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Romance

Sotto il Sole Vampiro

Pubblicato il 13/02/2020

Ariminum Circus. Stagione 2: "Where is Where" – Ogni giovedì, solo su Typeee! Episodio 4.

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27 Voti

La luce, che risucchia le ore e il Tempo, incalzava Jay e le due gemelle. 

I tre si erano avviati lungo il bagnasciuga, diretti alla Spiaggia Iperurania. Lui e Daisy camminavano preceduti da un’unica ombra. Erano mano nella mano, ma avevano perso la magica connessione della sera prima. La ragazza si era immersa nell’ascolto della playlist preferita (Spice Girls, The Early Tapes): gli Air Pods la rinserravano in un soundscape privato.

Dalle loro spalle giungeva a Jay il chiacchiericcio di Helen, al telefono con la produttrice del suo prossimo show televisivo. Incentrato su scatole e pacchi, gli sembrava d’intendere.

«Abbonarsi online a un servizio di beauty box? È semplicissimo, cara, e ogni mese ti arriva una scatola piena di cosmetici a prezzi scontatissimi. Cosa? Oh, hai solo da scegliere. Un esempio? Abbylicks. È fantastica per scoprire brand non mainstream di qualità top: Falquì, Fuca’s Broad Beans, Lax Of Gutta».

Il profluvio di parole giungeva a tratti, portato da un venticello irritante più del sale su una ferita.

«Hai presente gli abbonamenti in palestra? Stessa cosa: più lungo è il periodo di sottoscrizione, più si risparmia».

Suo malgrado, Jay apprese molto altro. Che Silvia Saint aveva lanciato negli Stati Uniti Play! by Silvia, con la consegna a domicilio di cinque prodotti al mese di skincare e haircare, in formato sampling deluxe size, al costo di dieci sesterzi (più un vibratore in omaggio, anch’esso deluxe size). 

Che c’erano le Furby Box. Tutti i mesi Furby offriva prodotti originali: pezzi forti del catalogo, le scatolette FontanArt con autentiche deiezioni d’artista, adatte per le pelli sensibili, e le bottigliette di acido urico senza glutine Duchamp Secrets (“Direttamente dalla fonte!” era lo slogan della campagna pubblicitaria che le reclamizzava), indicatissime per rimuovere le impurità sul viso. Il sito consentiva di creare un piano personalizzato in base alle preferenze di prodotti e di marchi, al segno zodiacale, al gruppo sanguigno.


Jay scosse la testa come un ronzino che vuole liberarsi da uno sciame di tafani. Il ragazzo era agitato e non solo per l’influsso del mare d’inverno o per l’atteggiamento di Daisy, che continuava ad ascoltare musica senza rivolgergli la parola.

Anche se molti ariminensi non credevano neppure alla loro esistenza, ricercare gli Artisti Dannati e farsi rivelare la Verità circa l'intima struttura del reale era proibito dalla Legge di Ariminum: i suoi estensori davano credito alla teoria secondo cui la percezione – se non l'ordinamento stesso – dell’esistente dipendeva da campi di distorsione della realtà da loro creati. Secondo alcuni, gli Artisti Dannati erano sotto la protezione del Governo. Per altri invece erano pericolosi sovversivi. L’arte, sostenevano, è una forma di conoscenza e quindi nasce da un atto di ribellione. Difficile dare loro torto. Anche limitandoci all’arte moderna, rifletteva Jay, non è una catena continua di ribellioni?

Ribellione al Romantico da parte dei pittori metafisici.

Ribellione ai codici colore con il Fauvismo, alle regole del disegno dei volumi con il Cubismo, all’obiettività della figurazione con l’Espressionismo.

Ribellione ai valori umanistici del Futurismo, alla serietà del Dadaismo, alla verosimiglianza del Surrealismo.

Ribellione alla rappresentazione realistica condotta dalle diverse forme di astrazione, cui si accompagna la negazione di qualsiasi lirismo, che viene fagocitato dalla ragione – specie nel caso di Mondrian e dei neoplasticisti del De Stijl, la cui fede nel razionalismo è così assoluta da risultare del tutto irrazionale, sottolineò una volta il Pescivendolo, con l’oscura chiarezza che gli era congeniale.


Jay teneva stretta la mano di Daisy: una mano buttata nella sua, inerte, anonima. La parodia dell'Esserci heideggeriano, che viene gettato nel mondo, in quanto l'esistenza gli è imposta indipendentemente dalla sua volontà. Per farla più semplice: un cadavere abbandonato in una fossa comune. E anche il resto del corpo di lei: era a pochi centimetri dal suo, ma sarebbe stato lo stesso se si fosse teletrasportato in un altro mondo, o nell'oltretomba. Com'era diverso quel contatto dal ballo della sera precedente sui gradini del Grand Hotel, durante il quale lui aveva cinto la sua carne flessuosa, mentre lei, con la bocca dal tepore assorbente, illuminata da denti lucenti, faceva di Jay l'ideale frutto da mordere, masticare, suggere! Perché si comportava in quel modo? 

Si voltò ostentatamente verso di lei. Nessuna reazione. Faceva freddo, eppure era quasi nuda – coperta solo dal pareo, dal bikini brasiliano e dalla fitta rete di tatuaggi che sembrava diramarsi su ogni centimetro di pelle. Sul viso i segni avevano un andamento dinamico, che lo ritagliava in tanti frammenti diversi e tuttavia identici: dei frattali, quasi. Daisy avrebbe potuto essere una delle signorine avignonesi amate da Picasso nel Periodo Rosa. 

«Un gruppo di donne che, a dire la verità, sono tutte spezzettate, anche se le parti del corpo riescono a stare ancora attaccate, ma in maniera precaria: le botti e le assi messe insieme per farne un galleggiante di fortuna dai sopravvissuti a un naufragio avrebbero una coesione maggiore» aveva detto il Capitano al ritorno da un viaggio in Costa Azzurra - il lupo di mare era profondamente disgustato, o meglio offeso nel suo senso estetico iper-tradizionalista, da tutte le opere successive a La Zattera della Medusa

«Poi hanno delle facce da baghine, da maialone, e con quegli oci wandering with no sense sopra le orecchie m'é fan una testa com una mazzola» aveva commentato il Custode, sfogliando un numero speciale di Playboy che proponeva nel paginone centrale una variazione sadomaso de Le damigelle d'Avignone – i fisici perfetti di cinque conigliette smembrati e ricomposti con Photoshop.

Ma, su tutti i tatuaggi di Daisy, spiccava, sul collo, la riproduzione del dipinto originale della dea Kalì posseduto da Mick Jagger e a cui John Pasche si ispirò per creare il logo dei Rolling Stones, fondendo la bocca coperta di sangue della divinità con le labbra sensuali della rockstar. Quel disegno gli mise appetito. Avrebbe voluto avere i poteri di Ptiokarum, il personaggio futurista che, mordendoli, legge i pensieri dei moribondi, frugando nelle loro arterie come negli scaffali di una biblioteca.

Fu solo un attimo. Da dove gli venivano certe idee? Riacquistò il controllo di se stesso, ma gli restò addosso una sensazione spiacevole. Era stata un'esperienza frustrante per il ragazzo, che avrebbe voluto abbracciare in un vasto sogno d'amore non solo Daisy, ma tutti gli uomini e le cose, senza fermarsi al possesso.


Il malessere si tramutò in una specie di ansia. In fin dei conti, conosceva Daisy solo da poche ore. E se fosse stata una di quelle persone che la psicoanalisi etichetta come "vampiri energetici"? Per un vampiro energetico gli umani sono mere nuvole di dati contenenti informazioni utili alla sua quotidiana sopravvivenza, motori di ricerca da consultare per poi chiudere il browser. Le parole delle persone che si prestano all’ascolto di un vampiro, tuttavia, non saranno mai sentite per davvero, a causa della presunzione vampirica di sapere già tutto. Nell'audiolibro Pinocchio Reloaded, il Maestro affermava: "Ogni individuo si muove in uno spazio rinchiuso, in una specie di gabbia di costruzione propria, circondato da una massa di forme-pensiero, che sono il frutto delle sue abituali attività mentali; attraverso questo ecosistema psichico egli osserva il mondo, e naturalmente colorisce tutto con il suo colore predominante – che muta anche a causa degli Artisti Dannati, in lotta fra loro per modificare tale ambiente, ciascuno con un diverso campo di distorsione della realtà. Così l’uomo non vedrà mai nulla con precisione, finché non avrà raggiunto il completo dominio dei propri pensieri, visto che le sue osservazioni dovranno tutte passare attraverso il filtro – lo specchio difettoso, deformante – dell’ambiente mentale". 

Il vampiro energetico, più degli altri, tende a chiudersi all'interno della sua gabbia/bara mentale, proseguiva il Maestro. Preda di una patologia da perversione narcisistica, spreme l’energia vitale di chi lo circonda distruggendone l’autostima per aumentare la propria, mettendosi al centro della scena e richiedendo costantemente l’attenzione altrui. Spesso i narcisisti sono orgogliosi della capacità vampiresca con cui riducono un'anima alla pallida copia di ciò che era. Il modus operandi prediletto per mortificare la vittima consiste nel togliere all'improvviso il piedistallo sul quale la avevano elevata, per farla precipitare nel baratro doloroso dell'irrilevanza; il perverso scompare d'un tratto come se l’altro non fosse mai esistito, senza dare spiegazioni, lasciandogli solo la vaga speranza che possa prima o poi riapparire… Come stava facendo Daisy in quel preciso momento. 


Ogni cosa era stata inghiottita dalla luce, persino l'ombra. Il Sole aveva raggiunto lo zenit. In quel buio luminoso era diritto su Jay, Daisy ed Helen – un vampiro diurno (strigòn, in ariminense) pronto ad azzannarne le giugulari. 

Il giovane capì di essere sulla soglia della Spiaggia Iperurania quando, superato il cartello con le indicazioni per l'ammissione allo stabilimento numero zero, I Bagni Misteriosi, scorse la Musa Inquietante annunciata dal Maestro. Si trovava al centro di una piazza pavimentata con assi di ciliegio che giungevano al mare: erano identiche a quelle del palcoscenico della Fortezza Bastiani su cui si esibivano gli artisti locali. Sullo sfondo, verso Ariminum, appariva a destra l'antico castello medioevale, carico delle tenebrose leggende di uccisioni e stupri (il vecchio Conte Malatesta avrebbe tagliato le vene a seicentocinquanta giovani donne in quelle stanze); a sinistra, una fabbrica dismessa affiancata da alte ciminiere. 

La prospettiva da cui potevano essere guardati i due edifici aveva qualcosa di distorto, di malato, di esangue. Superata la vertigine provocata da quella visione, però, emergevano con una nettezza estrema, ultraterrena. Entrambi erano vuoti di vita. Il castello aveva le finestre buie, erano occhi ciechi sul bordo di un precipizio terrificante, la gola profonda dove scorreva la lingua rossastra del Rubicone.  

Le ciminiere non fumavano. La produzione era stata delocalizzata in Malesia, a Mompracem. I cacciatori di teste avevano assoldato manager thugs molto più economici degli anglo-romagnoli e più efficienti nel gestire la manodopera dayacca, originaria del Borneo. La Tigre asiatica era da anni alla conquista dell'impero ariminense. Si era attaccata alla cervice del suo sistema economico e ne stava aspirando ogni linfa vitale.


La Musa Inquietante era un androide dalla consistenza lignea. Stava incassata in un trono marmoreo, nella posizione obliqua di un iPhone su un dispositivo di caricamento wireless. La metà inferiore era coperta dalle pieghettature di un peplo simile a quelli delle statue classiche di stile ionico, o alle vesti del Maestro. La parte superiore era un insieme di squadre, righe, assicelle. La testa, smontata, era appoggiata a terra. Ricordava le maschere africane che ispirarono Picasso. Picasso, sogghignò Jay, sempre lui.

L’enigmatica figura raccolse il cranio, lo avvitò sul busto, si levò e gli si avvicinò, con movimenti rigidi, meccanici. Jay si accorse che una seconda Musa era in piedi, immobile, a fianco del trono. Quando la prima si alzò, ne prese il posto. Si avvertì un click e gli occhi si sbarrarono. Un indicatore luminoso – una scatola decorata con dei triangoli colorati – si accese illuminando la scritta: "Mazinga-exit. Melpomene–charging". 

L'altra, arrivata di fronte a lui, inclinò il collo di quarantacinque gradi e lo fissò. Viste dall'esterno, pensò il ragazzo, anche le azioni delle scimmie sono identiche alle nostre – una scimmia è seduta, tiene in mano un libro, lo sfoglia; tuttavia, le manca un senso interiore, anche se il David Lynch di What did Jack do? non sarebbe d'accordo. Comunque, sono inquietanti. Così quelle Muse. Che (quasi più dello stesso David Lynch) trasmettevano un senso di alienazione. Forse perché sorvegliavano la strada per la Spiaggia Iperurania, che porta al mistero oltre il visibile. Senza però avere in dotazione il Gps dell’anima necessario per percorrerla fluttuando tra Oriente e Occidente. Certo, si dovrebbe considerare la capacità di quei dispositivi di interagire con noi. Che conseguenza ha il fatto che ormai le macchine sono ben più che semplici utensili? La risposta s'impose a Jay con l'evidenza di un'illuminazione metafisica: oggi possono sentire allo stesso modo degli esseri umani. Hanno la capacità di provare delle sensazioni. Almeno quanto gli asini, i buoi e alcuni cani. Dunque il sentire, una facoltà propria degli organi di senso del corpo umano, o vivente, è stato vampirizzato da qualcosa che è esterno al soggetto: l’oggetto.


Daisy si tolse le cuffiette: «Ma… cos’è?».

«È una Musa Inquietante. Una macchina mitologica. Dotata di un software sviluppato sulle intuizioni pansofiche di Jean Sorel, è stata creata dagli hacker della Ariminum Valley dediti alla vodka con i coltelli e all'ultraviolenza». 

«Una macchina mitologica? Cosa significa?».

«Il mito genuino è l’inconscio collettivo reso manifesto, il mito tecnicizzato è l’inconscio rimosso di un individuo con un download mnestico, impiantato nel cervello quantistico di un robot junghiano. Il Piccolo Ed mi ha spiegato nel dettaglio l'operazione, ma non ho capito molto. Si crea comunque una pseudoanima postumanistica che sta al passato genuino come un arredo di tipo rinascimentale sta al vero arredo del Rinascimento. Questa Musa, se non altro, è un modello ecologico, elettrico, mi pare».

«Incredibile! Ho sempre creduto che le Muse Inquietanti fossero Mostri favolosi!».

Così dicendo, prima che Helen li raggiungesse, Daisy si strinse a Jay come Andromaca a Ettore, con l’angoscia di un monco che desideri un abbraccio da una persona a sua volta priva degli arti superiori.

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Philostrato ha votato il racconto

Scrittore

tu sei figlio di un vampiro maledetto secondo me ehehSegnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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MMarianella ha votato il racconto

Esordiente

Trovo che il racconto breve ti limiti molto. Avresti bisogno di molte più battute, secondo me il tuo futuro saranno i romanzi. Segnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
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Sebastiano P ha votato il racconto

Esordiente

Uno tra i vampiri migliori di sempre!Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

C’è molto. Un po’ di thriller, di gotico, le muse come sfingi, un’abile mescolanza di elementi. Piaciuta la descrizione del vampiro energetSegnala il commento

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Zeta Reader ha votato il racconto

Scrittore

se le divagazioni fanno perdere un po' della trama nel singolo racconto l'Opera nel suo insieme ci guadagnaSegnala il commento

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mariorima ha votato il racconto

Esordiente

Molto suggestivo.bravoSegnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Debordante, geniale, ironico, sconcertante. Decisamente hai aperto un genere Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente

Sconcertante e fonte di spaesamento, quasi incubo, al sole dell'avvenire. Prediletta: "La parodia dell'Esserci heideggeriano, che viene..."Segnala il commento

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nadelwrites ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Una storia e uno stile di narrazione fuori dal comune. Meriterebbe di essere pubblicata.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
Editor

un quadro di Picasso, senza dubbioSegnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente
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Jacopo C. ha votato il racconto

Esordiente

Sempre più bravo.Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Questa volta il mix è straordinario. Complimenti!Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Scrittore

...e la seconda stagione è ancora meglio...dove andremo a finire?! BRAVO.Segnala il commento

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Ondina ha votato il racconto

Esordiente
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente
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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

14.000 battute e non sentirle... Giù in un colpoSegnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Bellissimo sorvolo dalle avanguardie ai robot.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Signori, ecco a voi il "Romance secondo Federico D. Fellini"! Ho adorato l'ironia sui prodotti di bellezza.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

In mano a Terry Gilliam questo tuo meraviglioso dono ti farebbe stringere un Oscar per il miglior soggetto. Wow!Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Pennina bianca ha votato il racconto

Esordiente
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di Federico D. Fellini

Scrittore