver ha votato il racconto

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Sforzandomi di non giudicare l'uomo 🤣, ti dico che hai costruito molto bene il colpo di scena, e anche la sua totale mancanza di sensi di colpa è realistica. Segnala il commento

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Graziano ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Marco Carcereri ha votato il racconto

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Matteo Sanzi ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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A. Bibi ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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alberto_kassovitz ha votato il racconto

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questo è molto bello davvero.Segnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Il racconto scorre via piacevolmente. Le metafore ben costruite si alertnano a un linguaggio più diretto, che dà credibilità alla pagina scritta.Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Helena ha votato il racconto

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Isa.M ha votato il racconto

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LadyEffe ha votato il racconto

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di Gianluca Pappagallo

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