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Storico

Spitfire

Pubblicato il 13/08/2021

Una battaglia aerea durante la Seconda Guerra Mondiale.

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Alla radio cantavano God save the King, ma Geoffrey si guardava intorno, da lì, dall’abitacolo del suo Spitfire.

Erano decollati alle sette del mattino dalla base nel Cambidgeshire. I radar avevano inquadrato quegli Heinkel scortati da un bel mazzo di Messerschmitt. I radar avevano dato ragione alle vedette dalle camicie a quadri che avevano avvistato il branco di mastini dell’aria in arrivo dalle basi in Olanda.

Geoffrey lo sapeva, di lì a poco ci sarebbe stato un bel dogfight.

L’inno si interruppe e il capo sezione borbottò: «Geoffrey, Arne, state pronti».

Sia Geoffrey che Arne risposero con le stesse parole. «Agli ordini».

Il capo sezione era un colonnello che aveva combattuto in Francia, Arne invece era norvegese ed era stato accorpato a quella squadriglia perché le altre unità di piloti scandinavi erano al completo. Geoffrey si sentiva inadeguato di fronte a quei due assi: era la sua prima esperienza di combattimento, la Battaglia d’Inghilterra, dato che fino a pochi mesi prima aveva assistito alla Guerra Noiosa e poi alle Blitzkrieg in Scandinavia e in Francia tramite i cinegiornali trasmessi prima delle pellicole di Charlie Chaplin.

Ma adesso Geoffrey era diventato maggiorenne, aveva conseguito il brevetto di pilota caccia ed era un tenente pilota della Royal Air Force: si sarebbe dato da fare e cercava di essere ottimista.

«Eccoli!» urlò il maggiore.

Gli Heinkel erano a circa quattromilacinquecento piedi d’altezza, per trovare i Messerschmitt bisognava alzare lo sguardo di altri trecento piedi.

«Alzarsi di quota!» ordinò il maggiore.

La sezione gialla obbedì per intero e puntò ai bombardieri. Alla stessa quota di questi ultimi, c’erano le sezioni blu e rossa.

Subito si videro dei lampi in quel cielo ancora buio. Gli Spitfire avevano scatenato i cannoncini e i mitraglieri degli Heinkel non combattevano per esportare il nazionalsocialismo nelle isole britanniche: volevano soltanto sopravvivere e Geoffrey lo sapeva.

I piloti dei Messerschmitt assistettero a quel dogfight in cui gli Spitfire intrecciavano le scie con gli aerei più grossi, allora calarono di quota e si creò una mischia di aquile di metallo che cercavano di acciuffarsi le une con le altre.

I bombardieri riuscirono ad allontanarsi e gli Spitfire cercarono di tallonarli: erano riusciti ad abbattere già due bombardieri, tutti gli altri avevano subito qualche danno e il motore alare di un Heinkel rilasciava una scia di fumo.

Solo che i Messerschmitt non erano d’accordo e scatenarono le loro mitragliatrici: tre caccia britannici si disgregarono in delle esplosioni come se, all’improvviso, la loro struttura non potesse più reggere a quelle sollecitazioni.

Adesso la sezione rossa era limitata a un solo apparecchio, la blu aveva perso un caccia, la gialla era ancora integra.

Il maggiore urlava alla radio. «Geoffrey, proteggimi l’ala destra».

Arne invece gli proteggeva l’ala sinistra.

Gli Spitfire rimanenti non si potevano riorganizzare: i capi sezione erano stati abbattuti e il gregario della rossa non riusciva a mettersi d’accordo con i due gregari della blu.

Geoffrey mitragliò un Messerschmitt e vide una nebulosa di sangue dissolversi dove aveva colpito: l’abitacolo si era frantumato e le ali e la coda si staccarono fra loro.

Arne urlava, poi Geoffrey lo vide benissimo essere colpito all’ala destra e questa si tranciò per colpa dell’attrito con l’aria. Arne precipitò a vite e dall’abitacolo si staccò un fungo volante: si era salvato, Arne, ma adesso la situazione era sempre più critica.

«Ragazzi, comando io». Il maggiore allora borbottò via radio degli ordini.

Le sezioni si unirono e da che il capo sezione della gialla aveva un solo gregario, adesso ne aveva quattro.

Costituirono come una stella o uno shuriken – Geoffrey si ricordò delle letture sui ninja giapponesi – e più forti di prima scatenarono un fuoco di mitragliatrici che tempestarono di zanzare metalliche i Messerschmitt. Uno, due, tre caccia con le Balkenkreuz finirono per precipitare, ma sembravano essercene un’infinità. Intanto, gli Heinkel incominciarono a bombardare Cambridge e alla lotta si unì la contraerea più altre squadriglie di Spitfire in un nuovo dogfight ancora più feroce del primo.

«Ritiriamoci». Il maggiore era umiliato, tutti sapevano che adesso erano di troppo: c’era troppo poco affiatamento perché fossero efficaci.

Si allontanarono, nessuno aveva più voglia di cantare God save the King e Geoffrey capì una cosa: che dopo la sconfitta in Francia del maggiore e quella di Arne in Norvegia, adesso aveva avuto la sua prima, pessima esperienza.

Ma la Gran Bretagna non sarebbe caduta sotto il nero stivale nazista, di questo si sentì sicuro.

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

Esordiente

Concordo con Adriana. Si vede che sei un appassionato e fai ricerca per descrivere al meglio la battaglia aerea. Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

L'avevo già letto e, nonostante i refusi, mi era piaciuto. Ci sono cura e ricerca dietro un testo complesso, che narra di una battaglia aerea. Il racconto è credibile, ma inciampa in alcune espressioni poco curate. Credo valga la pena lavorare ancora al testo o farlo editare. In Typee ci sono molti editor validi.Segnala il commento

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di Kenji Albani

Esordiente
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