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Non-fiction

Spaghetti alla carbonara

Pubblicato il 27/08/2018

Un esercizio. Una ricetta.

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Ora tu mi dirai: eccheccevo' a fa' 'na carbonara?

E invece, amico caro, tu la carbonara non la sai fare, anzi, " 'na sai fa' manco pe' gniente". Fidati.

Punto primo: lo sai perché si chiama carbonara? Dai, non dirmi che anche tu pensi al cibo tipico di chi faceva il carbone o, peggio, a un piatto nato in seguito ai "moti carbonari"!

Amico caro, lasciatelo dire: di cucina non ci capisci una sega.

La carbonara deve il suo nome all'uso generoso del pepe nero che, macinato con uno di quei macinapepe alti un metro e mezzo, comparso immancabilmente in tutte le trattorie turistiche che hai frequentato, incorona e nobilita un piatto altrimenti del popolino più becero. Il pepe è tanto generoso da far sembrare il piatto sporco di carbone;

Quindi per sillogismo (no, amico caro non ti sto insultando, adesso), se nella tua "carbonara" manca il pepe, beh, stai facendo semplicemente degli spaghetti con l'uovo e ti proibisco nel modo più assoluto di chiamarla carbonara; a meno che tu non stia preparando una carbonara vegana, nel qual caso, come tutti sanno, "carbonara" rappresenterà non un nome ma un codice indicante il raggruppamento di determinati colori Pantone.

Ma andiamo a incominciare, non voglio farti perdere altro tempo prezioso, amico caro. Ciò che ti occorre sono i seguenti ingredienti (per due persone):

- due uova a temperatura ambiente (sempreché l'ambiente non sia una baita di montagna con il camino non funzionante mentre fuori imperversa una tempesta di neve; in questo caso, amico caro, prima delle uova, procurati un posto in cui sopravvivere, magari a una temperatura detta "d'ambiente", ovvero tra i 18/20 gradi);

- una fetta di guanciale. No amico caro no, riponi le forbici e il cuscino. Il guanciale è la guancia del maiale. Per la precisione quel taglio di carne che parte dalla gòta e scende fino alla base del collo. Sì, non lo avresti mai detto dall'alto della tua ignoranza, amico caro, ma i maiali hanno un collo e, soprattutto, le gòte. Non ti azzardare ad usare la pancetta! NEIN! VERBOTEN! NICHT GUT!;

- pecorino romano grattugiato. Anche in questo caso ti proibisco fortemente qualsiasi altro tipo di formaggio, amico caro. Possono occorrere disturbi poco piacevoli al "cuoco" amatore che si azzardasse a usare il parmigiano o, peggio, il grana. So di gravi sindromi intestinali occorse all'incauto sbruffone che volle mettere dell'emmental a cubetti nella sua pasta con l'uovo;

- un po'd'acqua . No, non acqua frizzante/distillata/di fonte montana/di Sirmione/ardente/oligominerale/senza particelle di sodio... acqua. Quella che esce dalla cannella del lavello della tua cucina andrà benissimo (qualora l'acqua esca dal rubinetto ti consiglio caldamente un idraulico, amico caro);

- ora, visto che parliamo di spaghetti alla carbonara ti aspetteresti che l'ultimo ingrediente fossero degli spaghetti ma, ovviamente, amico caro, sbagli (te lo avevo detto che di cucina non ci capivi una sega no?). La pasta occorrente sono dei vermicelli di calibro 10, pasta ruvida e trafilata al bronzo.  Non allarmarti amico caro, "vermicelli" è solo un tipo di pasta lunga non molto dissimile, per gli ignoranti della tua risma, agli spaghetti, quindi non c'entra niente la cucina asiatica contemporanea a base di insetti ed altri invertebrati. La marca migliore ha quasi il nome di un fiore.

Se vuoi bestemmiare ed essere punito nei modi più atroci, puoi aggiungere "a cazzo" un po' di panna/cipolle/frutti di mare. Il dio pastafariano FSM ti troverà e turberà i tuoi sogni per il resto della tua misera vita, amico caro.

Adesso comincia la parte più difficile:

Dalle uova separa i tuorli (le due sfere arancioni) e aggiungili, sbattendo con una forchetta, al pecorino e alla guancia tagliata a dadini che avrai tostato a parte gettando il grasso fuso. Qualora la "crema" ottenuta fosse troppo densa, allungala con un po'di quell'acqua che spero non esca dal rubinetto. Che tu ci creda o no, amico caro (ma faresti bene a credermi visto che io di cucina ne so qualcosa e tu invece non ci capisci una sega), tutta la riuscita della ricetta sta in una "crema" alla densità perfetta. Una volta scolati molto bene i vermicelli, ancora roventi ma tolti dal fuoco, va versata detta crema sugli stessi, mescolare bene e servire.

Sopra ogni cofana di pasta va macinato abbondante pepe nero con il macinapepe di un metro e mezzo che ti sei fregato l'ultima volta nel ristorante peggiore della città e dove le tue piume di pollo hanno gonfiato guanciali di porci ben più furbi di te, mentre, da sotto la cattedrale/duomo/basilica, ti ingegnavi a rubare un macinello in simil-legno comprato al mercatino cinese a tre euro.

Seppure è molto probabile che i tuoi primi cento o duecento tentativi vadano falliti per la tua comprensibile inettitudine, alla fine arriverai certamente a servire una pasta con l'uovo, decente.


Buon appetito, amico caro.

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Violeta ha votato il racconto

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Michele Pagliara ha votato il racconto

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gionadiporto ha votato il racconto

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Karl Krasnyy ha votato il racconto

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Sly ha votato il racconto

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Voglio un intero libro di ricette così.Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Divertente. Mi ha ricordato "La zuppa di Kafka" di Mark Crick.Segnala il commento

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di Giglio Battimaglio

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