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Narrativa

Stelle cadenti

Di Davide Brioschi - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 06/02/2018

Un padre fedifrago e un figlio cinico sono costretti a incontrarsi a casa del primo.

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Mio padre ha appena detto ai miei nipoti che la polvere nera sa di uovo marcio. "Io l'ho assaggiato quell'odore che sentite dopo gli spettacoli pirotecnici". Loro spalancano gli occhi per lo stupore. Si mettono due dita in bocca, fanno il rumore di una pistola che spara un colpo e poi scoppiano a ridere.

"Nonno, ma ha fatto male?" fa quello più grande. Mio padre gli dice che ci sono cose che possono fartene molto di più.

"Tipo tuo figlio che si mette con un uomo", dico io.

Lui mi fissa per qualche secondo, poi sbuffa e continua la sua storiella.

Non so cosa ci trovino di divertente i miei nipoti. Se la fanno raccontare ogni volta che vanno a trovarlo, se si annoiano. E ogni volta, proprio a metà della storia, gli chiedono di essere più specifico su qualche particolare macabro. A quanti metri dal mortaio ritrovò mezzo orecchio. Se il sopracciglio destro gli ricrescerà mai. Quanti punti gli misero per richiudere la ferita che si era aperta tra la bocca e il collo. Sono qui per fare un favore a mia sorella. I suoi figli avevano voglia di vedere il nonno, ma lei doveva finire di ritoccare le foto di un matrimonio per domani, così mi ha chiesto di accompagnarli.


Non andai mai a trovare mio padre in ospedale, dopo l'incidente. Quando mia madre mi chiese per quale motivo, le dissi che se fai il pirotecnico è roba che devi mettere in conto, che in ogni caso se la sarebbe cavata.

"Come ti pare" fece lei.

Non è che le importasse granché, del suo ex marito. Non più di quanto importasse a me.

L'amante di mio padre lo lasciò dopo il secondo intervento di chirurgia maxillofacciale. Si aspettava che l'operazione potesse restituirle l'uomo per il quale anche lei aveva lasciato una famiglia. Se ne andò ancor prima che lui potesse togliersi le bende dalla faccia; così mio padre già sapeva che il suo aspetto era rimasto qualcosa che nemmeno l'amore poteva sopportare.


"Arriverà il giorno in cui mi verrai a trovare senza avere una scusa?" mi dice lui, asciugandosi un po' di saliva dall'angolo della bocca. Il tessuto cicatriziale gli ha reso la guancia destra tesa e dura, sembra sempre che guardi tutto con sdegno.

"Mi vuoi ancora bene?"

"Se tu me ne volessi, ti sarei debitore" gli dico.

E lui alza gli occhi al cielo.


Molto tempo prima dell'incidente mia madre gli chiese perché non passava più tempo con me, così mio padre mi portò a lavorare con lui. C'era uno spettacolo pirotecnico organizzato da una pro loco di provincia, un lavoro che richiedeva al massimo quattro uomini. Mi misi sotto un salice piangente a micciare delle sfere pirotecniche da 3 pollici, lontano dal camion dove lavoravano mio padre e i suoi due colleghi. Non volevo che il sole di fine luglio mi scottasse, o forse non volevo sentire i loro discorsi. Frasi da pirotecnici. Frasi da uomini che sono abbastanza lontani dalle loro mogli da poter dire davvero tutto.

O fare tutto.

L'amante di mio padre quella sera venne a vedere lo spettacolo. Lui insistette per farle premere il bottone della centralina che faceva partire il primo dei tre botti d'inizio. Lei si tolse la fede e premette il bottone. Una delle sue unghie finte, laccata di rosso sangue arterioso, saltò via e atterrò in un cespuglio di belladonna lì vicino.

Al secondo tonante, mio padre spostò la mano dal suo fianco alla chiappa destra.

"Senti qua che sfera da dodici!"

Oh, quanto risero tutti.

Dopo la fine dello spettacolo io e gli altri due artificieri cominciammo a tirare su i mortai. Mio padre arrivò poco dopo. L'artificiere più butterato fece per indicargli il collo e lui si diede uno schiaffo come per ammazzare una zanzara. Poi si guardò la mano e capì che aveva sul palmo del rossetto, non del sangue.

Uno dei colleghi di mio padre mi chiese se avevo la fidanzata. Rispose mio padre al posto mio.

"No, ma legge tantissimo."

Loro mi guardarono come si guarda una persona in imbarazzo: accennando appena un sorriso, con gli occhi che cercano nell'aria una parola da usare per cambiare discorso, il tempo, il caldo, la politica, nessuna cosa è meglio di un'altra in quei momenti.


"Possiamo parlare del tempo per favore?" faccio io.

Mio padre mi ha chiesto come va "la vita". Immagino intenda la mia vita, così come se la immagina lui. Quella in cui vivo col mio amico.

"Cristo, devi per forza rispondere sempre così di merda? Shei pescio di una donna" mi dice lui. Quando si arrabbia la cicatrice sulla guancia gli diventa rossastra e lo fa biascicare.

Mio nipote più grande è venuto in cucina a prendersi un succo e ora guarda mio padre come certi cuccioli di cane guardano il padrone che chiede loro "sei stato tu a farla sul tappeto?"

Voglio che conservi un'immagine di suo nonno opposta a quella che ho io, così cerco di essere diplomatico.

"La vita va. Sto lavorando su due traduzioni di farmaceutica, roba noiosissima."

Lui annuisce, la sua testa chissà dov'è.

"Lavoricchio anche io. Settimana prossima vieni a vedere i fuochi? Da dove abiti tu dovresti metterci mezz'ora in macchina."

Gli dico che vedrò cosa posso fare.


La sera dell'incidente mio padre era sul molo in cui erano stati posizionati i mortai per lo spettacolo, insieme a una donna. Non l'amante che scappò poco tempo dopo: era una bagnina di lì, una ragazza nota in paese per la sua passione per gli uomini con esperienza. Ho sentito dire dai colleghi di mio padre che la bagnina provò ad aiutarlo, ma appena si accorse che il colpo si era portato via metà della sua faccia lo lasciò nelle loro mani e scappò dicendo che sarebbe tornata con un'ambulanza.

L'ambulanza arrivò, ma la bagnina non tornò mai su quel molo.

Io e mia madre eravamo tra gli spettatori. Ricordo che vidi la scia dorata di una sfera pirotecnica farsi strada dalla terra al cielo, ma notai che viaggiava di sbieco, quasi orizzontalmente. Sentivo la voce di mio padre nel walkie talkie di un altro artificiere, urlava di andare subito sul molo e di lasciare me e mia madre lì sul bagnasciuga. Mia madre e l'amante arrivarono al pronto soccorso praticamente nello stesso momento.


Di solito mi invento delle ragioni etiche per non andare a uno spettacolo pirotecnico; i fuochi spaventano gli animali, riempiono il terreno di metalli pesanti, cose così. La verità è che a volte quando vedo una stella cadente ho l'istinto di ripararmi gli occhi con la mano, come se da un momento all'altro dei tizzoni incandescenti dovessero piovere dal cielo, pronti a ustionarmi per punirmi di qualcosa. 

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Commovente. Quanti “ danni” possono fare i genitori. Senza volere.Segnala il commento

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