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Narrativa

Stati alterati di coscienza

Pubblicato il 24/11/2021

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E sono qui sotto questo cielo e aspetto non so cosa, non so chi", pensava Vladimir. Credeva di essere sospeso nel tempo, che tutto avvenisse adesso, le vite passate le vite probabili, e quelle future. E Natasha cercava di capire come il suo uomo si fosse allontanato da sé stesso.

Non dipingeva più, non costruiva più statuine di terracotta e non suonava la sua balalaika, si era anche allontanato dagli amici.

Era diventato strano, scorbutico, insofferente alla vita di tutti i giorni. Dormiva spesso sperando di sognare, perché nella realtà onirica stava bene.

E cantava Natasha al suo cuore per tenerlo su di morale, lo accudiva e lo spronava a riprendere le sue attività creative.

Chiudeva gli occhi Vladimir e viaggiava dentro di sé, visualizzava posti, mondi, realtà.

Cercava in tutti i modi di allontanarsi dal suo io per espandersi oltre la cena, la pena, il fare l'amore, oltre le passeggiate nei boschi. Praticamente da tutte le cose materiali che ormai riteneva troppo grossolane, pesanti, deludenti.

Voleva innalzarsi nello spirito, in diversi stati di coscienza, verso le porte dell'anima.

A volte, durante le sue meditazioni, riusciva a intravedere sprazzi di vite passate, entrava in dimensioni di magnifica luce, poi mostri, esseri oscuri- le sue paure- che si palesavano.

Quando ritornava nel suo normale stato di coscienza spesso stava male, come si fosse troppo innalzato “Icaro” per poi ricadere con le "ali spezzate."

E Natasha gli stava vicino anche quando stava in ansia, quando delirava di nemici invisibili, di demoni che lo possedevano. Aveva pensato anche al suicidio. "Dove avrebbe portato tutto questo," pensava Vladimir.

A staccarsi definitivamente dal suo corpo fisico? Per poi vivere in altri stati di coscienza, in dimensioni più sottili meno grossolane, e quindi dolorose. O alla follia?

Una notte la madre defunta gli venne in sogno: “siamo noi che decidiamo di venire sulla terra, qui come in una scuola per imparare, crescere sia materialmente, che interiormenteE' un cammino fondamentale, per poi poter progredire in altre dimensioni,  in altre forme.

Comprese così che doveva vivere questa vita fino in fondo, anche se dolorosa, ma anche meravigliosa, e lui lo sapeva. Lo doveva fare non solo per sé stesso ma anche per la sua amata Natasha che aveva tanto bisogno di lui.

Perché amava la vita in tutte le sue sfaccettature, gli esseri umani, anche se dagli umani aveva avuto tante batoste.

E Natasha gli lavava i calzini, le mutande, le camice, gli preparava da mangiare e cercava a suo modo, in tutti i modi di aiutarlo. Lo spronava: sorridi, reagisci, salta, gioca.

...e intanto muoio dentro, e non vedo più angeli in un freddo dell'anima che riscalda un sole spento da quintali di pioggia.

E ancora sorseggio fiele e succo di fragola, e ancora ho sperato un lieve sapore, un surrogato di vera vita che mi sta abbandonando.

Non smetterò mai di crederci, passerà, ma intanto muoio dentro e non vedo un Cristo che mi toglie i chiodi dalle mani,  dai piedi, dal mio costato.

Scriveva

I demoni hanno attaccato la mia terra, hanno due braccia due gambe, mezza testa e mezzo cuore. Hanno un fallo enorme - a volte li illumino e sono aironi, cicogne, sono fruscio di germoglio -

...e intanto muoio di vita e sono grancassa che aspetta d'essere suonata, solo un pezzo d'anima che vuole riunirsi alle sue parti dimenticate.

L'ansia che aveva dentro lo consumava, lo infiammava fin da piccolo, anche per questo cercava di andare via, da sé, da questa realtà.

Poi capì che doveva restare coi piedi per terra e imparare a gestire le sue paure e nello stesso momento proseguire il suo cammino interiore con meno intensità.

Dio sta fuori di noi, ma principalmente dentro di noi, leggeva.

Ma questa ricerca capì che portava sofferenza, perché conoscere Dio e sé stessi può portare anche dolore se non si accetta ed ama, il Tutto e tutti.

Un po' alla volta riprese le sue attività creative, ad incontrare gli amici, a mangiare con più piacere, fare l'amore e passeggiare con Natasha nei castagneti, tra le mucche, le pecore.

E quando vedeva una quaglia si eccitava vedendo la bellezza della natura, del creato. E immaginava d'essere anche lui uccello e involarsi lontano da sé, guardando Natasha da lassù, cogliere l'ultima margherita di primavera.

Buddha si svegliò dal suo lungo Nirvana. Poi entrò nella coscienza, nell'anima, nella mente di Vladimir.





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Anonimo ha votato il racconto

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Alessandro D. Massa Larsen ha votato il racconto

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Mi sembra quasi sbagliato leggere un pezzo così tra tutta l'immondizia di internet. Come ascoltare Schubert in ufficio. Sono temi che sento molto, penso che lo rileggerò meglio - lontano dal fetore del mio browser Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Andrea Trofino ha votato il racconto

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Si percepisce più il personaggio di Natasha che quello di Vladimir. Forse perché Natasha è lì nel presente e prova delle cose dirette mentre è come se non si riuscisse a comprendere bene la posizione e la volontà di Vladimir. Dovresti farlo vivere una sua esperienza con emozioni e attività, il suo esprimersi sembrano essere solo i suoi pensieri. Magari piuttosto che usare la terza persona usare la prima per Vladimir. Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Imago ha votato il racconto

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Molto bello interessante complimenti Segnala il commento

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Novalis ha votato il racconto

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Signor Fabiani ha votato il racconto

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“Quando ritornava nel suo normale stato di coscienza spesso stava male, come si fosse troppo innalzato Icaro per poi ricadere con le ali spezzate”. Sei sicuro di questa cosa? Cioè, per tua esperienza diretta, o per racconti di altri, ti risulta davvero che la meditazione possa dare questo effetto? A me non risulta, anche perché uno medita per stare bene, meglio, e non male o peggio. Quindi mi suona strano. Però ammetto di non saperne così tanto. “Perché conoscere Dio e sé stessi può portare anche dolore se non si accetta ed ama, il Tutto e tutti”. Non è così. Se non ami (il Tutto e tutti), non puoi conoscere Dio. Questa è la linea logica da seguire. Tu invece prospetti una situazione dove si può conoscere Dio anche senza amare il Tutto e tutti, e questo genererebbe sofferenza. No, mi spiace: questo è impossibile. Perché è proprio l’incapacità di amare il Tutto e tutti (cioè di sentirsi non più un singolo essere staccato dagli altri, ma una parte del Tutto strettamente interrelata alle altre) a impedire il riconoscimento di Dio. Non so. Gli argomenti di questo testo – pur interessante – non mi convincono tanto.Segnala il commento

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

LeggertTi mi fa sempre pensare che sei una persona che mi piacerebbe conoscere in carne e ossa! Complimenti Italo!Segnala il commento

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Emil Moltenis ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

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Scene e immagini che toccano nel profondo, all'essenza. La sensibilità che si avverte e che si staglia è una delle tue peculiarità in cui sempre eccelli. Un caro salutoSegnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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Dalia ha votato il racconto

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di Italo

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