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Noir

Stallo alla Messicana

Di Vittorio Bottini - Editato da Vittorio Bottini
Pubblicato il 20/05/2018

I placidi raggi della luna di New Orleans sono l'unica fonte di luce nella stanza. Non ho niente contro di lui, ma giunti a questo punto, la situazione va risolta. Spero solo che sia un pessimo tiratore come me, altrimenti...

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Credo che lo chiamino “stallo alla messicana”.

Era la situazione di merda in cui mi ero cacciato.

Un disperato tentativo di tirare la fine del mese.

Cazzo.


Anche in quel momento, l’unica cosa cui riuscivo a pensare era il mio portafoglio, o meglio, il suo contenuto. Per essere più precisi, quello che mancava al suo interno.

Mylène si incazzava sempre, quando cominciavo con la mia depressione da straccione. D’altra parte non era certo lei a dover mantenere la sua tossicodipendenza. Fortuna che la stronza aveva tirato le cuoia qualche giorno prima. L’avevano trovata con un ago nel braccio, e un’embolia venosa. Dicevano si fosse iniettata una siringa d’aria nel braccio, da sola. Non mi ero nemmeno sprecato a fingere di crederci.

Guardavo la sua pistola scintillare nel buio. Ad occhio avrei detto una Beretta 84FS Cheetah, di quelle a canna corta, nella versione Nickel. Una pistola costosa. Il mio ferro vecchio non aveva possibilità di competere. Una vecchia Taurus che aveva sparato meno cartucce di quanto io avessi chiavato negli ultimi 3 mesi. Il che era tutto dire.

Comunque sia, quella situazione doveva trovare una soluzione, o meglio, dovevo cavarmela e intascare i soldi. Portai lentamente una mano alla tasca dei pantaloni alla ricerca del pacchetto accartocciato di sigarette. Ne appoggiai una alle labbra, e l’accesi con l’accendino ormai quasi scarico.

- Hai ucciso tu Mylène?-

- La tossica?- domandò sibilando.

- La mia ragazza, coglione-

- Due giorni a sorvegliare il suo appartamento, e di uomini ne sono passati… ma la tua brutta faccia non l’ho mai vista-

Quindi un lavoro lo aveva, la stronza.

Scossi leggermente la testa e promisi a me stesso che se ne fossi uscito vivo avrei fatto degli esami approfonditi.

- Avevamo litigato…- sospirai imbarazzato.

Notai i suoi occhi nell’oscurità rivolgersi al cielo per un secondo. Non riuscivo a mantenere un briciolo di dignità nemmeno in punto di morte.

Restava il fatto che il mio più grosso problema non erano le malattie da immunodeficienza, la preziosa pistola che mi guardava dal suo unico foro di uscita, la mafia di New Orleans alle calcagna o la mia ragazza morta assassinata. L’unico problema della mia vita era la miseria in cui navigavo, o meglio, in cui affogavo. Avevo collezionato una serie di bollette scadute e di avvisi di sfratto. La mia assicurazione sanitaria non rispondeva più alle mail che mandavo, per chiedere clemenza sulle scadenze. La mia vita faceva acqua da tutte le parti, e non mi erano rimasti i soldi nemmeno per bere una birra.

Per un momento pensai che una morte rapida sarebbe stata una buona soluzione per togliermi dai casini. Sputai a terra quel che rimaneva della sigaretta ormai finita.

Il tizio di fronte a me esordì con uno schiocco della sua bocca paffuta.

- Senti, facciamo così. Io non so nemmeno chi sei, e non ti ho mai visto, ti lascio scegliere: o te ne vai con le tue gambe, oppure non te ne vai affatto-

- Si, ma così mi dovresti circa cinquemila dollari. Sono quelli che mi deve tuo fratello, in cambio della tua testa-

- Ma sei un sicario o un detective?- mi chiese, sinceramente sorpreso.

- Ci si deve abbassare a tutto in periodi di magra… -

Bang!

Lo vidi muoversi nella penombra della stanza. La sua pistola scintillò sotto la luce fioca della luna che penetrava dalla finestra socchiusa.

- Ma che cazzo!? Mi hai sparato?- disse con la voce rotta dal dolore.

Malgrado fossi sicuro di non aver esploso alcun colpo, guardai la canna del mia pistola. Non c’erano tracce di fumo fuoriuscire dalle sue meccaniche.

L’uomo cadde a terra, rivelando con un tonfo sordo la sua stazza importante, mostrandosi al chiarore argenteo della luna. Il foro del proiettile era sulla schiena, il che mi suggeriva di mantenere il mio ormai esausto e tremolante braccio teso verso l’oscurità, nella medesima direzione cui già puntava. Socchiudendo gli occhi scrutai un’altra pistola sfavillante.

Questa volta l’uomo, quello che aveva sparato, uscì dall’ombra.

Fu in quel momento che capii di essere stato fregato. Ancora una volta.

- Non vedrò i miei cinquemila dollari- gli chiesi rassegnato - vero?-

- Non credo proprio- rispose seriamente il fratello del cadavere che giaceva in mezzo alla stanza.

Maylène, la mafia di New Orleans, la droga. Poteva succedere di tutto, ma io non avrei avuto il mio denaro. Mi ritrovavo ancora una volta con una pistola che valeva più di tutto quel che possedevo, puntata alla testa.

Per difendermi avevo solo una vecchia Taurus senza valore, in quello che generalmente chiamano “stallo alla messicana”. 

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