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Narrativa

Spaghetti scotti e Jimmy Soul

Pubblicato il 15/02/2021

Come mai gli spaghetti scotti sono scotti? E da quando, soprattutto? Continuano le vicende della famiglia di Gloria, aggiungendo nuovi perché.

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A San Valentino papà non c'era mai. Non è un ricordo avulso da rancore, è una memoria semplice la mia, di quelle associate ad una canzone, a un odore. Io li ricordo entrambi. Mi svegliavo la mattina tardi, verso le undici, undici e mezzo. In cucina trovavo sempre mamma, Mariella e mia sorella Greta già sveglie. Erano prese ai fornelli, sulle note di "If you wanna be happy" di Jimmy Soul. La casa emanava un profumo di sugo e di mare, che nella stanza si faceva più caldo ed intenso. Facevamo colazione lo stesso, anche vicino ad ora di pranzo: mamma diceva che per noi era festa. Mariella apparecchiava con due tovagliette, le tazze di Bambi e Dumbo, e le posate. Greta mi saliva sempre in braccio, prima di sederci a tavola. Mi prendeva il viso con entrambe le mani, solo per voltarmelo e gridarmi "Dormigliona! Ho fame!" all'orecchio. Poi mi faceva le pernacchie ed io rispondevo con delle facce buffe. Mi riusciva bene il pesce lesso: mi succhiavo le guance e facevo roteare gli occhi, nascondendo l'iride sotto le palpebre. La facevo spaventare, ma poi rideva sempre. "Sei proprio stupida!" mi diceva, "Guarda che, prima o poi, gli occhi ti rimangono così!". Dopo mi scalciava sulla coscia, per prendere per prima la scatola di Kellogg's. Io mettevo più cereali che latte, lei l'opposto, perché "altrimenti non avrebbe mangiato dopo". Erano parole adulte, che modellava sulle sue labbra attraverso quelle di mia madre, impegnata ora a pulire molluschi, ora a spinare il pesce, mentre Mariella ci guardava. Non capitava mai che si facesse male, era molto accorta in quella serie di gesti ripetuti. Si è tagliata una volta sola. Non ricordo che anno fosse, ma eravamo piccole, troppo per capire cosa stesse succedendo. Quello che ai nostri occhi appariva chiarissimo era che il telefono avesse squillato e fosse andata a rispondere Mariella. Aveva un timbro sottile, ma la voce dall'altro capo del telefono lo incupì. "Le ripeto che il Dottore non è in casa." aveva detto, prima che mamma si voltasse a guardarla. "Mariella, chi è?" aveva chiesto. La guardava fissa, mentre lei non rispondeva. Il telefono sembrava gracchiare da solo, come un messaggio automatico in segreteria. "Nessuno," aveva detto, prima di coprirsi la bocca con la mano "non chiami più qui! Ha capito?" e aveva chiuso la chiamata. Mamma sanguinava già, il coltello le era scivolato dalle mani, cadendo sul pavimento. Il sugo nella pentola friggeva, schizzando sulle piastrelle della cucina. Greta fece per alzarsi, ma la trattenni: "Ci penso io" dissi, rassicurandola. Mi avvicinai a mamma, raccolsi il coltello mentre lei guardava il vuoto, stringendo la ferita nel canovaccio. Lo appoggiai sul tagliere, mentre Mariella si affrettava a prendere l'occorrente per medicarla. "Sotto l'acqua, signora! La metta sotto l'acqua!" aveva urlato. E poi si era alzata anche Greta. Era salita su una sedia, aveva aperto l'acqua lei. "Mamma... sotto l'acqua..." aveva detto soltanto, con aria preoccupata. Era stato il suo modo per rendersi utile. Mamma non sembrava riprendersi, i suoi gesti erano come guidati da una forza estranea al suo corpo. I suoi occhi erano vacui. Stava grattando le vongole, prima di tagliarsi. Col coltello non aveva esercitato la giusta pressione, la vongola era schizzata nel lavandino e la terra le aveva sporcato il viso. Quelle lentiggini di sabbia si erano mischiate a lacrime salate, che non sapevano di mare. "Fa un po' male," si era giustificata "ma ora passa...". Non voleva farci preoccupare, e nemmeno Mariella. Era tornata con acqua ossigenata e cerotti. "Ma certo che passa! Guardi qui, è già rimarginata!". Non mi convinsi del tutto che stessero parlando della stessa ferita, ma Greta si tranquillizzò, il suo viso si distese, tornò seduta. Le feci cenno di sparecchiare insieme a me, nessuna delle due aveva più fame. In casa era piombato un silenzio sordo, di quelli che fanno fischiare le orecchie. Anche lo stereo aveva smesso di suonare, si doveva girare il nastro e decisi di farlo. Jimmy Soul cantava di nuovo, ma la prima a ballare, a quel punto, fui io. Iniziai a saltare e girare goffamente su me stessa, poi mi trascinai dietro Greta. "Non c'impegnavamo a fare le pagliacce, usciva naturale", mamma lo diceva sempre, ma quel giorno non lo fece. Scosse la testa e rise soltanto, poi batté le mani applaudì con Mariella, lasciando che la pasta scuocesse. La mangiammo lo stesso con gusto, bagnammo anche il pane nel sugo, Greta ed io fingemmo che fosse rossetto. Faccio spesso la pasta scotta ai frutti di mare, anche se il mio sugo è decongelato. È il piatto dei giorni no, non solo di San Valentino. La mangio direttamente in padella, poi inzuppo il pane e lo passo sulle labbra, come se fosse rossetto. Jimmy Soul mi sorride ancora dalla custodia del nastro, lo fa da anni, anche se gli spaghetti non glieli offro mai. Sa bene che non ho mai perso il mio appetito.

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blu ha votato il racconto

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belloSegnala il commento

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Sepulzio ha votato il racconto

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SteCo15 ha votato il racconto

Scrittore

Piaciuta l'atmosfera che hai creato e le emozioni arrivano. Condivido le note di Adriana e, per mio gusto, aggiungerei degli "a capo" per dare più respiro agli eventi. Un dubbio: papà non c'era a San Valentino e fa supporre che sia con un'altra... che però lo cerca proprio in quel giorno? Ho capito male io? Mi piace invece il finale con Jimmy Soul che ti sorride [...], "anche se non canti più" (mi permetto anch'io di proporre una variante).Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Anche secondo me il racconto non potrebbe finire che con "rossetto". Un raccontare denso e commovente, che a tratti sfiora la magia delle cose autentiche, rivisitate con amore. Molto bello.Segnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Davvero un bel racconto, una quotidianità ricca di piccole annotazioni, il punto di vista della bambina, e il dolore sotto traccia, la ferita e altre ferite. Con la musica e la pasta scotta che evocano il ricordoSegnala il commento

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IlBurberoNarrante ha votato il racconto

Esordiente

Mi è piaciuto molto, lo ho trovato reale. Sei riuscita a farmi vivere la scena, e a differenza di altri il finale mi ha divertito.Segnala il commento

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ProfessionaL ha votato il racconto

Esordiente
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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Bello l’incipit ma anche la storia è quello che ci trasmette, forse concordo con Silvia, per la chiusura. Comunque bravaSegnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Bellissimo l'incipit, con la sveglia, la colazione tc, e la parte finale Nel mezzo forse con più calma si potrebbe perfezionare qualche passaggio Detto questo, la tua scrittura è preziosa, almeno per meSegnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Sonia A. ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

E' un bel racconto, davvero. Narri gli eventi con tono quasi infantile, con gli occhi di te bambina, e allo stesso tempo ci fai conoscere la stratificazione del tuo dolore da adulta. Brava brava. Ascolta Adriana per i piccolissimi aggiustamenti. Aggiungo che non sono convintissima delle ultime due frasi: sarebbe meglio se finisse a "rossetto"? Non lo so, l'ho riletto diverse volte e non so decidermi. Però lo ridico: brava.Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Piuttosto carino, a tratti bello.Segnala il commento

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Isabella☆ ha votato il racconto

Esordiente
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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

Prima di immergermi nella lettura del tuo brano ho riletto "Smalto rosso e spaghetti scotti" e riascoltato "If you wanna be happy" di Jimmy Soul. Volevo ricostruire la tua atmosfera, lasciarmi guidare dalle tue emozioni. Anche qui c'è "Tutto e il contrario di tutto", la quotidianità, un attimo di spensieratezza, devastate dal dolore. Sei abile a non cadere nel patetico anche quando descrivi situazioni che rischiano di precipitarci "nel silenzio sordo, di quelli che fanno fischiare le orecchie". Unica nota le "d" eufoniche che eviterei (ad una canzone, ed intenso, ad ora di pranzo) e le virgolette in "Non c'impegnavamo a fare le pagliacce, usciva naturale". Bel lavoro Marì.Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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di MMarianella

Esordiente
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