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Non-fiction

Sostituto del sesso?

Pubblicato il 25/03/2020

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22 Voti

Lo scrittore è un feroce snob, anche quando si proclama comunista o anarchico. Non può permettersi di scomparire nella folla anonima, nella classe, sarebbe la sua condanna a morte. La scrittura parte dal presupposto della sopravvivenza individuale sempre e comunque. La finzione letteraria ha un che di “disumano”, direbbe Arbasino. È “menzogna”, direbbe Manganelli. Assoluta “vanità”, direbbe Qohelet. Io direi: perdita di tempo. La dimensione ideale della scrittura è lo spreco di tempo. Respiro, sollievo (“La letteratura non permette di camminare ma permette di respirare”, Barthes). Come il trading, genera grandi profitti solo allo 0,1 per cento degli operatori. Tutti gli altri scrittori-operatori si autopubblicano, si autofinanziano non guadagnandoci niente o pochissimo. Le case editrici rientrano delle spese o fanno utili solo col 10, massimo 20 per cento dei titoli in catalogo. Dilapidazione, condannabile con la lapidazione. La scrittura è un sostituto del sesso. Non si sa se in meglio o in peggio. In chiave escatologica, il sesso dovrebbe essere meglio della scrittura. Si farà l’amore per l’eternità. Ma è pensabile che si scriva per l’eternità? O forse la scrittura è una punizione infernale. Si scriverà per l’eternità all’inferno, digrignando i denti e invidiando lo scrittore vicino, desiderando mangiargli il cranio, come un esasperato, frustrato e nevrotico conte Ugolino. La scrittura è “vano” stile di pianto e pensiero, di speranza e dolore, dice Petrarca (“Canzoniere”, 1) che, invece di salvarsi, persegue fino all’ultimo la “vana” gloria letteraria. Io scrivo perché non so giocare bene alle biglie, io scrivo perché non so giocare bene a calcio, io scrivo perché a botte me le prendo sempre, io scrivo perché non so rimorchiare le ragazze. Scrivo perché non so fare assolutamente niente. Come insegnante ho insegnato a cospargere il testo di dubbi e domande. Poi la malattia mentale mi ha portato lontano dal lavoro in classe. Sono un dissidente disabile deviante da Unione Sovietica che non c’è più. L’unica psichiatria che mi avrebbe totalmente guarito dalla scrittura è quella sovietica, se non addirittura il campo di lavoro maoista, se non addirittura la carestia d’assalto amministrata dai khmer rossi cambogiani. All’origine del nostro modo di vivere sta in parte l’asserto di Rousseau che l’uomo, allo stato di natura, è buono; la civiltà, la cultura, il progresso lo corrompono. Di qui, il rifiuto della farmacologia e le porte aperte alla naturopatia, l’omeopatia e i fiori di Bach, fino ai trionfi del no vax. L’opposto di Rousseau è Hobbes: l’uomo è lupo, predatore, psycho killer nei confronti del suo simile, di qui il liberismo reaganiano e l’individualismo thatcheriano. L’Italia è Rousseau, la Germania (e Austria, Olanda, Finlandia…) Hobbes.

Ho bisogno di un cospicuo eurobond, che lo possano rimborsare i miei discendenti fino all’ottava generazione. Sono un Abramo italiano vero.

Le forme letterarie sono macchie di psoriasi, patologia su una pelle intonsa per nascita. La letteratura è, di per sé, parassitismo. La corte principesca che la alleva è il reale, il reale che picchia e si abbrutisce sui sudditi. È l’orgasmo di Machiavelli. Dopo Machiavelli viene lo stato socialdemocratico che stabilisce una patetica forma di uguaglianza. Dopo la socialdemocrazia viene lo stato dei tagli alla scuola e alla sanità. I cui figli sono catastrofati dal crack e dall’ecstasy, e dalla mancanza di posti letto in rianimazione. Il comunismo non è “l’abolizione dello stato di cose presenti”, come vorrebbe Marx, il comunismo è un eufemismo tenuto in piedi dal filo spinato, una grande parata, un sorriso di massa indotto con la forza. Stiamo andando verso una società dello stato di natura autorepresso. Il modello è il tedesco pacifista disciplinatissimo o l’americano autoarmato. Ma il fine della storia è, in fondo, il mio cadavere sacrificato sull’altare dell’ego. E l’ego è la grande illusione. L’ego è Satana. Il Satana delle tentazioni nei quaranta giorni di Gesù nel deserto (“Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane… Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra… Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai” Matteo, 4, 3-9). Senza l’ego non ci sarebbe discorso, non ci sarebbe nulla, non ci sarebbe storia, non ci sarebbe letteratura, non ci sarebbe niente, non ci sarebbe nessun problema. L’ego nasce quando io concepisco l’idea e la voglia di “essere come Dio” (Genesi, 3, 5). Di qui il peccato, il male, la storia. Se non avessi voluto essere come Dio non ci sarebbe stato mai alcun problema. Ma se non ci fosse stato mai alcun problema questo testo non sarebbe mai esistito.

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Commenti degli utenti

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Lerio ha votato il racconto

Esordiente

Sempre prezioso ed interessante leggerti.Segnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

La tua analisi, così cruda, spietata, sincera, autocritica, razionale, supportata da profonda cultura, non può lasciarci indifferente. Siamo tutti con teSegnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Esordiente

La scrittura è dannata, contaminata, EGOistica, autoreferenziale. È vanagloria, come dici tu, invidia dello scrittore vicino. Ma anche molto gratificante, le dai tutto te stesso e ti lascia stremato. Come il sesso, in fondo...Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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Celai ha votato il racconto

Esordiente

To be or not to be...Segnala il commento

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Ondina ha votato il racconto

Esordiente

Analisi chirurgica dell’animo umano, scritto con la tua solita abilità narrativaSegnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Giulia_F ha votato il racconto

Esordiente
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M. Mark o'Knee ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Analisi spietata e perfetta. Potrei aggiungere solo un motivo per cui scrivere: "scrivo per rimorchiare le ragazze". Non è il mio caso (troppo anziano), ma secondo me ci sta.Segnala il commento

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Otorongo ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Una parola è poca e due sono troppe per commentarti .Segnala il commento

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gdrogo92 ha votato il racconto

Esordiente
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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Ineccepibile pars destruens di un ragionamento sulla Vita, l'Universo e Tutto Quanto. Attendo con curiosità la pars costruens. Mi auguro che non si limiti a "42" (per quanto io sia un grandissimo estimatore di Mark King)!Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Sei genialeSegnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Scrittore

Finirai mangiato. Digerito non so (e la tecnologia, ci soccorrerà?)Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Dal tuo modo di scrivere si può imparare come usare le citazioni "contestualizzandole" , senza rinunciare alla "scrittura" nel senso formale, ma anche sostanziale. Rabbia, pulsioni, Immagini, capacità visionaria, analisi rapide ma sostanziali, sintesi, poesia, filastrocche, mantenere il "filo" della narrazione, darti senza timore: altro non sai fare, su questo siamo d'accordo, ma per oggi può bastare. Segnala il commento

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gionadiporto ha votato il racconto

Scrittore
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RoCarver ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Analisi spietata, ma in gran parte condivisibile. "O forse la scrittura è una punizione infernale". Probabile, ma non smettiamo di autoflagellarci. Segnala il commento

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Isa.M ha votato il racconto

Esordiente

"La scrittura parte dal presupposto della sopravvivenza individuale", quant'è vero! Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Sei un radiografo dell'uomo...wow...Segnala il commento

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Matilde di Folco Portinari ha votato il racconto

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Editor

Wow. Sono un po' arrabbiata con te perché hai come messo a nudo tutti noi, ci hai mostrato per quel che siamo. Vorrei metterti zero, per mettere a tacere tutto quello che pensavamo e non abbiamo mai detto. Ma è troppo bello, troppo vero Segnala il commento

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di Ezio Falcomer

Scrittore